C'è un'altra partita che si sta giocando in Lega Calcio in queste settimane e che in molti vedono impropriamente come un derby. Perché se i partiti contrapposti sono riconducibili a Lotito e Baldissoni, rispettivamente presidente della Lazio e vicepresidente della Roma, in realtà la partita la si gioca tra il dirigente giallorosso e il rappresentante del Genoa (che sia il presidente Preziosi o l'ad Zarbano), con Lotito nelle curiosi vesti di arbitro.

Perché a quanto pare sarà ancora lui a decidere i destini dell'elezione del dirigente che dovrà ereditare il posto che presto sarà lasciato vacante dall'ad interista Antonello, mossa resa necessaria dalla presenza nel consiglio anche di Marotta, originariamente in quota Juventus e oggi invece rappresentante del club nerazzurro. Logica e buoni rapporti vorrebbero che si mantenesse il posto per una delle cosiddette grandi: così da un gruppo di club è nata l'idea della candidatura di Mauro Baldissoni, tecnicamente uno dei professionisti più preparati tra tutti quelli che frequentano la Lega. E ovviamente il proprietario della Lazio s'è messo di traverso e ha cominciato l'immancabile opera di (im)moral suasion, la disciplina in cui non conosce proprio rivali.

Nessuno infatti ha le sue disponibilità di tempo e di pazienza. Ogni volta che c'è da esercitare un qualche tipo di potere, Lotito vuol far vedere che lui può tutto, quasi a prescindere da quello che c'è in ballo e persino a prescindere dall'effettiva convenienza del posto da ricoprire. Un consigliere di Lega, ad esempio, non cambia certo le sorti del calcio italiano (le decisioni importanti vengono demandate all'Assemblea), ma avere tra i sette consiglieri un amico in più per Lotito può essere importante. Lui ragiona solo così. Ha amici e nemici. E agli amici non fa mancare mai il suo supporto. Le società a lui fedeli riescono quasi magicamente a far lievitare i fatturati. Forse porta semplicemente fortuna. Come quando all'improvviso alcuni club si ritrovarono beneficiari di parametri più generosi rispetto ad una prima stima, nel periodo in cui si decise di ripartire i diritti televisivi in base alle risultanze di tre diverse società demoscopiche.

Opera sua? Macché, casualità. Così adesso le grandi con il Sassuolo, il Parma, il Bologna, la Sampdoria, la Fiorentina, il Frosinone vogliono Baldissoni, ma lui ha detto no e ha chiesto al suo amico Preziosi di candidarsi, o se non lui il suo ad. Per ora Chievo, Genoa, Atalanta, Udinese stanno con la Lazio. Altre non si sono ancora esposte. Alla prossima votazione basteranno undici voti, la maggioranza semplice. Sembra favorito Baldissoni, ma le magie potrebbero non essere finite.