La situazione è grave ma non seria. Ringraziando Flaiano, ci sembra l'immagine migliore per fotografare il momento della Roma che è sparita, capace in meno di un mese di far tornare di moda il ritornello vinceremo l'anno prossimo. La situazione è grave, ma non seria, dicevamo. Al punto che ci viene da dire come mai sosta fu più benedetta di questa. Non equivocate. Anche a noi il fatto di questa settimana di vacanze dopo un mese che ha mandato di traverso tutte le feste al mondo romanista, non è che sia piaciuto troppo, pur sapendo che era previsto, programmato e dovuto. No, non è questo il punto. Quello che vogliamo dire viste le sfide con Torino, Juventus, Sassuolo, Atalanta, l'addio alla Coppa Italia, a qualsiasi sogno di scudetto, e la qualificazione Champions diventata più un punto interrogativo che una certezza, è che forse, adesso, per evitare che si sfasci tutto, che poi è la cosa che ci preme più di qualunque altra cosa considerando che si tratta della nostra Roma, quella pausa di riflessione che in una coppia è solo l'anteprima dell'addio, in questo caso potrebbe invece rimettere insieme almeno una parte dei cocci che l'Atalanta ha definitivamente reso ufficiali.

C'è bisogno di stare lontani. Non sembri un paradosso, purtroppo è così.  Sono troppi gli indizi preoccupanti di uno spogliatoio che fino a qualche settimana fa andava a cena e si faceva selfie collettivi, mentre ora più che andare a tavola si manda a quel paese. Pure qui, la partita con l'Atalanta è stata illuminante per capire come, in questo momento, all'interno dello spogliatoio romanista, si stia più o meno sull'orlo di una crisi di nervi. Prendete Kolarov, per esempio. A tutti quelli che hanno seguito la partita davanti al televisore, di sicuro non sarà sfuggito, se non si erano già alzati dalla poltrona per andare a smadonnare da qualche altra parte, il monologo irato del serbo, al fischio finale del primo tempo, mentre si avviava verso lo spogliatoio. Con il labiale fin troppo facile da decifrare, pedala rivolto non si capiva bene nei confronti di chi. Non ce l'aveva con qualche giocatore dell'Atalanta. Piuttosto con i suoi compagni dopo un primo tempo non giocato da una Roma irriconoscibile. Lo sfogo del serbo è stato piuttosto colorito. Testimoni uditivi, hanno raccontato di un Kolarov che ce l'aveva con tutti, in particolare Manolas e Florenzi, io sto qui a farmi il culo, avete rotto, vaglielo a dire a quello che quando sbaglia neppure chiede scusa, queste, più o meno le parole con cui Kolarov ha spiegato, si fa per dire, a Manolas il suo pensiero, e dove quello era Florenzi. Potrebbe essere un episodio di cui preoccuparsi in prospettiva futura, ma chi conosce Kolarov, garantisce che per lui è la normalità, fa sempre così, anche quando si vince. Solo che quando si torna a casa con i tre punti, il tutto viene esaltato come personalità, leadership, carisma, mentre ovviamente quando si perde le parole assumono contorni inevitabilmente e profondamente diversi.

Parole che, nel secondo tempo, in campo sono volate anche tra Perotti e Strootman a causa di un passaggio sbagliato, i due non si sono capiti e il pallone è finito in fallo laterale. Parole che sono state sentite anche da Di Francesco a bordo campo, con il tecnico che ha urlato basta, pensate a giocare invitando i due protagonisti a concentrarsi sul calcio giocato piuttosto che su un singolo episodio. Di situazioni di questo genere ne succedono tantissime, in qualsiasi squadra del mondo, ma in un momento come questo in cui i risultati positivi sono soltanto un ricordo, non fanno che sottolineare la realtà di una Roma che si è fatta cogliere impreparata nel momento di difficoltà. Episodi che denotano come in questo momento la serenità del gruppo sia stata minata da una serie di risultati che hanno praticamente cancellato tutto quello che di buono si era fatto nei primi cinque mesi di lavoro con Di Francesco sulla panchina giallorossa.

Sarebbe il caso, una volta tornati dalle vacanze, che nello spogliatoio ci si parlasse con franchezza, tornando quel gruppo che era riuscito a convincere anche i più scettici. In questo senso, è necessario un intervento sia della società che di Di Francesco per ricompattare lo spogliatoio. Deve essere il primo obiettivo in vista della ripresa del campionato. Che, per la Roma, tutto sarà meno che una passeggiata di salute. Prevedendo, in rapida successione, la trasferta a San Siro contro l'Inter di Luciano Spalletti, un'altra trasferta tre giorni dopo a Marassi contro la Sampdoria per quel recupero della terza giornata che ci ha accompagnato pure per troppo tempo, e poi ancora quattro giorni per ritrovarsi ancora faccia a faccia con i doriani questa volta all'Olimpico per la sfida valida per il girone di ritorno. Perché per ripartire c'è bisogno di una Roma magari incazzata, ma serena.