Cogito Ergo Sud

Quando diciotto anni non sono pochi

Il 10 settembre 2004 "Il Romanista" usciva per la prima volta in edicola. Storia di una avventura unica

La prima pagina del Romanista, 10 settembre 2004

La prima pagina del Romanista, 10 settembre 2004

10 Settembre 2022 - 07:00

Diciott’anni sono pochi per promettersi il futuro, cantava il poeta quand’era poeta. Forse mai come adesso per Il Romanista è così. Il 10 settembre 2004 usciva in edicola il primo quotidiano al mondo dedicato a una squadra di calcio. Diciott’anni dopo è ancora l’unico. Cartaceo, on line, in abbonamento, spedito a casa, sui social, dovunque è così: non esiste ancora alcuna testata giornalistica che si occupi esclusivamente e quotidianamente di quella che impropriamente viene chiamata squadra di calcio.

La Roma è un sentimento e quello che è stato scritto, che ha fatto scrivere e anche non scrivere è quel sentimento. È un cuore pulito che porta le notizie.

Il Romanista è stato il giornale di Calciopoli, primo a pubblicare le intercettazioni di quel caso, primo a denunciarne il rischio che finisse (come è sostanzialmente successo) in farsa, dell’autoambulanza comprata e dedicata a Luisa Petrucci, dei lavori fatti al reparto del carcere femminile di Rebibbia, delle battaglie (sempre, sempre) contro il caro prezzi, le multe, le barriere, le tessere del tifoso, i tornelli alle passioni e le pene col condizionale a un amore che è per definizione incondizionato.

Di De Rossi (ah sì, era un piacere quando lo chiamavano il “Derossista”), di Francesco Rocca che dopo 35 anni è tornato a fare un’intervista, sempre di Agostino (e Agostino per sempre), di Totti messo in prima pagina il primo numero del nostro ritorno in edicola, così come il 10 settembre 2004. Oggi. Diciott’anni fa. Sempre. Bandiere più che copertine. Manifesti ogni giorno da 18 anni, schierandosi già nel nome e poi nel nome e cognome. Per la Roma. Sempre.

Non lo dirigo più, ma ci sono da quel 10 settembre 2004, e adesso lo guardo come fossi di fianco, come si fa coi figli cresciuti talmente tanto che appunto diventano maggiorenni e stanno per andarsene. Capirai a 18 anni che je vai a di’? Forse solo che diciott’anni sono pochi per promettersi il futuro, ma che la promessa l’abbiamo già mantenuta in tutto quello che abbiamo scritto nel passato. L’amore per la Roma.

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