Non vuol dare vantaggi ad Inzaghi Eusebio Di Francesco, così alla vigilia del derby non ha fornito alcuna indicazione precisa sugli uomini che stasera andranno in campo dall'inizio per la prima delle due partite che indirizzeranno in maniera forse definitiva la stagione della Roma. Ora il gioco si fa duro: tre punti stasera e la qualificazione mercoledì ai quarti di Champions potrebbero restituire ai tifosi giallorossi quei sorrisi che un mese fa a Firenze erano spariti dal viso in maniera che, quella sera, sembrava definitiva. Per meglio dire: la macchia non si toglierà più. Ma questi due risultati ne potrebbero ridurre la dimensione. In quattro giorni si valuterà pure se la rischiosa scommessa di Monchi - confermare Di Francesco dopo quel 7-1 che davvero pareva la fine di tutto - potrà essere incassata o se invece rappresenterà un altro motivo di cruccio di cui chiedere conto al ds a fine stagione.

I quattro dell'Ave Maria

E quando il gioco si fa duro, Difra non può rinunciare ai suoi uomini veri, così vedremo quasi sicuramente in campo tutti insieme dall'inizio Manolas, Kolarov, De Rossi e Dzeko, i quattro dell'Ave Maria, la miglior garanzia che la Roma in campo non si perderà. Un dato salta agli occhi: in tutta questa per larga parte travagliata stagione, quando Di Francesco ha potuto mettere dall'inizio in campionato i suoi quattro senatori, la Roma ha perso solo a Milano col Milan, in una sera particolare, con la squadra schierata con un modulo mai più ripresentato, il 3412. E allargando il quadro a tutte le competizioni, solo un'altra volta è arrivata la sconfitta ed è stato il 3-0 a Madrid, il 19 settembre dello scorso anno. Su nove sconfitte totali, solo due sono arrivate con loro quattro in campo dall'inizio.
Ecco perché anche stasera il tecnico punterà su di loro, a dispetto della logica, che avrebbe consigliato di risparmiare De Rossi in vista di Oporto, e anche della cautela, dopo che il terzino serbo nell'allenamento di giovedì dicono abbia accusato un affaticamento muscolare che l'ha tenuto in dubbio per 24 ore e dopo che il difensore greco ha tenuto tutti col fiato sospeso dopo l'infortunio alla caviglia che pareva averlo messo fuori causa dal doppio confronto Lazio-Porto.

Su Dzeko, invece, nessun dubbio: il bosniaco è diventato a poco a poco il vero leader tecnico e caratteriale di questa squadra. A Frosinone non ha esitato a rispondere a brutto muso anche a De Rossi, in un eccesso di foga che sul momento è sembrata a tutti inopportuna (anche a chi scrive), ma che poi gli ha permesso di scaricare la sua rabbia nella porta di Sportiello, regalando quasi da solo tre punti fondamentali alla Roma. Del resto, quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. E la Roma di duri ne ha quattro. Stasera ci saranno tutti.