Sabato prossimo il cuore sarà lì, al San Paolo. In senso uno e trino. Ci sarà il cuore di ogni romanista, cui è stata vietata ancora una volta (l'ennesima) la possibilità di andare in trasferta. Quello che dovrà metterci necessariamente la squadra, per evitare un'altra figura poco degna del nome che porta e della città che rappresenta. E ci sarà il cuore del centrocampo, incarnato in Daniele De Rossi. Metaforicamente e praticamente. Il Capitano rientra dopo il turno di riposo cui lo hanno costretto le sue condizioni fisiche ancora non al meglio, dopo il lungo stop causato dalla noia muscolare al polpaccio. Lo aveva annunciato lo stesso Di Francesco, nel momento in cui il numero 16 era tornato disponibile, specificando che delle tre partite in programma nella scorsa settimana avrebbe potuto disputarne soltanto due da titolare. Troppo lunga la degenza per rischiare di forzare un muscolo che per forza di cose non avrebbe potuto essere al meglio. De Rossi è rientrato a Udine e ha poi giocato anche contro lo Shakhtar, in Champions. Restando in panchina per l'intera gara casalinga con il Milan.

Ancora una volta in campo in trasferta dunque. Il Capitano guiderà la squadra nello stadio probabilmente più ostico che la Roma possa trovare in Italia in questa fase. Non soltanto per l'elevatissimo stato di forma dell'avversario, ma anche per un ambiente che definire ostile è puro eufemismo. Senza cuori giallorossi sugli spalti (perlomeno senza quelli provenienti dalla Capitale, perché da altre parti, probabilmente in incognito, arriveranno), tocca al Capitano rappresentare il centro nevralgico di una squadra che sembra aver di nuovo smarrito la fiducia, dopo gli ultimi due match finiti male. Nel ritorno al 4-3-3 varato da Di Francesco nell'ultima partita, Daniele occupa un ruolo essenziale. Vertice basso del centrocampo, regista e al tempo stesso frangiflutti a copertura di una difesa che da qualche tempo non appare più così granitica come si era mostrata a inizio stagione.

Ai fianchi di De Rossi, giostreranno probabilmente Nainggolan e Strootman. Il belga ha perso un incisivo nella gara contro il Milan, episodio che ha probabilmente condizionato anche la sua prestazione, decisamente al di sotto dei suoi standard. Perfino di quelli in evidente calo in questo 2018. Ma nei big match ha sempre risposto presente e l'auspicio è che l'importanza della sfida possa rigenerarlo. Kevin invece sta subendo come tutti il momento no del gruppo, ma non ha mai difettato nell'impegno. Peraltro Napoli evoca in lui ricordi amari. Su quel campo ha subito il gravissimo infortunio che lo ha tenuto fermo per quasi due anni. Da quel giorno maledetto l'olandese non ha più calcato il prato dell'impianto napoletano, segnando invece il gol romanista nella sfida della scorsa stagione all'Olimpico. Ma saltando anche quella di quest'anno. Ora finalmente potrebbe tornare ad affrontare gli azzurri, magari con qualche motivazione ulteriore rispetto a tutti gli altri. Gonalons è nuovamente in gruppo, mentre è ancora in forse Pellegrini, di ritorno dallo stage in Nazionale per un risentimento al flessore che sarà valutato oggi.