Vi racconto la storia di Simone. Anzi, una pagina della storia di Simone. Perché chissà quanti altri ne avrebbe di racconti come quello che sto per farvi. Simone è un tifoso della ROMA come me, come te, come noi. Uno che va allo stadio da quando ha memoria ed era un ragazzino che faceva il conto alla rovescia sul diario per contare i giorni che lo dividevano dall'Olimpico. Un tifoso per il quale sul vocabolario non esiste la parola sacrifico ma, casomai, esigenza. Uno che calibra il calendario dei suoi impegni su quello della ROMA. Per questo, da anni, non si perdeva una partita allo stadio: fino a quella con la Sampdoria. Un impegno inderogabile, che non puoi rimandare, in pieno pomeriggio, a Fiumicino. Con la sensazione addosso di essere da una parte, ma voler correre da tutt'altra. E così… tornando indietro verso casa, con la prospettiva di vedere un pezzo di partita in tv e con la radio pronta per raccontare l'inizio, ecco il colpo di scena: perché non andare ugualmente? Mollando la macchina a Piramide per guadagnare tempo e affidando la sua speranza di poter vedere anche solo qualche minuto prima alla metro e poi – da Piazzale Flaminio – al tram direzione Piazza Mancini. Con le immagini della gara, intanto, nel telefono e il cuore a mille correndo su Ponte Duca D'Osta quando non lo si riconosce più: nessun brusio, zero movimento e scordatevi pure le centinaia di tifosi in cammino verso lo stadio. Macché, solo lui. A correre. Fino ai tornelli con gli steward a guardare l'orologio per fargli notare che la partita era già al 70'. Ecco le scalette… fatte sempre di corsa, ma mai come questa volta. Per raggiungere il solito posto e gli amici che, di colpo, se lo sono ritrovati davanti.
Un minuto, due, tre: gol della ROMA! Prologo di un racconto a lieto fine, meritato premio per essersi scapicollato sfidando il tempo. E invece ecco il pareggio doriano. E la partita che finisce e tutti fermi sul proprio seggiolino. Fino a quando, proprio nei momenti in cui di solito tra amici ci si guarda ma non si dice nulla, quello alla sua destra ragiona e: «Visto quello che hai fatto per arrivare, se fosse finita 1-0 sarebbe stato perfetto. Ma non sarebbe stata una serata Romanista».
Vero, verissimo. È qualcosa di differente rispetto alla cazzata del "Mai 'na gioia", qualcosa di più profondo e, appunto, Romanista. L'essenza del "Non molleremo mai". E allora FORZA ROMA SIMO', alla prossima.