Se è una semplice questione di gusti, ognuno avrà il suo. Ma qualsiasi appassionato di calcio, meglio se tifoso della Roma, non può non convenire sul fatto che Spalletti e Di Francesco siano due grandi allenatori. Così uguali, così diversi. Uniti dal destino di aver più volte indossato i panni giallorossi: due volte sulla panchina Luciano, toscano, 58 anni, di cui 5 e mezzo trascorsi a Roma; tre volte, in tre ruoli diversi (giocatore, team manager, ora allenatore) Eusebio, abruzzese, 48 anni. Entrambi scolpiti nel carattere dalla provenienza provinciale, entrambi cresciuti senza vizi da famiglie solide e calcisticamente abituati a dare tutto in mezzo al campo per guadagnarsi una vetrina (più generosa, in questo senso, la carriera di Eusebio, oltre 250 partite in serie A e 13 in Nazionale, mentre Luciano ha vissuto al massimo le atmosfere della serie C). Entrambi sedotti, a fine carriera, dall'idea di restare nel calcio impugnando il timone di una squadra dalla panchina, entrambi folgorati in corso d'opera dalla bellezza dell'opera d'arte disegnata a Barcellona da Guardiola, entrambi chiamati a un certo punto da Pallotta a dar vigore a un progetto tecnico romanista troppe volte rimasto inespresso. Naturale oggi, alla vigilia dell'ennesimo confronto tra i due, metterli a confronto e provare a capire se il successore potrà fare meglio del predecessore, considerando ovviamente le differenze contestuali tra le due gestioni.

IL CONFRONTO STATISTICO

Abbiamo provato a mettere insieme un po' di numeri che risentono ovviamente dell'evidente differenza numerica tra le gare vissute sulla panchina tra i due tecnici. 299 le partite di Spalletti (la 300ª sarebbe stata la finale di Coppa Italia, se lo scorso anno non avesse perso in semifinale con la Lazio), di cui 210 in serie A (lusinghiera media punti: 2), 30 in Champions, 30 in Coppa Italia, 10 in Europa League e 10 in Coppa Uefa (le altre sono qualificazioni alle competizioni europee e 3 in Supercoppa). Appena 26 per Di Francesco (19 in A, media punti 2,05, una in Coppa Italia, 6 in Champions). Qualcuno fa il raffronto con le prime 19 di Spalletti dello scorso campionato e in questo caso è in leggero vantaggio proprio il toscano (erano 41 i punti, ora sono 39), forse è più corretto il paragone comparato con le 16 avversarie che i due allenatori si sono trovati di fronte nei due campionati (vanno tolte nel conteggio le sfide con Verona, Benevento e Spal, lo scorso anno in serie B) e allora sarebbe l'abruzzese in leggero vantaggio: 30 i punti fatti dalla Roma, 28 quelli sommati lo scorso anno contro le stesse avversarie. In un modo o nell'altro non sbaglia molto chi dice che Di Francesco è stato bravo a non rovinare il bel lavoro svolto da Spalletti nell'anno e mezzo trascorso a Roma da gennaio 2016 a giugno 2017. A entrambi si può rimproverare che però sul più bello le loro squadre si sono arenate: capitò in una terribile settimana ad inizio marzo lo scorso anno, è successo tra Natale e Capodanno stavolta. Ma mentre sulla Roma a gestione toscana il giudizio è passato in Cassazione (ma lui non escluse il ritorno, nella conferenza stampa di fine stagione), quello sulla squadra di oggi è ovviamente sospeso perché prematuro.

LA TRADIZIONE NEGATIVA

Non si può dire che finora a Di Francesco contro le squadre allenate da Spalletti le cose siano andate bene. 4 i confronti tra i due, 4 i successi per Luciano. La rocambolesca vittoria dell'Inter all'Olimpico lo scorso 26 agosto è stato però finora l'unico confronto tra pari. Negli altri tre scontri diretti ha sempre vinto la Roma contro il Sassuolo, evidente la disparità in campo.

EUSEBIO CONTRO L'INTER

Migliore, in questo senso, la tradizione di Eusebio. La partita di domenica sera inciderà sull'attuale score, diviso a metà: su otto partite, quattro vittorie delle squadre allenate da Di Fra, quattro vittorie per l'Inter. Anche in questo caso, va sottolineato come il peso specifico dei successi sia decisamente superiore a quello delle sconfitte. Sette volte (l'ottava è Roma-Inter dello scorso agosto) Di Fra ha affrontato l'Inter da allenatore del Sassuolo, quattro volte ha vinto e tre ha perso e le prime due sono state traumatiche, per il doppio 7-0 rimediato al Maipei il 22 settembre 2013 e a San Siro un anno dopo, 14 settembre 2014. Poi le cose sono andate decisamente meglio: nelle successive cinque sfide, quattro vittorie (di cui due a Milano) e una sola sconfitta, in casa, dicembre 2016.

LUCIANO CONTRO LA ROMA

Decisamente più corposo, e statisticamente più negativo, il bottino di Spalletti contro la squadra giallorossa. La striscia è di 16 confronti (14 di campionato, più una semifinale di Coppa Italia con l'Udinese, con passaggio del turno per la Roma), con appena 4 vittorie per il toscano, 2 pareggi e ben 9 sconfitte. All'epoca Spalletti si divideva tra il 4-4-2 e la difesa a tre con l'Udinese, suo marchio di fabbrica prima dell'approdo al 4-2-3-1 romanista e alla successiva, nuova evoluzione con la suggestione Guardiola.

LE INTUIZIONI TATTICHE

I tifosi romanisti si sono innamorati di Spalletti proprio per quel sistema di gioco, nato in seguito alla necessità di sistemare Pizarro con De Rossi e con l'intuizione di alzare Perrotta alle spalle dei tre attaccanti. La Roma era in volo verso Trømsoe, il tecnico schizzò sul taccuino di un cronista la formazione immaginata per quella trasferta di Coppa Uefa in cui gli mancavano diversi attaccanti, e s'inventò Perrotta a trequarti. «Forse ha scritto male», ribattè l'incauto cronista. «No no, ho scritto bene. Simone è perfetto per quel ruolo». Nacque lì la Roma del record delle 11 vittorie consecutive e la sua favola su quella panchina. Erano gli anni dell'Inter degli aiutini a Mancini che culminarono col Triplete di Mourinho, nonostante questo arrivarono due coppe Italia e una Supercoppa, ma mai la soddisfazione del tricolore. Poi la mossa del trequartista è stata replicata con grande successo con Nainggolan per buona parte della scorsa stagione.

LA RESILIENZA

Con Di Francesco si sono stemperate prima e per un lungo periodo del tutto esaurite le polemiche sterili con i giornalisti e più in generale con l'ambiente giallorosso che invece con Spalletti, soprattutto in rapporto alla gestione dell'ultimo anno di Totti, a Trigoria erano all'ordine del giorno. E con la serenità, dopo l'iniziale difficoltà («ma io sono resiliente», la sua storica frase), sono arrivati anche i risultati che hanno proiettato la squadra ai vertici del campionato e del girone di Champions, con una qualificazione da primi che Spalletti non aveva mai colto e che per un po' ha dato la misura della grandezza raggiunta dalla Roma di Di Francesco. Poi l'inusitato crollo di fine d'anno. Adesso l'occasione di riscatto. Proprio contro l'Inter di Spalletti. Molti torneranno a chiedersi chi è più bravo e ci si dividerà per fazioni. Nel calcio delle eterne contrapposizioni, ci si deve sempre schierare gli uni contro gli altri, su tutto, anche su due così bravi.