All'andata al Friuli la Roma si era guadagnata una cosa più grande dei tre punti e della vittoria in 10 contro 11 giocando più di un'ora in trasferta in inferiorità numerica: il rispetto dei suoi tifosi. Un girone dopo sembra la storia di un tradimento. Cosa sia successo per passare da 4-0 a 0-2, dalla Roma di Firenze a questa di ieri che forse è persino peggio di quella di Reggio Emilia e col Bologna, è stancante ed inutile chiederselo.

E non sarà pure il tempo dei bilanci come dice Fonseca (lo facesse capire meglio ai suoi giocatori però perché manca l'infinità di 9 partite) ma il tempo per una constatazione è arrivato: quella Roma fra settembre e dicembre è stata un'illusione, se abbiamo perso nel 2020 mille partite su sedici (una cosa simile) la verità, se non altro per una questione di tempi, è questa. La Roma è una squadra che ieri è stata presa a pallonate dall'Udinese.

Pure senza pubblico, pure nella tristezza infinita di uno stadio vuoto, era come se si avvertissero gli olé friulani; a un certo momento Fofana da solo ha surclassato trequarti di squadra (?) romanista, De Paul sul 2-0 a niente dalla fine stava lì tra l'area di rigore e il portiere a ringhiare sul pallone e Mirante, poco prima Kolarov faceva segno che non ne aveva, la Roma che pure aveva cambiato tanto rispetto a San Siro (dove una mezza attenuante te la potevi anche inventare) non ne aveva dal primo minuto quando (non) è entrata in campo svuotata, molle, quasi spettatrice di una strana serata in cui era quasi sorpresa di dover giocare a pallone. Infatti non lo ha fatto.

Non si salva nessuno, non si può salvare nessuno, sbaglia pure Fonseca che di questa Roma sembrava potesse essere l'unica certezza ma almeno continua a metterci la faccia. Forse questo è il momento che qualcuno parli alla piazza, forse è più vero il contrario, cioè lavorare senza mettersi in mostra, ma sicuramente oggi il tifoso romanista si sente smarrito di fronte a certi eventi e arrabbiato per quello che (non) vede sul campo: la trattativa chiusa e poi saltata per il passaggio di proprietà, la questione del direttore sportivo, tutto quello che ne consegue o che non ne consegue, porta solo alla necessità di avere sponde, riferimenti e programmi forti sia dentro, sia fuori dal campo. È quello che oggi manca ai tifosi che si sentono come orfani di qualcosa. Perché all'andata al Friuli la Roma si era guadagnata una cosa più grande dei tre punti e della vittoria in 10 contro 11 giocando più di un'ora in trasferta in inferiorità numerica: il rispetto dei suoi tifosi. Un girone dopo sembra la storia di un tradimento: di quel sentimento.