Il mercato. Il ritiro. Le amichevoli. La tournèe negli Stati Uniti. Le prime polemiche. La partenza della stagione ufficiale. Il Var che, come ti sbagli, solo con la Roma non funziona. Tutto nei tre mesi estivi. Da luglio a settembre, per una Roma al via con tante novità, tra i dirigenti, in panchina, in campo. Tre mesi che, inevitabilmente, hanno visto protagonisti principali prima Monchi e le sue operazioni di mercato, poi Di Francesco e l'inizio del suo lavoro a Pinzolo per costruire una Roma a sua immagine e somiglianza. Non era cominciato nel migliore dei modi il lavoro del nuovo direttore sportivo spagnolo, erede del funambolico Walter Sabatini. Non era cominciato bene perché, maledetto fair play finanziario, la Roma aveva la necessità di vendere (entro il trenta giugno) per sistemare i conti come da ordine Uefa. Erano partiti in tre, non proprio di secondo piano, Salah al Liverpool, Paredes allo Zenit, Ruediger al Chelsea. E sul tedesco si era scatenato il finimondo. Perché proprio Monchi aveva dichiarato che c'erano possibilità zero che andasse via. Solo non aveva fatto i conti con l'umore altanelante di Manolas. Che prima gli aveva chiesto di essere ceduto allo Zenit, tutto fatto, poi ci aveva ripensato facendo marcia indietro con tutte le conseguenze del caso. Che, appunto, avevano portato alla cessione del centrale difensivo teutonico.

Bisognava recuperare credibilità e stima da parte di un ambiente da anni sul piede di guerra nei confronti di questa società. Monchi ha incassato le critiche senza fare una piega, cominciando a fare il mercato in entrata, non dimenticando, peraltro, che la scelta di Eusebio Di Francesco come erede di Spalletti, era stata tutta sua perché quel tecnico che aveva fatto tanto bene con il Sassuolo fino a portarlo in Europa, già da un paio di anni lo stava seguendo per il suo (ex) Siviglia. L'esordio sul mercato dei giocatori tutto ha fatto meno che garantire effetti speciali. Perché il primo acquisto è stato quello del messicano Moreno, centrale difensivo sconosciuto ai più, un passato tra Spagna e Olanda dove un paio di scudetti se li era cuciti sul petto. Non poteva certo bastare. C'era bisogno d'altro. E l'altro in qualche misura è arrivato nel momento in cui la Roma ha ufficializzato l'acquisto dell'olandese Karsdorp, oltre sedici milioni garantiti al Feyenoord per prendere l'esterno destro destinato a risolvere un atavico problema della Roma (poi l'orange si è operato di menisco, è tornato per una partita sufficiente per rompersi il crociato, arrivederci alla prossima stagione). Monchi comunque non si è fermato. In rapida successione sono arrivati Gonalons, il giovane turco Under, Defrel, il riscatto di Pellegrini. Il tutto mentre si cercava di convincere il Leicester a cedere Mahrez, l'esterno offensivo richiesto dal tecnico. Ma neppure trentotto milioni sono stati sufficienti a convincere il club inglese. Molti meno sono bastati per far dire sì al Manchester City per Kolarov, arrivato a casa Roma durante la tournèe negli Stati Uniti per soli cinque milioni. Fin qui di sicuro i meglio spesi visto il rendimento del serbo. C'era però ancora da acquistare un esterno offensivo, comunque una punta. Dopo l'ennesima fumata nera per Mahrez, Monchi ha puntato tutto su Schick che era stato appena ripudiato dalla Juventus e aveva trovato un accordo con l'Inter. Ma nel momento in cui i nerazzurri hanno avuto problemi di liquidità economica, la Roma ha messo le mani sul ceco garantendo (in cinque anni) quarantadue milioni di euro alla Sampdoria, la cifra più alta spesa dalla società giallorossa per l'acquisto di un calciatore.

Roma completa a quel punto. Non altrettanto si può dire di quella che si è presentata nel breve ritiro di Pinzolo dove erano molti di più i ragazzi della Primavera che i giocatori della prima squadra. Inevitabile un inizio un po' balbettante, anche se i risultati nella tournèe americana tutto sono stati meno che deludenti, battuto il Tottenham, sconfitte ai rigori con Psg e Juventus. Insomma, risultati che potevano indurre all'ottimismo. Peccato però che poi c'è stata la mini tournèe in Spagna con due partite entrambe perse. Passi per l'uno-due a Siviglia nel trofeo Puerta, ma l'uno a quattro subito a Vigo contro il Celta, quattro reti tutte incassate nel primo tempo, ha scatenato un mare di polemiche, alcune pure piuttosto pesanti nei confronti soprattutto del nuovo allenatore. Una situazione che ha portato la Roma alla sua prima partita ufficiale, esordio in campionato sul campo dell'Atalanta, a vivere già un'atmosfera da ultima spiaggia. Per fortuna un calcio di punizione di Kolarov ha garantito un esordio vincente, buono per zittire un po' tutti. Almeno fino al secondo impegno di campionato, l'esordio all'Olimpico contro quell'Inter dell'ex non troppo amato Luciano Spalletti. Un'ora di grande Roma, un gol (Dzeko), tre pali, ma soprattutto un calcio di rigore su Perotti non visto dall'arbitro Irrati. E che problema c'è, da questo campionato non è stato varato il Var? Il problema c'è, invece, perché l'arbitro Orsato quella sera addetto al Var, non suggerisce a Irrati di andare a rivedere l'episodio e tutto passa in cavalleria. L'Inter non aspettava altro. Doppietta di Icardi, gol di Vecino, prima sconfitta ufficiale dei giallorossi, una partenza subito in salita e con più di qualche rimpianto su quello che poteva essere e non è stato. La Roma però è riuscita a reagire nella maniera migliore centrando tre vittorie consecutive in campionato, non immediate peraltro perché alla terza giornata avrebbe dovuto giocare sul campo della Sampdoria, partita rinviata per il maltempo e che si rigiocherà solo il prossimo ventiquattro gennaio.

A settembre, inoltre, il mondo romanista era tornato da protagonista ad ascoltare la musichetta della Champions League. Che, quando a fine agosto erano stati sorteggiati i gironi con Francesco Totti in primo piano, sembrava destinata a esaurirsi con le sei partite del girone visto che l'urna oltre al Qarabag, per i giallorossi aveva sentenziato i campioni d'Inghilterra del Chelsea e l'Atletico Madrid di Simeone, due volte finalista nelle precedenti quattro edizioni. E proprio contro gli spagnoli, la Roma ha cominciato la sua avventura europea all'Olimpico. Un pareggio senza gol festeggiato con un sorriso visto che l'Atletico, soprattutto nel secondo tempo, si era dimostrato una squadra più forte e in grado di sfiorare il gol vittoria in più di un'occasione. Il sorriso è diventato ancora più smagliante dopo il secondo impegno di Champions con la Roma, dopo una vita, capace di andare a vincere in trasferta anche se contro i non troppo conosciuti azeri del Qarabag. Una vittoria con reti di Manolas e Dzeko che è stata il viatico per un girone da protagonisti, al punto da vincere il girone. Ma questo è materiale per la prossima puntata.