L'attesa

Arrivò il 7 e annuncio fu, ma senza CR

Invece di Ronaldo il club conferma il proprio piano sullo stadio. Nonostante le tante speculazioni intorno alla Roma, la strategia del futuro è delineata

Lo stemma della Roma nella sede del club

Lo stemma della Roma nella sede del club

08 Luglio 2022 - 10:00

Alla fine l’annuncio c’è stato, il 7 luglio. Ma a dispetto della data col suo numero di maglia, non è stato Ronaldo, ma un nuovo stadio. Zaniolo, Dybala, Cristiano Ronaldo, Mourinho furioso, le storie, i social, i cuori e i livori. Tante, troppe, le speculazioni intorno alla Roma nell’ultimo mese. "E meno male che era una coppetta", dice un amico mio. Da Tirana in poi è cambiato tutto, sì, ma neanche troppo. Perché la Roma è sempre al centro, e ci mancherebbe, e ci è sempre stata, perché "finché arrivi settimo sei simpatico a tutti" (cit. Dino Viola), ma l’impresa eccezionale, date retta, è essere normale. E come potrebbe essere altrimenti per la Roma, squadra della Città Eterna? Ce l’accolliamo, ma vorremmo anche un po’ meno giochini e voci narranti. Perché da un lato ci sono le chiacchiere, dall’altro i fatti. Da una parte le chiacchiere. E fantomatiche prenotazioni di stadi per esporre coppe incautamente ridimensionate e comunicati, o annunciazioni, di acquisti di calciatori che verranno nella Capitale, per strategia di marketing nel giorno corrispondente al loro numero di maglia, perché hanno già firmato "in gran segreto" a Maiorca o dove volete voi, come risposta - anche un po’ consolatoria per i tifosi - per la possibile partenza di un talento che però è spinto via da esigenze di bilancio e spietati consigliori.

Dall’altra i fatti. E un club che porta avanti il suo programma, avrebbe detto Corrado Guzzanti nei primi Anni Duemila, come Prodi: fermo. Come un semaforo. Inscalfibile. Verde, giallo, rosso, nessun dolore, non c’è tensione, ma c’è emozione, perché, sì, non parlano, ma i Friedkin si sono emozionati, hanno scoperto quanto è bello far l’amore da Tirana in giù. E vogliono farlo ancora: così, magari faranno pure il colpo di teatro e compreranno un big, ma se lo faranno, lo faranno come e quando dicono loro. Come fanno con i rinnovi di contratto, con i prestiti, i riscatti e i paventati ricatti, e con la costruzione di nuovi stadi. 

Un annuncio c’è stato il 7 luglio, ieri. Ma non è stato Cristiano Ronaldo sceso in mongolfiera sopra la Curva Sud. È stato un piccolo mattone in più su un futuro solido e di lungo (confidiamo però in una più snella burocrazia almeno per il nuovo impianto) periodo. Tutto di pari passo a una parola che spesso si dimentica da queste parti: sostenibilità. Che vuol dire lunga vita. Qualcuno sogna la nuova casa della Roma per l’anno del centenario, con qualche coppa dentro. Non perché ci siamo abituati bene, ma perché la Roma targata Friedkin e Mourinho, ha dimostrato che si può vincere anche senza stadio, benché sia meglio farlo. E perché il lavoro fatto finora, almeno dal 4 maggio 2021, ha legittimato la possibilità di sognare. Anche Cristiano Ronaldo o Dybala. 

Nel frattempo, però, a una settimana dall’apertura del mercato, tra una lamentela di questo o di quello e l’altra (sì, fa molto caldo), sono arrivati tre tasselli che servivano. E altri ne arriveranno, per il bene della Roma. Il club è fermo, come il semaforo. Come piedi nelle stories di Mourinho, che magari si diverte solo a volerci fare indovinare quanto porta di scarpe.

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