Il rammarico di Romagnoli col numero del suo idolo Nesta dopo aver sprecato l'occasione al 96' per il 4-3 è forse la cosa più bella di una partita strana, senza capo (visto i gol immediatamente presi all'inizio dei tempi) ma con coda (visto il triplice pareggio strappato vicino al triplice fischio).

Però, "tifosismi" a parte, c'è un'immagine più bella di questo strano Milan-Roma 3-3 che un po' lo racconta meglio: l'esultanza di Dzeko al gol di Kumbulla. Guardatela. L'attaccante sta al centro dell'area e vede il difensore segnare, è tutto capovolto, il Cigno si trasforma in Leone, pare persino farsi più basso (potrebbe sembrare Veretout) quando per tre volte schiaccia a terra con un pugno la sua gioia, la sua rabbia, la sua voglia. La "rincarca". Tre pugni non al cielo ma in terra. Tre sassate d'aria. Puro derossismo. Splendido. Il Girasole, l'attaccante magistrale ma che ogni tanto si assenta, tira fuori un repertorio tutto sangue e vecchie maniere che fa ben sperare per lui, che è il capitano della Roma, e per noi, che ne siamo tifosi. Ed è quello che è successo ieri, in una partita dove la Roma non è stata magistrale per niente perché è imperdonabile subire un gol dopo un minuto e mezzo e ancora più imperdonabile la recidiva del secondo tempo (anche subendo il medesimo protagonista: Leao).

Tutto vero, come le occasioni del Milan, ma, come quell'esultanza di Dzeko, per tre volte la Roma non s'è messa le mani sui fianchi e s'è ripresa la partita. Tre volte non è poco, soprattutto in casa del Milan imbattuto fin da prima del Covid e che in questo campionato aveva preso solo un gol, soprattutto dopo l'oscenità inventata da Giacomelli per il non intervento di Mancini (almeno sul nostro 'na mezza cosa si poteva pure equivocare). La Roma che rimonta è una Roma romanista, tre volte ieri e tre volte in pochi giorni: col Benevento, con lo Young Boys e in parte, ma anche di più per quantità e qualità, a San Siro. Un paio di stagioni fa c'era riuscita una volta in un anno più o meno. Qualcosa è cambiato, da questo punto di vista l'esame di San Siro è in parte superato. Anche qualcos'altro almeno ieri è cambiato, cose più strettamente romaniste: nella nostra storia abbiamo sempre pagato dazio al secondo portiere avversario, da Ciucci-Negretti (il maledetto paradigma) ad Avramov, passando per troppi dodicesimi diventati Jascin contro la Roma. Ieri senza Donnarumma ha sbagliato Tatarusanu. L'altra cosa è la prima e l'ultima, Marash Kumbulla che sbaglia all'inizio di tutto ma che alla fine si e ci ripaga dell'errore. Rimonte e risarcimenti, concetti per noi molto importati e troppo spesso desueti. Eldoradi. Certo l'idea - e forse l'odore alla vigilia si annusava - era quella di vincere in faccia al Milan dei 21 risultati consecutivi che sembravano proprio 21 modi per dirti ti batto; una vittoria avrebbe aperto scenari forse spudorati, ma questo pareggio non li chiude. Anzi li tiene stretti nei pugni di Dzeko.