La prova dei progressi della Roma è nel doppio confronto con l'Atletico Madrid. I due risultati potrebbero far pensare il contrario, ma non è così. Almeno per noi. All'andata solo un super Alisson impedì alla Roma di sbragare in casa al cospetto di una squadra che sembrava di un'altra categoria. La Roma aveva dato il 100 per cento di quello che aveva, impegnandosi fino all'ultimo secondo, senza però arrivare mai a dama e dando sempre l'impressione di rincorrere. Probabilmente l'Atletico è ancora di un'altra categoria, ma la partita di ritorno – sebbene finita con un secco 0-2 – ha raccontato un'altra storia. Con una squadra che finché ha deciso di stare in partita lo ha fatto, gestendola con tranquillità e, a tratti, autorevolezza in uno dei campi più difficili d'Europa. La sconfitta è maturata quando la squadra ha avuto consapevolezza di questa avvenuta trasformazione, giocando molle e staccando con la testa. Per questo il «lavorare, lavorare, lavorare» che Di Francesco ha coniato ieri durante la conferenza stampa è un richiamo alla squadra a non adagiarsi e a non abbandonare la strada intrapresa in questa stagione, un po' sulla falsariga del «resistere, resistere, resistere» che Francesco Saverio Borrelli lanciò contro le riforme del governo Berlusconi. E la strada porta a Genova, in quel Marassi che in un pomeriggio di maggio di un altro millennio, ma che sembra ieri, ci regalò uno scudetto atteso troppo tempo, non sempre per colpa nostra. Il colpo di testa di Pruzzo e Liedholm portato in trionfo dai tifosi sono storia. Per questo, andare a Marassi avrà sempre un sapore particolare.

A proposito di Pruzzo, proprio in un Genoa-Roma segnò il suo primo gol in serie A. Era il 3 ottobre 1976 e il bomber che sei anni dopo contribuì in maniera decisiva al secondo scudetto della nostra storia, ai giallorossi segnò il suo primo gol. È incredibile come Pruzzo,che ha legato la sua carriera a quella maglia, quando al tramonto della sua attività passò alla Fiorentina, proprio alla Roma segnò il suo ultimo gol. Ai Grifoni ci legherà poi un ricordo incancellabile. Il Genoa è l'ultima formazione affrontata in carriera da Francesco Totti, in un pomeriggio che nessuno potrà mai dimenticare. Genoa-Roma è pure la partita di Perotti e El Shaarawy, i due ex più importanti.Prima di vestirsi di giallorosso, Perotti aveva giocato 43 partite di Serie A con il Genoa, segnando cinque reti. Tra l'altro, l'esterno argentino vive un momento magico, avendo partecipato attivamente a tutti gli ultimi tre gol della Roma in A con due reti e un assist. El Shaarawy ha esordito in Serie A con la maglia del Genoa, nel dicembre 2008 contro il Chievo: coni rossoblù ha disputato però solo tre partite.

Genoa-Roma è la partita giusta per archiviare Madrid e quel secondo tempo da "presuntuosi". Magari siamo anche fortunati, perché il messaggio che ci doveva arrivare – ossia mai abbassare la guardia o, peggio ancora, sentirsi fenomeni – è arrivato nell'occasione che fa meno male. Anche perché questa è la giornata del campionato in corso in cui la Roma è più vicina alla vetta. Un elemento forse sottovalutato, per colpa dei troppi impegni ravvicinati o perché l'ultima giornata ci ha regalato il trionfo sulla Lazio che fa godere a prescindere dalla posizione in classifica. E mentre esultavamo per Perotti e il Ninja abbiamo dato poco peso ai sorpassi in classifica che, invece, ci dicono che vincendo con la Sampdoria saremmo pari all'Inter. La Roma è a quota 30 in questo campionato, solo una volta i giallorossi avevano fatto meglio dopo le prime dodici giornate di A. Nella stagione 2013/14, la Roma di Garcia raccolse 32 punti. La Roma si presenta con il record di successi fuori casa consecutivi nel massimo campionato. Tra la fine dello scorso e l'inizio dell'attuale, i giallorossi hanno messo insieme 12 vittorie esterne, segnando almeno tre reti in otto di queste.