La prima volta. In Spagna. Da avversario. Al timone di una squadra italiana. Perché affrontare l'Atletico Madrid non può essere certo una novità per Monchi, ma farlo con la Roma è un inedito che il direttore sportivo si augura possa finire come la prima volta a Madrid, casa Atletico: cinque gennaio del duemila, da ds del Siviglia, un pareggio con un gol per parte, un pari che se sarà ripetuto stasera al Wanda Metropolitano per la Roma vorrà dire stappare lo spumante brindando alla qualificazione per gli ottavi di finale di Champions League. L'Atletico è stato uno dei suoi avversari storici nella lunga esperienza da direttore sportivo del Siviglia. Un club che gli suscita mille ricordi. A cominciare dal più recente. Nel senso che la sua ultima partita da ds della società andalusa, è stata proprio contro la squadra di Diego Simeone, il diciannove marzo scorso, coincisa peraltro con una sconfitta. Era ancora il ds andaluso, ma già si sapeva che ci sarebbe stato l'addio come poi ufficializzato il trenta dello stesso mese con un comunicato della società. L'addio vero e proprio si sarebbe consumato con Monchi e uno stadio in lacrime l'otto aprile successivo, una vittoria contro il Deportivo nel commovente ricordo di Antonio Puerta. Ma siamo sicuri che se gli chiedessimo quale sia la sfida che ricorda con più piacere all'Atletico, la risposta non potrebbe che essere una. È quella del diciannove maggio del 2010. È la finale della Copa de el Rey. Roba forte. Per qualsiasi società che in Spagna non si chiami Real Madrid o Barcellona. Si gioca al Camp Nou, il botteghino certifica che ci sono 98.772 spettatori paganti.

Partita secca, novanta minuti in cui ci si gioca tutto. Monchi aveva già una certa confidenza con le coppe, ma quella di Spagna con il suo Siviglia non l'aveva ancora vinta. La alzò al cielo in quella notte catalana. Un gol di Diego Capel dopo cinque minuti e il raddoppio di Jesus Navas al novantesimo, assegnarono il trofeo al Siviglia. Contro un Atletico importante, basti ricordare che in porta c'era de Gea e, soprattutto, che la coppia d'attacco era formata da Forlan e Aguero. C'è un'altra curiosità relativa a quella partita. La giocò, entrando nei minuti finali, anche Diego Perotti che proprio Monchi aveva portato a Siviglia. Ecco, stasera non c'è nessuna coppa in palio, ma è una sfida che mette in palio, almeno per la Roma, la possibilità di qualificarsi con una gara d'anticipo agli ottavi di finale di Champions. Monchi firmerebbe per concedere con la sua Roma un graditissimo bis. Nella sua lunghissima militanza nel ruolo di direttore sportivo del Siviglia, Monchi ha sfidato per la bellezza di trentanove volte la squadra che da sei anni vede sulla panchina Diego Pablo Simeone. Trentaquattro le sfide in campionato, cinque in Coppa, la finale secca appena ricordata, poi un quarto di finale nell'edizione del 2004 (passarono gli andalusi) e una doppia semifinale nel 2013 (si qualificò l'Atletico dopo due partite tiratissime). Il bilancio tra el senor Monchi e l'Atletico è comunque in sostanziale parità: 14 le vittorie del Siviglia, 15 quelle dell'Atletico (che ha fatto una notevole rimonta soprattutto nelle ultime stagioni), undici i pareggi. Un bilancio che certifica che dopo i due club colossi del calcio spagnolo, Real e Barcellona, sono state queste negli ultimi anni le due squadre che si sono contese il terzo gradino del podio spagnolo.