Se la Roma doveva battere un colpo per rimediare ad una situazione diventata a questo punto della stagione davvero preoccupante, non si può dire che si sia tirata indietro. I colpi sono stati addirittura tre, e fragorosi: via Di Francesco, esonerato, via Monchi, probabilmente "dimissionato", dentro Claudio Ranieri. Si tratta di tre gentiluomini, su questo sono d'accordo tutti quelli che con loro hanno avuto a che fare, e tre professionisti di riconosciuto valore, che nel corso delle loro carriere hanno vissuto momenti di straordinaria felicità e anche frequentato discreti inferni. A vedere le facce di Eusebio e Ramon ieri pomeriggio, verrebbe da pensare che quello di queste settimane è stato uno dei periodi peggiori della loro esperienza professionale. Legati a doppio filo, lasciano la Roma praticamente insieme. Uno l'ha fatto ieri, l'altro probabilmente lo farà oggi. La loro mancanza si sentirà e, soprattutto, da oggi ogni responsabilità ricadrà sui giocatori che non a caso ieri pomeriggio hanno provato ad esprimere il loro parere contrario alla rivoluzione.

A condannare Di Francesco l'alternanza dei risultati di questa stagione, con tante partite orribili e poche realmente apprezzabili. Ha mille giustificazioni, ma oggi è inutile ricordarle tutte. Resterà per tutti lo straordinario stratega di Roma-Barcellona, una delle imprese calcistiche europee più importanti del decennio. A far fuori Monchi, invece, non sono stati tanto gli errori di valutazione commessi in sede di mercato (solo negli anni si potrà valutare per intero il suo lavoro, che comunque era appena cominciato) quanto la pervicacia sconfinata nella cocciutaggine di legare il suo destino a quello di Di Francesco. Perché ogni direttore sportivo quando sceglie un allenatore è pienamente convinto della bontà della sua decisione. Ma pochissimi ds se ne vanno con i tecnici che vengono esonerati. Pallotta ha sempre rimproverato a Monchi non tanto la fedeltà mostrata all'allenatore, quanto la mancata presentazione di un piano B. Qualche smaliziato conoscitore di cose calcistiche dice oggi che anche Monchi ha voluto accelerare le pratiche per il divorzio per poter presto dire sì all'Arsenal che lo corteggia ormai da mesi. Si vedrà.

In questa storia, del resto, al momento mancano i vincitori. Lo stesso Pallotta che ormai pare fidarsi solo dei consigli dall'eremo sudafricano di Franco Baldini (che però aveva fatto sapere che non trovava corretto licenziare oggi Di Francesco e a malincuore, su sollecitazione del presidente, aveva chiesto a Sousa poche settimane fa una disponibilità di massima a venire a Roma, che il portoghese aveva concesso solo a patto di vedersi riconosciuto un contratto almeno di un anno e mezzo) è giunto all'ennesima rivoluzione e ancora non ha portato nella bacheca di Trigoria uno straccio di trofeo. E se tutto andrà bene, a fine maggio si potrà festeggiare un quarto posto in campionato prima di procedere ad una nuova rivoluzione, magari con Sarri e Massara ds. Per ora contano solo i risultati delle prossime dodici partite. Poi per il resto si vedrà.