Fossi Zaniolo ripenserei solo all'azione del gol ma non per dirmi che sono bravo (perché non è bravo Zaniolo, ma bravissimo), piuttosto per rivedermi dentro quello che è successo a gennaio. Il gol di ieri sotto la luna lo fa alla fine di un'azione simile a quella contro la Juventus che gli costò il crociato. Certo quella era la Juve prima in classifica, a inizio partita, a inizio anno, questa è la Spal ultima in classifica, a fine partita e a fine stagione, ma quella è l'azione. Con un finale diverso. Il deja-vu differito.

Si deve tornare sul luogo del dolore per elaborarlo veramente. Quell'andare dritto per dritto per i fatti tuoi, attento solo ad avere un pallone giocattolo fra i piedi, per fare la cosa che ti viene naturale e che ti fa felice da quando ragazzino smarcavi tutti e segnavi, è un andarsene via dal tunnel non solo dell'infortunio, ma dai reticoli del chiacchiericcio che ti hanno costruito addosso, e che è per forza stanco, volgare di fronte a un gol-folgore del genere. Il gol di ieri è un qualcosa che devi dire a te stesso, non (già) l'ennesimo capolavoro da mostrare, non un 6-1 ma un: "Sei Uno vero", "Sei Uno che non molla" e così via. Non un 6-1 da pallottoliere, ma un riferimento in un percorso. Trama di rinascita, non numero fine a se stesso. Un rieccomi, non una lusinga che rischia soltanto di essere tale. Dritto per dritto col pallone tra i piedi e tutto il resto fuori. E tutto il mondo fuori: le chiacchiere, le cazziate pubbliche, le cazzate private, i retroscena ricostruiti, quelli verosimili, quelli verosimili solo a Roma, quelli inverosimili che però se vengono palleggiati e rimandati da uno all'altro diventano persino neorealismo. Orpelli, fatti, anzi fattarelli, a cui non rispondere, e nemmeno più a cui pensare.

Non solo il silenzio fa rumore, ma anche la gioia. Un gol del genere è un inno a quella, una rivisitazione della sinfonia, una galoppata bionda. Continuiamola. Magari semplicemente mettendo minuti nelle gambe, entrando in condizione il più possibile per le prossime partite e per la Germania, ascoltando i compagni e l'allenatore: è il destino di quelli più bravi provocare clamore, poi i più bravi si dimostrano tali quando sanno disinnescarlo quel rumore. E ancora poi il destino ti ripaga in questo 22 luglio sempre della nostra storia a te che col 22 entri al posto del 7 e fai un gol simile all'ultimo minuto di una partita che non avresti nemmeno dovuto giocare. Anche qui non solo numeri e forse nemmeno coincidenze, ma compagni, cambi, abbracci, scambi, squadra. Roma. Cosa sei per me spiegarlo in fondo è facile: un giocatore della Roma. E conta persino più di un gol bello come la luna che lo ha visto.