Voli sopra il mare mentre pian piano l'aereo va in Spagna e pensi alle Colonne d'Ercole che sta varcando la Roma di Di Francesco, al terzo viaggio europeo in un crescendo di consapevolezze. Non c'è ancora un limite al mondo conosciuto, se verso Baku pensavamo a quanto siano difficili di solito le partite facili in cui la Roma deve "per forza" vincere, e poi verso Londra pensavamo a quanto siano difficili le partite difficili in cui la Roma deve cercare di non fare brutte figure e ora, dopo quelle belle affermazioni, viaggiamo verso Madrid pensando solo a quanto sia forte questa squadra che magari verrà a imporsi anche al Wanda Metropolitano, il nuovo gioiello tecnologico in cui sono diventati impacciati gli ex ragazzi terribili di Simeone, e a raggiungere una qualificazione agli ottavi che sembrava impossibile. Quant'è distante questa (squadra di) Madrid da quella che il 12 settembre spaventò l'Olimpico e fece sbragare quelli che non avevano idea di quanto fosse bravo Di Francesco, così nel dubbio ne chiesero l'immediato allontanamento? Due mesi fa, non duecento anni, le distanze sembravano incolmabili. Ora pure, ma per loro, noi corriamo per il primo posto e se prendiamo un punto stasera noi siamo dentro e il Cholo (a meno che il Qarabag non batta il Chelsea) è fuori dalla Champions: e parliamo di uno che è arrivato due volte in finale negli ultimi quattro anni e nelle altre due edizioni s'è fermato in semifinale e ai quarti. È un mondo nuovo e non ancora conosciuto se anche perdendo stasera alla Roma basterà poi vincere in casa con gli azeri, e potrà addirittura perdere se il Chelsea non perderà in casa con l'Atletico. E loro sono costretti a sperare in due vittorie e forse non basteranno. Ed è un mondo nuovo se il finale di 2017 prevede un calendario amico tanto da accompagnarci a un fantastico Natale. Seguitelo: Genoa-Roma, Roma-Spal, la parentesi di Champions Roma-Qarabag, Chievo-Roma, Roma-Torino (o Carpi, e qui siamo in Coppa Italia) e Roma-Cagliari prima di Juventus-Roma del 23 dicembre.

Il Cholo ha perso un po'di fascino senza il Cholismo che lo supporta. Alla stregua di un mister x qualsiasi, non riesce a vincere più, ma neanche perde, a dir la verità. Fu pareggio anche all'andata e lo 0-0 andò stretto ai Colchoneros, ma che errore commetterebbero se pensassero di ritrovarsi di fronte la stessa squadra di due mesi fa. Lo ha detto Filipe Luis alla Gazzetta: «All'Olimpico abbiamo dimostrato di essere più forti». Ma adesso è un'altra storia. Simeone e Di Francesco si trovarono di fronte in due derby mica da ridere: 1999-2000, l'anno in cui la Lazio vinse lo scudetto e la Roma si tolse la soddisfazione di umiliarli nella gara d'andata. 21 novembre 1999, i più forti erano loro, ma Montella e Delvecchio segnarono due reti a testa solo nel primo tempo, rendendo inutile il tentativo di rimonta col golletto di Mihajlovic nel secondo. Al ritorno una partita più equilibrata finì 2-1 per loro, Montella ci illuse, poi Nedved e ancora Sinisa riportarono sopra loro. E chissà se avrebbe avuto un sapore diverso lo scudetto nostro dell'anno dopo se non avessimo dovuto strapparlo dalle loro maglie. Quest'anno invece si sono affrontati in serie A i figli dei due tecnici: Giovanni Simeone, centravanti della Fiorentina, contro Federico Di Francesco, attaccante del Bologna, ed è finita 2-1 per i viola. Al Metropolitano si ritroveranno anche vecchi amici: Fazio e Perotti rivedranno il loro compagno di squadra nel Siviglia Gameiro, El Shaarawy il vecchio amico di reparto al Milan Torres, più tutta una serie di connazionali, i belgi Nainggolan e Carrasco (a lungo seguito dalla Roma ai tempi di Sabatini), i francesi Griezmann e Gonalons, i brasiliani Filipe Luis e Alisson. Ma non è la sera delle gentilezze.