"Due contro due i ragazzi gliela ammollavano a rotta di collo, con le gambe larghe, tutti sudati e sciammannati, (…) e nel frattempo, tanto per non perdere l'esercizio, gridavano paraguli: «Daje, a Veleno!», «Forza, a Trerè, faje vede chi ssei!" 

Pier Paolo Pasolini, Una vita violenta (Einaudi, Torino 1959) 

 Quando il 22 giugno 1952 Armando Tre Re guidò la Roma in campo a Verona, non poteva sapere che qualche anno più tardi Pier Paolo Pasolini lo avrebbe citato nel suo "Una vita violenta", facendo risuonare il suo nome in un'infuocata partita lungo le rive dell'Aniene. Tommasino e Zucabbo, i personaggi del libro, grideranno infatti: «Forza Trerè, faje vedè chi ssei!» Ma già in quel giorno di giugno del '52 Armando voleva proprio dimostrare chi era: riscattare l'amarezza della retrocessione subita pochi mesi prima e conquistare l'unico posto disponibile per il ritorno nel paradiso della serie A. La seconda classificata avrebbe dovuto affrontare uno spareggio con la diciassettesima della massima serie (spareggio che si sarebbe disputato a Valdagno il 13 luglio 1952 e che per la serie A avrebbe visto in campo la Triestina). E nessuno tra i giallorossi vuole mettere a repentaglio un anno di lotte sui campi della serie cadetta in una gara di spareggio: l'imperativo è dunque uscire da Verona conquistando almeno un punto per tenere a bada il Brescia. 

La Roma parte con un volo LAI verso Venezia da dove, dopo una breve sosta, raggiunge in treno Verona nella serata del 21 giugno.

Tutto lascia intendere che la gara sarebbe stata difficile, ma nessuno immagina quello che sta per accadere nei primi quarantacinque minuti di gioco. Il lancio della monetina vede Lovo, capitano dei gialloblù, avere la meglio: palla al Verona e inizio della tempesta che si abbatte sulla Roma. Dopo cinque minuti dal fischio d'inizio, il settore dello stadio che ospita i tifosi della Lupa ammutolisce, la rete giallorossa ha già barcollato in due occasioni. Al 3' Dini di testa mette fuori di poco, al 5' Zamperlini, solo davanti ad Albani, vede intercettare la sua conclusione dal numero uno capitolino, che si distende con una gamba. Al 16' mischia paurosa in area romanista risolta, come racconta la cronaca del «Corriere dello Sport», «da un doppio, pauroso intervento di Albani». Il portiere si lancia sui piedi di Dini per anticiparlo, riesce a impossessarsi del pallone, ma è colpito da un calcio. La palla gli sfugge di mano e rotola verso la rete sguarnita. Albani, sebbene stordito, con uno scatto di reni torna sulla sfera e l'allontana con forza. Giuseppe Sabelli Fioretti renderà omaggio al numero uno romanista scrivendo nella sua cronaca da Verona: «Albani ha compiuto un paio di quelle parate su uscita alla disperata, che, d'accordo, non possono essere considerate miracoli, ma ne hanno tutta l'apparenza». L'assedio dei padroni di casa è interrotto al 21' da Galli, che riesce a battere a rete su imbeccata di Andersson, ma l'assalto gialloblù è tutt'altro che domato. Al 32' Pivatelli, liberatosi di Cardarelli e Tre Re, si presenta ancora una volta da solo davanti all'estremo difensore romanista, prova a scavalcarlo con un pallonetto, ma questi abbranca in presa. La tensione è al massimo e cinque minuti più tardi Gipo Viani, che si sbraccia a bordo campo, con un'incredibile e illegittima ingerenza, è accompagnato fuori dal campo dal comandante dei vigili urbani di Verona, per poi rientrare dopo quattro minuti. Il match è ormai una corrida e, quando Longagnani fischia la fine del primo tempo, Renzo De Vecchi, scrive quello che «Il Calcio Illustrato» pubblicherà pochi giorni dopo: «Se il Verona fosse giunto al riposo con due o tre gol di vantaggio nessuno avrebbe dovuto meravigliarsi». La Roma, però, ha retto l'urto spezzando l'impeto avversario. Nella ripresa, infatti, i padroni di casa calano vistosamente e il centrocampo giallorosso prende il sopravvento anche grazie a un Venturi capace di equilibrare il gioco «in misura quasi sbalorditiva». Al 38' la Roma va vicinissima al gol del vantaggio con Galli che sorprende Lovo in uscita e lo batte, ma Sforzin salva sulla linea, tocca poi a Sundqvist spedire di poco a lato. Gli ultimi minuti sono interminabili, i romanisti assillano la panchina con la medesima domanda: «Quanto manca?». Quindi, finalmente, arriva il triplice fischio finale. Sacerdoti, negli abbracci festosi che immediatamente seguono, frantuma involontariamente la radiolina del giornalista Enzo Petrucci (pochi giorni più tardi ne regalerà una nuova al "paparazzo", accompagnata da un biglietto: «In ricordo di un pomeriggio di gioiosa sofferenza»). Il Presidente è sollevato sulle spalle da Tre Re e Cardarelli, poi, festanti arrivano tutti gli altri giallorossi. Giuseppe Zanetti, corrispondente de «Il Messaggero», scrive: "Gli ultimi minuti di gioco sono stati uno spasimo, ma al fischio finale si è avuta in campo una vera esplosione. «In A!», «In A», si gridava da più parti mentre i giocatori si stringevano attorno al presidente Sacerdoti portandolo in trionfo fin al sottopassaggio. Il pubblico locale ha assistito ammutolito alle scene di entusiasmo dei romani sfollando poi lentamente". 

I rari spezzoni delle teche RAI immortalano capitan Tre Re intento ad applaudire verso la tribuna in cui sono assiepati i tifosi della Roma, come a dire in maniera perfetta con quel gesto: «Ecco, questa gioia è per voi». Per quanto riguarda il ritorno della squadra a Roma, «Il Corriere dello Sport» del 24 giugno, scriverà: "Accoglienze trionfali per la Roma. Alla stazione Termini, ieri mattina alle ore 08:20 non meno di 2.000 tifosi giallorossi, pieni di entusiasmo e carichi di bandiere, hanno accolto i loro ragazzi, reduci da Verona con una indimenticabile manifestazione di affetto. Impossibile descrivere le scene avvenute: baci, abbracci, lacrime di commozione e fiori e strette di mano per tutti. Il presidente Sacerdoti è stato portato in trionfo e i tifosi hanno scandito a lungo il suo nome". 

(Da "Le cento partite che hanno fatto la storia della Roma" di Tonino Cagnucci e Massimo Izzi, Newton Compton)