Il Romanista on line gratuitamente per i prossimi due mesi. Da oggi 3 aprile, il giorno che sarebbe dovuto essere una felice scadenza, fino al prossimo 3 giugno chiunque può accedere al giornale e leggerlo. Per farlo bisogna andare sul nostro sito, accedere all'edicola digitale (http://edicoladigitale.ilromanista.eu), cliccare sull'edizione da consultare, registrarsi inserendo i dati richiesti prima di ricevere una mail di conferma: cliccando sul link presente nel messaggio di posta ricevuto (controllate eventualmente in spam) comincerete a leggere Il Romanista, in attesa di tornare a farlo in edicola, per strada, quando gioca la Roma. In attesa della Roma e della strada. Un gesto piccolo che hanno fatto già alcuni grandi giornali, un gesto che per noi però è importante anche perché aiuta a sentirsi un po' meno in imbarazzo nel raccontare in questi giorni di calcio. Oddio, non è vero.

Cioè se parliamo di calcio forse un po' di imbarazzo c'è (anche tanto di fronte - ma non è gente da guardare in faccia perché non lo farebbero mai loro - a chi ha detto certe cose e si sta comportando pensando esclusivamente ai propri interessi) se parliamo di Roma l'imbarazzo non c'è mai. Non mi sono mai vergognato di essere romanista, nemmeno imbarazzato, è sempre stato non solo un orgoglio e un privilegio, ma un vanto. E, forse paradossalmente, soprattutto in questi giorni in cui la Roma ha veramente fatto la Roma. Perché se la Roma è quella cosa sociale che ci unisce, se il suo DNA è iscritto profondamente (in sampietrini, fontanelle, pianerottoli) nel tessuto sociale di questa città, davvero mai come questi giorni la Roma s'è messa al servizio di Roma.

Lo fa sempre esistendo per l'emozione che ci provoca dentro, ma in questi giorni la Roma s'è fatta veramente ancella, soldatessa e regina della città. Ha donato più di mezzo milioni di euro, lei e i suoi tifosi (sono la stessa cosa ricordatevelo sempre) ha donato macchinari, ventilatori, mascherine, gel, soldi agli ospedali. Ha portato da mangiare ai nostri anziani, ma facendo sempre prima una telefonata per sapere se la cosa fosse gradita (pare una virgola, invece è un punto di rispetto forte). L'ha portato fisicamente nelle case. Con le porte aperte. Ha istituito numeri da chiamare, per emergenze, per informazione. Ha fatto quasi esclusivamente una comunicazione dedicata al tempo che stiamo vivendo, raccontando infermieri, medici, fatti, costruendo e intessendo relazioni, rapporti.

Raccontare tutto questo per un giornale che si chiama Il Romanista non è stato imbarazzante, ma premiante. Insieme sì alle esclusive di Malagò e presidenti vari, alle interviste di Bertelli, Rongoni, Tommasi, Boniek, Rizzitelli, Giannini, al racconto in video articolo di un romanista che vive da 8 mesi in Cina oltre a partite, aneddoti, cronache della nostra storia, ma raccontare di come la Roma si sia messa al servizio di Roma è una cosa che ti fa semplicemente sentire bene. Così come raccontare Bergamo cogli occhi dei nostri tifosi che vivono lì, o Brescia, e dare voce ai ragazzi - anche agli ultras bresciani e bergamaschi - che santamente fanno sentire la loro voce di solidarietà (e sdegno) in questa situazione. Questo di regalarvi due mesi di abbonamento è un piccolo gesto, ma è quello che possiamo fare. E lo facciamo.