Quando la Roma vince sono proprio felice. Tanto, sempre. Senza farmi paranoie, nessuna volontà di interrogarmi su cosa accadrà la partita successiva, alcuna tentazione di chiedere scusa agli avversari, estraneo alle dinamiche che portano qualcuno a credere – o sperare – che una vittoria possa creare problemi anziché risolverli. Insomma, il calcio va così veloce che sarebbe folle se anche noi tifosi avessimo fretta di archiviare la felicità. Quando la Roma perde, invece, sto male due volte. Perché abbiamo perso, naturalmente: la sconfitta è un sogno infranto, le convinzioni incrinate, la corsa che si arresta con la frustrazione che ne consegue. E, poi, perché penso a tutto quello che – alla Roma – le diranno. Quello che verrà costruito su quel passo falso, i ghirigori pieni di muffa che ci metteranno sopra sperando che quella muffa attecchisca e prolifichi, il ballo intorno alla statua appena andata al tappeto. Certo, si può criticare… ma – siamo sempre lì – un conto è la critica, un altro lo sfregio: non è la stessa cosa.

E in questa città chi si siede lungo il fiume, purtroppo, non perde mai perché la Roma di scudetti, nella sua storia, ne ha vinti solamente tre. Perciò basta aspettare, andate-andate tanto sempre qui davanti dovrete passare…Pure se l'allenatore stesso, questa estate, l'aveva detto in tutte le salse che sarebbero arrivate delle sconfitte e che il nostro obiettivo non sarebbe stato il tricolore ma lottare per rientrare in un posto Champions. Dove siamo? In piena lotta per il quarto posto. E allora, torno da dove sono partito, quando perdiamo inevitabilmente sto male per la dannata sconfitta ma anche al pensiero di tutti quelli che andranno a chiudere il cerchio, quelli che schiacceranno l'alzata che da tempo si erano acchittati. No, non va tutto bene: lo scrivo io prima che qualcun altro possa pensarlo. Solo che quando ero ragazzino e la Roma perdeva il mio primo pensiero era «Ora sai che diranno i laziali». Oggi, invece, dopo il sai che diranno ci metto tutti quelli che – nel corso del tempo – si sono lasciati condizionare da chi pensa questa squadra come un mezzo personale e non come un fine. Si stava meglio quando si stava peggio.