Poteva farlo solo lui 'sto gol. Doveva farlo chi la Roma la tratta non solo come una squadra, non solo come un lavoro da onorare, ma come quello che è per chi la tifa: un amore. So' parole? No, so' parole se non sei della Roma. Perché se sei della Roma ieri la Roma la volevi fa' vince in qualsiasi modo, con una preghierina, con la prepotenza, con il culo, con la magia, con quello che ti pare, ma il modo migliore era portartela via, via, via direttamente te, da questa stagione infame, lontanissima dai post Roma-Chievo-Cagliari-Spal-Udinese eccetera pesantissimi eccetera; lontana non dalle critiche giustissime (quest'anno è stato colpevolmente sbagliato quasi tutto) ma dal ghigno di chi te l'aveva detto, che poi non t'aveva detto niente, perché so' anni che sputa solo sulla Roma sperando de vedella affoga' dentro a quel veleno. Ce sguazzano dentro le loro pozzanghere. Invece ieri ha vinto il mare.

Il modo migliore per far vincere la Roma era segnare per lei, farla vincere te, perché un amore sbagliato resta il tuo amore. E Daniele De Rossi è noi. Mare nostro. Aria pulita. Corsa bionda. Felicità ragazzina. Tonsille al cielo sotto al settore. Inno della Roma alla Roma in campo.

La Roma stava in ginocchio, peggio, per terra, tramortita da troppi, troppi errori e partite da buttare, svuotata, e De Rossi se l'è presa in braccio segnando in qualche modo tra la pancia e il petto, ma sicuramente col cuore. È un gol come quando ti prendi il pupo e lo porti non sai nemmeno tu dove, ma sicuramente a stare meglio. Perché sta con te. È un gol strano, una specie di ninna nanna fatta strillando forza Roma. E il pupo a fine partita t'ha sorriso.

Daniele De Rossi è il sorriso della Roma e la Roma resta un sorriso pure all'inferno. La Roma è santa pure quando sta in difficoltà, pure quando manco se lo merita, pure se tutto tutto va storto. Anzi, è ancora più Roma se la Roma è in ginocchio. Perché ha più bisogno di te.

De Rossi l'aveva cominciata a prendere in braccio già durante e dopo il 2-2 con la Fiorentina, dopo un'altra partita finita con l'amaro in bocca (che era stato pure miele rispetto a quello schifo che abbiamo ingurgitato durante la stagione). Era entrato in campo "sceso" dalla balaustra da dove aveva lanciato i cori, cioè la panchina, e s'era messo a dare pacche e abbracci a tutti i compagni; Dzeko stava seduto per terra e se l'è tirato su. L'azione del gol di Marassi è iniziata tre giorni prima e non è finita con il gol di ieri. È così quando sei e non giochi soltanto per la Roma. Perché la Roma è una vita. Poteva pure non farlo lui quel gol e gli avremmo voluto tutti bene lo stesso, ma doveva farlo lui perché così ci ha fatto vincere tutti insieme.