Quello che più colpiva, nel suo modo di giocare, era l'essenzialità. Essenzialità unita a spietatezza: poche concessioni all'estetica, anzi, nessuna. Le giocate di Abel Eduardo Balbo da Villa Constitución miravano alla sostanza: fare gol. Non che non ne abbia fatti di belli, sia chiaro: il problema - ammesso e non concesso che lo si possa definire tale - è che riusciva a buttarla dentro in maniera così naturale da farla sembrare semplice, quasi banale. Era il rapace dell'area di rigore che da un momento all'altro poteva sporcare la traiettoria di un cross o di un tiro quel tanto che bastava per farla finire in rete. E ci si ritrovava a esultare con le braccia al cielo da un momento all'altro perché il numero 9 aveva appena fatto la cosa più semplice, la più efficace, la più bella. Ha ancora una lunga chioma corvina quando, nell'estate del 1993, la Roma lo acquista per 18 miliardi di vecchie lire: quello che nella Capitale verrà ribattezzato "El Killer" è il primo colpo di Franco Sensi, che di lì a poco diventerà a tutti gli effetti proprietario unico e presidente della società giallorossa. Il ragazzo arrivato come un perfetto sconosciuto (sono ancora lontani i tempi di Transfermarkt, WyScout e simili) a Udine nel 1989 nel giro di quattro stagioni è diventato uno dei calciatori più corteggiati di tutta la Serie A. Merito dei 66 gol messi a segno in 136 presenze in bianconero, praticamente uno ogni due partite. Del resto, più che un mestiere, è la sua ragione di vita.

Gol alla Juve sotto la Sud

La Roma, passata dalla guida tecnica di Vujadin Boskov a quella di Carlo Mazzone, sta attraversando un momento non proprio entusiasmante a livello di risultati. Le difficoltà si vedono già dalla prima stagione che Abel passa all'ombra del Colosseo: chiudiamo al settimo posto in classifica, nonostante la più lunga striscia senza vittorie della nostra storia. È l'annata delle lacrime di Giannini a Foggia e delle prime presenze da titolare di un giovanissimo ragazzo romano di nome Francesco Totti, ma è soprattutto l'annata di Abel Balbo che mette comunque a referto 13 gol totali. Il primo arriva allo Stadio Olimpico, di testa sotto la Curva Sud alla seconda giornata, in una vittoria per 2-1 contro la Juventus campione d'Italia in carica. Proprio come farà, 22 anni più tardi, anche Edin Dzeko. E, nel periodo in cui sembra che la Roma non sappia più vincere, "El Killer" si carica la squadra sulle spalle insieme a Giannini e la tiene a galla.

Con altra incornata sotto la Sud Balbo sblocca dopo due minuti scarsi anche il derby del 27 novembre 1994, quando gli altri sono dati da tutti gli addetti ai lavori come sicuri vincenti: il risultato non sembra neanche in discussione, c'è solo da capire il risultato con cui ci batteranno. Invece il nostro 9 apre le danze quando loro stanno ancora cercando di capire dove siano capitati. Corre sotto la Curva e esulta in maniera smodata, sfogando la rabbia e l'orgoglio evidentemente accumulati nei giorni precedenti. Raddoppia Cappioli, quindi in avvio di ripresa Fonseca cala il tris che li rispedisce a casa loro con la coda tra le gambe. I 22 gol messi a segno da Abel contribuiscono in maniera determinante al quinto posto, che garantisce l'accesso alla Coppa UEFA 1995/96.

È l'ultimo anno di Giannini e Mazzone a Roma, l'anno della rimonta tramontata in extremis contro lo Slavia Praga nei quarti di finale. Complice un infortunio e la grande abbondanza in attacco (dove è arrivato anche Delvecchio), l'argentino gioca meno rispetto al passato, ma le 13 reti in 26 partite disputate in campionato mantengono invariata la sua straordinaria media-gol. Con l'arrivo del suo connazionale Carlos Bianchi in panchina, i giallorossi incappano in una stagione disastrosa, salvata dal ritorno di Nils Liedholm. "El Killer" va a segno 17 volte, confermandosi tra i migliori bomber del campionato italiano. È invece con Zeman che Balbo proprio non riesce ad andare d'accordo. In una gara casalinga contro il Bari, Konsel viene espulso e il boemo, per mandare in campo Chimenti, decide di far uscire proprio lui. Che, per tutta risposta, gliene dice di tutti i colori. Nell'estate del 1998 si consuma quindi il divorzio e l'attaccante si trasferisce a Parma.

Il ritorno con il Re Leone

Passerà anche una stagione a Firenze e il suo ruolo sarà fondamentale nell'arrivo a Roma di Gabriel Omar Batistuta. Nell'estate del 2000 "El Killer" torna all'ombra del Colosseo e porta con sé il Re Leone. È definitivamente sbocciato Francesco Totti, in panchina siede Fabio Capello e dal Boca Juniors è arrivato un altro argentino niente male di nome Walter Samuel. I giallorossi iniziano una cavalcata che li porta all'estasi del terzo tricolore, una gioia attesa diciotto anni che esplode il 17 giugno 2001 contro il Parma. Balbo, ormai trentaquattrenne, colleziona soltanto due spezzoni di gara, ma all'interno dello spogliatoio è l'uomo in più. Come Eusebio Di Francesco, gioca poco, ma è un punto di riferimento per i compagni. E in quel caldo, caldissimo pomeriggio di metà giugno, durante la festa negli spogliatoi, qualcuno alza il coro che la Curva Sud ha cantato tante volte: «Abel Balbo, Abel Balbo... Abel Balbo, Balbo, Balbo!». Perché gli anni passano e le cose cambiano, ma è impossibile dimenticare un ragazzino argentino che porterà anche il nome di Abele, ma calcisticamente è talmente spietato da essere ribattezzato "El Killer".