Quel che pensiamo è messo ben in evidenza in quel titolo in prima pagina ("Sveja"). Chi è causa del suo mal, pianga se stesso: se la Roma si ritrova fuori dalla Coppa Italia e attardata in campionato e se ieri non ha colto l'occasione di restare attaccata al vertice e staccare ulteriormente Inter e Lazio, non può essere colpa del Var (ineccepibile, nei due interventi di ieri), dell'arbitro o della sfortuna. Quindi, l'unica cosa che devono fare Di Francesco e i giocatori è trascorrere l'ultimo dell'anno all'insegna della festa (meglio se sobria), poi prepararsi per la delicatissima sfida dell'Epifania con l'Atalanta e poi sfruttare il periodo della sosta di gennaio per resettare tutto e capire dove si ritrova il bandolo di quella matassa che dalla Champions in poi s'è imbrogliata in maniera preoccupante.

Ma se Di Francesco fosse come Inzaghi, e cioè uno abituato a piangere su ogni episodio controverso, potrebbe pure lui stilare un elenco di cose poco soddisfacenti che sono accadute nel campionato e pure nella partita di ieri. Se si seguisse lo stesso parametro del piangione della Lazio, la lista dei punti mancanti per Var da denunciare sarebbe assai lunga (basterebbe invertire la mancata chiamata con l'Inter e la doppia chiamata di ieri per dare cinque punti in più alla Roma e due di meno all'Inter, oppure paragonare il blocco quasi involontario di Ünder a quello su Fazio a Torino). O magari si potrebbe chiamare in causa il dio del calcio (se tutte le partite fossero andate come il campo aveva indicato, la Roma avrebbe lasciato due punti a Bergamo, ma ne avrebbe avuti in più due con l'Inter, due col Genoa, due col Chievo e sarebbe ai quarti di Coppa Italia). O si potrebbe rimproverare ad Orsato quel recupero così limitato ieri (4 minuti) in presenza di cinque sostituzioni e due episodi di Var (uno, il primo, da un minuto, l'altro da 70 secondi) che avrebbero autorizzato già da soli 5 minuti di recupero, senza contare le numerose perdite di tempo dei giocatori di Iachini. Ma noi siamo tifosi della Roma, scriviamo sul Romanista e il nostro allenatore per fortuna è Di Francesco: la Roma non ha mai pianto, e mai piangerà. E questo è il momento della sveglia.