Prendere due gol senza aver preso un tiro in porta, subire un rigore al 90' per uno scarabocchio calcistico da parte di chi fino a quel momento era stato il migliore a disegnare in campo, farci i gol da soli anche quando stavolta il Var non s'inventa di annullarteli (falletto o meno di Kolarov, ma dov'è il chiaro evidente errore?). Come un prisma, ci vedi dentro questo Roma-Inter tutto il nostro campionato contraddittorio e bifronte con una squadra fino a Firenze - dicembre 2019 - che sembrava prima di tutto cazzuta e addirittura in odore di sogno e poi invece un'armata svagata, impaurita e indolente ai bordi del panico.

Non è certo dentro questa partita che ci dobbiamo trovare i rimpianti di tutta la stagione, quelli si chiamano Torino alla prima dell'anno, Reggio Emilia, Bologna eccetera per finire con l'Udinese qualche partita fa. Il rimpianto generale resta e per cancellarlo però un modo c'è e non solo un modo, c'è anche una concreta possibilità: il modo è quello di continuare come si sta facendo anche da Napoli, almeno come atteggiamento e attenzione, la possibilità è quella di cercare di fare bingo in Germania.

Non si può pretendere l'Europa League (sarebbe anche controproducente una pretesa simile) ma si può pretendere di giocarla al meglio-meglio possibile, anche se meglio-meglio possibile non si dice né tantomeno si scrive in italiano. Ma tanto in Germania contro una spagnola serve l'esperanto. Bisogna inventare. Possiamo pretendere, oltre che finire al meglio il campionato, di dare molto più di tutto contro il Siviglia. Questo sì. Questa è cosa buona e giusta. Come quelle che ogni tanto - quando va in difficoltà - trova Paulo Fonseca: in autunno riuscimmo a trasformare in adrenalina l'emergenza anche grazie alla mossa di Mancini a centrocampo. Il pedone trasformato in alfiere. Ora dopo il tunnel post Covid si è inventato la difesa a tre - con un nuovo interprete come Ibanez - che sembra l'abracadabra del periodo per andare a dama: squadra più solida e quindi più sicura e là davanti ci pensano soprattutto due giocatori: Dzeko e quello che forse è il giocatore più sottovalutato del campionato, il nostro amico Henrikh Mkhitaryan. Detto questo e indugiato sui rimpianti, cerchiamo di superarli adesso facendo quattro grandi partite che siano solo antipasto per quello che proveremo a fare a Duisburg. Il resto restano chiacchiere, da tv mainstream dove si sono aperte le trasmissioni zoommando mille volte sul presunto contatto di Kolarov con Lautaro e facendo eco alle parole di Conte. E allora lo sai che c'è? Forza Roma.