Quante persone sono capitate dentro questa fotografia? Due-trecento? Perché, allora, sono trecento le storie di cui potremmo parlare, trecento i percorsi che hanno spinto ognuno di quei tifosi ad essere lì - spalla a spalla - domenica sera con la Roma, per la Roma. Se ne avessi la possibilità, quei percorsi, li racconterei tutti perché più di un pallone in rete questo sport lo tiene in vita il boato che ne consegue: guardate che non sono chiacchiere, se al calcio moderno togliamo la retorica ne rimane poco, quasi niente. E, allora, a questa retorica scrolliamo di dosso qualsiasi connotazione negativa perché non andiamo allo stadio per vedere la partita…quella potremmo guardarla da casa: meglio, senza cercare parcheggio, prendere freddo, spendere soldi, tempo. Noi andiamo allo stadio per viverla la partita, per sentircela addosso negli stati d'animo che ci bruciano l'anima, per assaporare - uno dopo l'altro - ogni rito e tutti i rituali prima di entrare ed andare al nostro posto.

Già, il nostro posto: non ci siamo mai mossi da lì. Non c'ha spostato una pandemia, non c'hanno allontanato di un solo centimetro sei gol presi dall'altra parte d'Europa, non c'ha mai contaminato il dubbio dopo nessuna sconfitta, qualsiasi cessione. Come fossimo un ragazzino che attende che ricada il pallone sotto il ramo che glielo tiene prigioniero, così noi ad aspettare che la Roma scenda in campo per tornare a starle vicino. Non è un divertimento andare allo stadio, è un'esigenza. E quella bandiera - tenuta alta con orgoglio mentre la palla scorre veloce e la tensione ridisegna i lineamenti di tutte quelle persone - potrebbe essere il manifesto di questo nostro legame: quel ragazzo, quella bandiera, è abituato a tenerla controvento perché la Roma non è mai andata di moda. Eppure, senza conoscerlo ma semplicemente affidandomi al ghigno con cui la ostenta, do per certo che non la abbasserà mai. Perché il tempo che lo divide dalla prossima partita sarà quello in cui lui la starà pensando: «Ti sembrerà assurdo, ma ho scavato nei miei ricordi e ho trovato il mio pensiero felice, e lo sai qual era? Eri tu».