Certe volte bastano una maiuscola e una data a fare tutta la differenza del mondo. La casistica si riduce con la Roma. Perlomeno quella delle ultimissime ore, passata da un possibile dt a un sicuro dT. Il 18 giugno è il primo giorno "dopo Totti". Ma ancora senza direttore tecnico. E senza direttore sportivo, a poco più di una settimana dal raduno della squadra in vista della nuova stagione. Ma al di là dei ruoli vacanti, a preoccupare è la portata simbolica dell'addio. O meglio, degli addii. Esiste una lunga sequenza di espressioni cult prestate da cinema e teatro, che sembrano fare al caso della Roma attuale.

«De Rossi non c'è più, Totti nemmeno e anche noi non ci sentiamo tanto bene», parafrasando Eugene Ionesco. Se non è il teatro dell'assurdo quello a cui si sta assistendo, poco ci manca: Daniele e Francesco fuori da Trigoria definitivamente e senza possibilità di ritorno, secondo alcune letture perfino contrapposti alla Roma, costituiscono il più iperbolico dei paradossi. Inevitabile il disorientamento. Rispettivamente venticinque e trenta anni di storia venuti meno in un mese. Casi molto differenti fra loro, ma legati da una vicinanza temporale inquietante, che ha probabilmente innescato un effetto domino al momento inarrestabile. La valanga travolge tutti e a pagarne le conseguenze è la Roma, già alle prese con una stagione disastrosa alle spalle e un'altra davanti che comincia fra mille polemiche e altrettante difficoltà. E ora? Cos'altro deve succedere ai romanisti dopo le due catastrofi ravvicinate? «Potrebbe essere peggio, potrebbe piovere», diceva un memorabile Marty Feldman a Gene Wilder.

Ma da queste parti ora siamo più alla tragedia che alla commedia, i mostri li abbiamo già visti e sono apparsi molto più spaventosi di qualunque Frankenstein. Se proprio bisogna cogliere un aspetto positivo del periodo - un esercizio a dire il vero assai tortuoso - è nell'ennesima vaccinazione impartita anche se non richiesta. Dopo una simile doppietta siamo immuni praticamente a tutto. Che non vuol dire sia lecito attendersi altri colpi. Anzi. Abbiamo già dato, grazie, per quest'anno e molti altri a venire. Il fondo è stato abbondantemente raggiunto, si è scavato ben oltre, ci si è impantanati pure, adesso però tocca risalire. Adesso dobbiamo tornare a guardare l'orizzonte. La stagione è alle porte e se le due anime sono volate via, l'involucro deve necessariamente essere forte.

Nel carattere, per resistere all'onda lunga degli ultimi eventi; e nella tecnica, per restituire le soddisfazioni smarrite. «Investiremo come sempre. Quest'anno abbiamo fatto degli errori e abbiamo attraversato un'annata negativa. Questa deve essere una motivazione in più per migliorarci», ha promesso ieri il vicepresidente Baldissoni. «L'effetto deve essere positivo, da qui deve ripartire il progetto Roma», aveva detto il giorno prima Totti. Pur avendo preso strade divergenti, l'auspicio non può non essere affine per chi vuole bene a questa squadra. Perché è sempre Lei il bene supremo. E su di noi non può piovere per sempre.