Pretendere che un tifoso sia contento oggi, no. E nemmeno ci si può sorprendere: hai perso Strootman, quello del grugno, quello che ha sofferto (anche per te), la lavatrice, il gol al derby, una splendida promessa di futuro all'arrivo nel 2013 eccetera eccetera. Poi pure la tempistica, col mercato in entrata chiuso, campionato iniziato, domenica che uno stava così tranquillo (manco giocavamo), non c'azzeccava niente. Forse la Roma c'avrà ragione, come ha avuto ragione su tante questioni in questi anni; forse come operazione di mercato e finanziaria è una cessione che si può quasi spiegare facilmente, anche logicamente, persino fisiologicamente: dai via a 28 milioni un giocatore di 28 anni con tre maledetti interventi alle spalle in un reparto dove in questa sessione di mercato hai preso Cristante, Nzonzi, Pastore, Zaniolo e Coric, facilitando quindi il lavoro all'allenatore nelle scelte e restituendo qualche sorriso a qualcuno che magari rischiava di perderlo. Uno la fiducia verso chi dirige non la perde con un'operazione: restano i 12 acquisti, restano i nomi di Nzonzi, Kluivert, Pastore, Cristante. Resta una squadra forte, molto forte, e una società sana, sanissima, con conti a posto e futuro in ordine. Non è questo il punto. Almeno non oggi. Fateci sbagliare. Fateci sragionare nemmeno col cuore, ma con la pancia. Non solo il cuore ha le sue ragioni, ma pure la pancia soprattutto se le tiri fuori in maniera ortodossa e sicuramente romanista.

È che Kevin Strootman le stimmate del romanista ce le aveva, come ferite a quel ginocchio, nel mento pronunciato, nel grugno, nell'occhio, mai stupidamente divertito, sempre assorto in cose professionali e quindi per la Roma. A me di Strootman piaceva l'incazzatura verso un compagno che non si impegnava e quella sicura professionalità come garanzia per tutti. A me piace che la Roma venga trattata così, in maniera seria. È che molti di noi avevano proiettato in lui, nella sua sfortuna, in quell'incredibile sfortuna di un doppio intervento prima e poi di un doppio infortunio, tante cose nostre, tante cose romaniste, un po' di Rocca, un po' Ancelotti, persino un po' di Emerson (chiedo scusa a tutti per aver solo accostato i nomi di Francesco Rocca - la Roma - a uno che portò un certificato medico per andarsene), ma per dire che era quel centrocampista sempre lì nel mezzo, come noi, che un giorno sarebbe stato premiato con una vittoria. In un abbraccio totale, definitivo, liberatorio. Sarebbe successo, ce lo dicevamo. Succederà, ce lo dobbiamo ancora dire. Invece va via così, che uno stava in ferie e ha passato la giornata a metabolizzare e a rispondere al telefono a tanti (troppi) amici che non ci credevano. Tutti romanisti eh, e nessuno fra l'altro che ce l'ha a priori con questa società. Anzi.

È un dispiacere più che altro, una questione d'affetto, e uno spiazzamento, soprattutto perché si dà voce e sostanza a chi critica a prescindere, a chi ragiona per slogan e chi non lo fa, invece, deve ogni volta spostare l'orizzonte della comprensione, della logica, dirsi e dire che in fondo aveva 28 anni, a 28 milioni, con un centrocampo con Cristante, Nzonzi, Pastore, De Rossi, Lorenzo Pellegrini, Coric e Zaniolo, con l'allenatore che ha avallato il tutto e che anzi il tutto agevola la gestione eccetera eccetera. È tutto vero e tutto giusto e speriamo soprattutto che sia ancora più vero e ancora più giusto. Ma oggi ce rode. Almeno me rode. Almeno fino a stasera quando giocherà la Roma, la prima all'Olimpico, i nuovi cori, le vecchie bandiere, l'inno, la Curva Sud... che me so scordato già de che stavamo a parla'.