Siete sicuri che ripetere quello stanco ritornello "restiamo con i piedi per terra" sia la cosa migliore? Io davanti a Mourinho che indica la Lupa tenendo in mano la sciarpa della Roma vi direi impazzite, impazzite e non tornate savi mai. I piedi per terra non riesco a tenerli. Né voglio tenerli. Credo sia sbagliato, triste, protocollare. Credo che sia falso. Sono le cose giuste che si dicono, che sanno tutti, ma senza considerare i momenti. Quando e se staremo per vincere qualcosa con qualcuno (Mourinho o no) lì sicuramente i piedi andranno tenuti talmente per terra da farli diventare radici per non crollare e non spostarsi di un centimetro, l'entusiasmo messo nel frigorifero, la lucidità e la determinazione coltivate con un algoritmo, ma qui no. Adesso no. Ieri no. Ancora oggi no. Domani fate come vi pare. Questo è il momento in cui si entra in campo, quello in cui "er core ce se infoca": bisogna essere draghi non fare i pompieri. Poi se ci riuscite con Mourinho che si mette la mano sul cuore, forse siete sicuramente persone migliori di me, ma di un'altra specie.

Non tutte le cose vanno normalizzate, non quelle speciali per esempio, sennò le perdi, le snaturi. Spesso lo fanno gli invidiosi senza talento, o gli aridi senza sentimento, col loro fare scettico e distruttivo di chi non sa nemmeno come immaginarle certe vette. Ieri bastava guardare in alto: a Ciampino al cielo, a Trigoria sulla terrazza per trovare un'emozione. Quella per terra non ce la metto. Trovo odioso che dal 4 maggio - senza che niente sia successo - dal puro delirio romanista del giorno dell'annuncio si stesse già andando verso la china "eh ma siamo sicuri che?", "ma boh", "ma te pare che...", 'sto scetticismo di maniera e a buon mercato che spesso è guidato da chi la Roma non ce l'ha minimamente a cuore perché altrimenti il cuore ce l'avrebbe costantemente in subbuglio. Ci stanno i precipizi in un cuore romanista, altro che discese ardite e risalite, voli, maremoti e viaggi al centro della terra. C'è la Roma. Ma poi - per favore - questa non è nemmeno la solita apologia del sentimentalismo romanista (ma poi solita de che? ma poi qual è il problema?), è analisi tecnica: Mourinho si nutre di emozioni, è un'enorme macchina emotiva, un mostro empatico, un vampiro di stati d'animo, ne ha bisogno come l'aria. Noi dobbiamo essere la sua benzina, il suo H2O, la sua continua conferma alla scelta santa fatta di venire alla Roma, il suo esercito e il suo scoglio. Mou ha legato il suo enorme nome al nostro - che è il nome per definizione - per questo andrà difeso sempre. Stavolta se le cose dovessero andare male parlate di tutto tranne che dell'allenatore. Famo così.

Chi è della Roma è della stessa pasta di Mourinho: un Golem di cuori. Per questo la prima speranza di quest'anno non è vincere ma che gli stadi vengano riaperti, perché il binomio Mou-Sud è nitroglicerina pura, un casino fantastico, un caos da cui può nascere molto più d'una stella: la Roma.

Ieri a Roma un uomo ha indicato la Lupa, lo stolto pensa che è arrivato solo un allenatore di una squadra di calcio, un romanista vede non solo tutto quello che potrebbe essere, ma tutto quello che in quel simbolo è sempre stato.

(Tonino Cagnucci)