Dopo le parole, i fatti. Con un piccolo aiuto dalla storia. Ieri su «La Stampa», Di Francesco ha dichiarato: «La crescita passa attraverso gli obiettivi da raggiungere». Oggi, quell'obiettivo si chiama Coppa Italia. E nessuno, dalle parti di Trigoria, pensa di snobbarlo. Forse in Federazione sì, vista l'infelice collocazione oraria che di fatto renderà impossibile alla stragrande maggioranza dei tifosi lavoratori di seguire la partita dal vivo. A meno che qualcuno, con estremo atto d'amore per la Roma, ricorra alle ferie.  Quindi, alle 17,30 e in diretta televisiva Rai, la squadra di Di Francesco affronta il Torino. Un appuntamento fisso nelle edizioni della Coppa degli anni Ottanta. Fu proprio la vittoria ai rigori contro il Torino nel 1980 il primo passo di un percorso che tre anni dopo avrebbe portato lo scudetto a Roma dopo 41 anni. In quella squadra c'erano già Tancredi, che proprio grazie alle prodezze dal dischetto in Coppa conquistò il posto da titolare cominciando ad alimentare la fama da portiere para rigori, Bruno Conti, Di Bartolomei, Ancelotti e Pruzzo. Era una Roma che studiava per il futuro, in campo e fuori. Una società che voleva uscire dall'anonimato e che cercava nuove vie per farlo. Dalla dirigenza alla conduzione tecnica fino ad arrivare anche all'abbigliamento. Al punto che le maglie utilizzate quell'anno, furono soprannominate "ghiacciolo". Erano state progettate da Piero Gratton, lo stesso designer del logo del Lupetto. Con il suo rosso acceso, l'arancione e il giallo sulle spalle e le maniche bianche, fu probabilmente la maglia della Roma più lontana dalla tradizione, ma resta indimenticabile e simbolica di un periodo che segnò l'apertura al mondo del merchandising.

Fare un paragone tra la Roma attuale e quella dell'inizio anni Ottanta sarebbe ingeneroso verso tutti i protagonisti. Ma, soprattutto, sarebbe un clamoroso falso storico, perché la Roma attuale è da decenni una delle squadre più forti del campionato italiano, mentre l'altra viveva tutt'altri scenari. C'è però un elemento in comune e che l'appuntamento di Coppa Italia con il Torino, forse, acuisce: la consapevolezza dell'inizio di un nuovo percorso. Fatto di lavoro, concretezza e condivisione. Non che negli anni più recenti questi elementi mancassero, ma mai erano stati portati a modelli costitutivi del gruppo come Di Francesco sta facendo in questi mesi. All'Olimpico oggi scende il Torino dell'ex (mai rimpianto) Mihajlovic che, giusto dieci giorni fa ha rifilato tre gol alla "sua" Lazio, anche grazie a una serie di decisioni arbitrali dalle quali gli uomini di Lotito ancora non si sono ripresi. La Roma è la squadra più affrontata dall'allenatore serbo da quando siede in panchina. Sinisa ha incrociato 15 volte i giallorossi ottenendo 2 vittorie, 4 pari e 9 sconfitte. Non sarà, quindi, un impegno leggero per la Roma, anche perché è difficile pronosticare l'undici che scenderà in campo per i granata e, soprattutto, il peso che il club di Cairo darà all'impegno. Chi vince, infatti, con molta probabilità se la vedrà con la Juventus. E, sicuramente, per il Toro – ma anche per la Roma – questa prospettiva potrebbe rappresentare un elemento in grado di alzare l'asticella. In Coppa Italia, il Torino è la squadra che la Roma ha affrontato più volte e in quattro occasioni l'incontro è coinciso con una finale: tre volte ha vinto la Roma (1964, 1980 e 1981) e una il Torino, nel 1993, nonostante uno spettacolare 5-2 all'Olimpico. Decisivo risultò lo 0-3 dell'andata nell'allora Comunale. Niente male, in fatto di gol, anche l'ultimo doppio incontro in Coppa. La stagione era quella 2007-08 e il turno era, come oggi, gli ottavi di finale. A passare alla fine fu la Roma che alla sconfitta a Torino dell'andata per 3 a 1 rispose con un 4 a 0 a Roma. Era la prima stagione della finale unica all'Olimpico e alla fine l'avrebbe vinta la Roma battendo 2-1 l'Inter il 24 maggio 2008 grazie alle reti di Mexes e Perrotta.