Proprio ieri le pagine di questo giornale hanno ospitato un articolo dedicato alla storia di Federico Aldrovandi. Un ragazzo di diciotto anni, un tifoso della Spal, che nel settembre 2005 fu massacrato di botte e lasciato morto sull'asfalto da persone che indossavano la divisa delle forze dell'ordine. In quell'articolo raccontavamo il dolore della madre Patrizia e del padre Lino, l'assurdità di una vicenda giudiziaria che sembrava non aver fine, il cordoglio di una città e l'amore di una tifoseria che aveva perso un figlio nel fiore dei suoi anni.

Quella stessa tifoseria che a Federico ha deciso di dedicare una bandiera, un'enorme bandiera bianca con il suo volto dipinto in blu. Una bandiera che non porta rancore ma il ricordo di chi se n'è andato troppo presto e per una causa vergognosa.

A quel pezzo di stoffa, ieri sera, è stato vietato l'ingresso allo Stadio Olimpico. Nel totale stupore dei tifosi ferraresi che, per l'ennesima volta, avrebbero sventolato ancora in alto il volto di Federico. Non sono previste commemorazioni, gli fanno sapere. Benissimo, allora non è previsto il tifo. Ed è questo il motivo per cui il settore ospiti ieri sera è rimasto zitto per tutta la partita, senza esporre né le altre bandiere "tollerate" dalle autorità né gli stendardi della Curva Ovest di Ferrara.

Si aggiunge così un'altra incomprensibile pagina alla storia della gestione dell'ordine pubblico in questo stadio. Una vicenda che fa il doppione a quella, altrettanto assurda, del gennaio scorso, quando ai tifosi della Sampdoria fu vietato di esporre uno striscione di solidarietà con le popolazioni terremotate del centro Italia. Scusaci Federico.