La Roma è sempre la prima squadra del mondo. Lo scrissero i tifosi della Roma su uno striscione che misero in testa a un corteo nel momento dell'unica retrocessione della nostra storia. Non sapevano che sarebbe arrivato un momento in cui la Roma sarebbe stata davvero la prima squadra del mondo. Non è successo neanche tanto tempo fa, purtroppo però il "mainagioismo" imperante dei giorni nostri ci fa o dimenticare o sminuire, chissà poi perché, le tante gioie della nostra storia. Anzi, in realtà è successo due volte. Una nel 1991, secondo l'istituto di statistica del calcio. L'altra il 26 febbraio 2002, giorno di Roma-Barcellona 3-0. Quel giorno la Roma era prima nel girone di Champions League e prima in campionato, oltre che campione d'Italia in carica. Prima in Italia ci era tornata il sabato precedente, vincendo 1-0 con gol di Montella una difficilissima partita col Perugia. Prima in Europa non lo era perché aveva iniziato il secondo girone con tre pareggi: 1-1 col Galatasaray, 0-0 col Liverpool e 1-1 proprio col Barcellona nella gara di andata. Quel giorno la Roma era uscita dal Camp Nou anche con un certo rammarico, dato che, grazie a un gol di Panucci, stava portando a casa la vittoria finché una distrazione di Candela non diede modo a Puyol e Kluivert di confezionare la rete del pareggio.

Il 26 febbraio 2002 all'Olimpico ci sono 70mila persone. La Curva Sud si riempie di bianco, con una decina di bandiere con il pallone della Champions League, cioè le stelle, e tante stelline tipo Capodanno nella parte superiore. "Sotto un manto di stelle, Roma bella m'appare". Chitarra romana. Rispetto alla gara di andata, la Roma ha Delvecchio al posto di Tommasi. Supermarco parte sempre da dietro, in realtà le punte sono solo Totti e Batistuta. Anche il Barcellona cambia un po', non c'è Saviola e Luis Enrique è in posizione più arretrata, a centrocampo accanto a Thiago Motta. Con Cocu, Gerard, Rivaldo e Kluivert, il tecnico Rexach vuole più possesso palla. Nel primo tempo ci riesce, ma il Barcellona non è mai pericoloso. C'è la netta sensazione che con un po' di coraggio si possa vincere.

Durante l'intervallo partono i cori per Montella, che inizia a scaldarsi ed entra in campo al posto di Delvecchio. Batistuta è meno solo, il Barcellona non tiene più palla, anzi, ora attacca la Roma. Così al 16' Totti protegge un pallone in area, scarica su Candela, il tiro in porta del francese viene deviato da Emerson e mette fuori causa Reina. Un colpo di fortuna, sì, ma di quelli che aiutano gli audaci. Di quelli che dovresti ricordare a chi ama crogiolarsi nella sfiga cosmica, chissà poi perché. Pensa se gli racconti che un giorno la Roma è stata la prima squadra del mondo grazie anche a un colpo di fortuna. Non esiste, la fortuna. Se la Roma segna quel gol è perché l'ha cercato con insistenza. «Ho provato una gioia incredibile quando ho visto il pallone entrare in rete- dirà il brasiliano – ho avuto la fortuna di trovarmi al momento giusto nel posto giusto».

Un minuto dopo la Roma raddoppia, ma l'arbitro annulla per un fuorigioco di Batistuta. Poco dopo Batistuta esce e al suo posto entra Tommasi, ma la Roma è sempre pericolosa in contropiede. Al 27' palla a Totti, che sulla tre quarti la tiene e aspetta l'inserimento di Montella. Dribbling di sinistro, destro sul secondo palo, gol. Sì, gol. Corre, Montella, e s'inginocchia tra la Nord e la Tevere, prima di essere sommerso dai compagni di squadra. Da tutti. Da un manto di stelle. Che restano a guardare una Roma che non soffre più e che trova nel finale il 3-0 grazie a un destro di Tommasi, un altro entrato a partita in corso. Partita che finisce con la standing ovation per Totti, migliore in campo, che lascia gli ultimi spiccioli di gara a Cassano. La Roma è prima in Italia e prima in Europa. E' la prima squadra del mondo. «Ha giocato un secondo tempo fantastico – dice il tecnico del Barcellona Rexach – e già al Camp Nou ci aveva dimostrato che cosa è in grado di fare. Non siamo stati all'altezza della loro aggressività e del loro ritmo».

Non era facile, contro la prima squadra del mondo. Poi le cose non andranno come si pensava, tra una rissa col Galatasaray e un Assunçao sulla fascia destra a Liverpool. Perché, come per tutte le squadre, ci sono gioie e dolori. Ma le gioie servono per viverle e per ricordarle, non per sminuirle e dimenticarle. Né, tantomeno, per trattarle come se non fossero mai successe. Soprattutto quando non è vero. È molto semplice. «Quando siete felici, fateci caso». È il titolo di un libro di Kurt Vonnegut e sintetizza uno degli insegnamenti che ci ha lasciato, morendo, l'11 aprile 2007. Cioè il giorno dopo Manchester United-Roma 7-1.