Nell'annunciare il nome della Roma, il presidente della Roma, i colori della Roma, venne annunciata anche la presenza di un campo di allenamento a Testaccio che presto sarebbe diventato il campo della squadra. Italo Foschi credeva di poterlo avere a disposizione già alla fine del 1927, invece dovette aspettare fino al novembre del 1929 perché la leggenda avesse un indirizzo e un nome. La Roma è un sentimento. La Roma è un'idea nata con un campo. Ogni cuore, ogni anima, ogni famiglia ha bisogno di un suo territorio. Un popolo è tale se ha un perimetro per esserlo, la Roma è stata la Roma perché ha definito i suoi confini con quelli della città, del cuore e dell'anima della città, in un rettangolo dentro uno stadio di legno di un quartiere operaio e vinto dove la Roma era la vittoria e il Sogno. Lo Stadio della Roma si farà. Salvo altre virtuose creative zozzate dell'ultimissima ora, salvo altre invenzioni di ecomostri quando l'ecomostro è quella zozzeria che c'è adesso, salvo altre penne al servizio dei poteri forti, salvo altri presidenti della Figc pronti a farsi intervistare per dire «che di nuovi stadi non abbiamo bisogno», salvo ognuno e nessuno, salvo interessi pubblici già approvati, stra-approvati e poi bocciati e/o rimessi in discussione quando il "pubblico" uno stadio ce l'ha praticamente nello statuto, nella sua essenza,nel nome. Salvo tutti i nomi passati da 5 anni a questa parte, un paio di papi, tre sindaci, mille partite, e caterve di cattiverie, strumentalizzazioni, intralci diretti o indiretti, rallentamenti fisiologici o indotti, indifferenza, sciatteria, abitudini, maggioranze e transumanze, lo Stadio della Roma si farà alla faccia di tutto questo per il sorriso invece dei tifosi della Roma e dei cittadini di Roma.

Sono la stessa cosa,quando lo capirete sarà sempre troppo tardi. E al di là dell'ovvia opportunità, di un'opera gigantesca per la città, della viabilità, delle migliaia di posti di lavoro che già si sono creati e si creeranno, dell'indotto, dell'incasso, del botteghino, del patrimonio, del turismo, di qualsiasi tipo di profilo industriale, lo Stadio della Roma è soprattutto una cosa: una cosa sentimentale. Lo Stadio della Roma è stato il sogno della Roma nel 1927 che è nata con l'orizzonte di quel Campo che ancora e sempre c'avrà tanta gloria; lo Stadio della Roma è stato il sogno di Dino Viola che ci è morto per lo Stadio. Ne parlò praticamente all'inizio della sua presidenza con Petroselli, dovette cedere alla fine degli Anni 80 per colpa dei Mondiali del '90: i Mondiali che hanno ammazzato il calcio in Italia. Lo Stadio della Roma è un chiacchiericcio nostro da sempre, di quelli che quando allo stadio ci potevi andare per fare all'a more con l'amore (la Roma) ti dicevi: «pensa se pure noi avessimo un campo tipo San Siro, sai i punti in più?» (non si sa perché i punti più nelle ipotesi erano sempre «almeno 5»). Lo Stadio della Roma si farà perché ha le sue fondamenta in questa città, le radici nel 1927, le ragioni in un atto di nascita di un'associazione chiamata Roma. Si farà perché è il Sogno di chi non ha mai smesso di sognare. Gli stessi che hanno riportato Agostino Di Bartolomei a casa. Magari chiamatelo così.