Si discuteva ancora del modulo, ieri intorno a Trigoria. Ma sarà meglio la difesa a quattro, contro i tre malefici attaccanti juventini, o quella a tre, col rinforzo dei due esterni per difendere meglio in cinque contro tre, a costo di lasciare qualcosa in mezzo? E davanti, meglio un trequartista e due punte o i soliti tre attaccanti? E in mezzo, visto che loro sono in tre, bisognerà mettere un guardiano su Pjanic e mantenere una parità numerica con gli altri due mediani o sarà meglio infoltire il centrocampo con tre mediani e un trequartista, magari per un 4312 inedito che potrebbe tornar buono per l'occasione? Alla fine vedremo solo oggi come Di Francesco, mai così abbottonato in conferenza stampa per non far capire i suoi piani tattici al di là di ogni costrizione dettata dalle assenze, avrà interpretato i segnali della vigilia e quale squadra alla fine manderà in campo. Ma a prescindere da ogni considerazione tattica, oggi la partita andrà affrontata con lo spirito della vecchia Roma, con l'idea di non perdere neanche un contrasto, con la voglia di non lasciar calare sguardi e posizioni di campo, con l'intenzione di diventare protagonisti e non di vedere gli altri recitare, tenendo ben presente il decalogo che abbiamo pubblicato oggi e che ogni giocatore della Roma stasera dovrebbe leggere prima di scendere in campo.

Certo, erano diverse le premesse di questa stagione. A questa partita Eusebio Di Francesco contava di arrivare in un'altra posizione di classifica, con tutti gli effettivi a disposizione, con certezze tecniche e solidità tattiche che sembrano invece smarrite. Il pronostico è chiuso, qualsiasi risultato non cambierà il destino della stagione per il suo significato numerico, ma forse qualcosa potrebbe cambiare nella storia della Roma se invece non venissero rispettate le previsioni scolpite anche dai bookmakers (l'uno si gioca a 1,45, il due a 7,60). C'è sempre qualcosa di spirituale nelle gioie e nelle sofferenze di ogni romanista. Come se i traguardi più insperati dovessero scontarsi con dieci giri nei gironi infernali. Ad aprile di questo stesso anno ci siamo ritrovati a piangere di felicità per un evento eccezionale (la rimonta completata contro la squadra più forte d'Europa sommando i risultati dell'ultimo decennio, oltretutto a schiudere le porte di una semifinale europea), otto mesi dopo siamo inginocchiati al capezzale di una squadra malata e di un allenatore dato ormai per spacciato. Sono due i finali possibili, entrambi molto romanisti. Uno passa per l'umiliazione oggi e qualche altro patimento tra Sassuolo e Parma, tra la via Emilia e il West, l'altro per un inimmaginabile riscatto e l'inizio di una nuova epoca. Mica può piovere sempre. A Torino oggi, peraltro, promette sole.