Se pensate che il ricordo di Roma-Barcellona del 10 aprile 2018 sia ancora fresco, provate a rivederla come abbiamo fatto noi sul sito footballia.net e vi renderete conto, come è capitato a chi scrive, che le gioie, come i lutti, occupano un posto tanto largo nel nostro cuore da impedire a troppi dettagli di riaffiorare. Ecco perché l'abbiamo rivista e, di getto, ve la raccontiamo di nuovo. La prima impressione, nei primi secondi di gioco, è che il Barcellona sia sceso in campo con quell'atteggiamento morbido che di solito si permettono solo le squadre troppo sicure di sé, o presuntuose, o magari entrambe le cose. Valverde ha scelto ancora il suo comodo 4-4-2, si è tenuto in panchina Dembelé e Alcacer rinunciando a una punta per inserire Iniesta esterno a sinistra e Sergi Roberto dall'altra parte a chiudere un reparto con Busquets e Rakitic nel mezzo, davanti a una linea a quattro di difesa composta da Semedo, Piqué, Umtiti e Jordi Alba, e in attacco gli intoccabili orfani di Neymar, Suarez e Messi.

Al pronti, via, non sembrano spinti dal fuoco sacro del quarto di finale di Champions, il 4-1 dell'andata in fondo li tranquillizza anche se quello non fu un risultato giusto fino in fondo, e Valverde lo sa bene. Dopo neanche due minuti su un rinvio lungo Messi è in evidente fuorigioco e non fa niente per evitarlo, anzi la telecamera lo coglie mentre cammina in senso contrario a quello del pallone: è il suo modo per mostrare disinteresse a quell'azione, come se fosse convinto che ce ne saranno altre a disposizione per incidere nella gara.

La corrente elettrica

La febbrile speranza dei tifosi romanisti contagia la squadra per induzione: sugli spalti si percepisce elettricità diffusa, i paganti non sono neanche 60.000, ma sono convenuti tutti credendo in un miracolo sportivo. Chi ci crede in maniera un po' meno cieca è Eusebio Di Francesco, che ha passato notti intere a rivedere la partita dell'andata e a capire come poter fermare l'armata blaugrana. E ha partorito alla fine una macchina da guerra talmente perfetta da risultare mai più superabile: quella Roma resterà la sua espressione migliore, la più bella di sempre per le vette di calcio offensivo e difensivo mostrate. Quella sera ha scelto di giocare con tre difensori, lui che ama in maniera viscerale la difesa a 4, ma sa che sulle fasce Florenzi e Kolarov rischiano di essere attirati troppo avanti nelle pressioni e non può permettersi di lasciare il 2 contro 2 difensivo senza supporto per gli altri inserimenti. Davanti a Fazio, Manolas e Jesus (in quest'ordine, con il greco in mezzo per la velocità dei suoi recuperi e i sudamericani ai lati ad impostare la manovra e a far da contraerea sulle palle alte), ha lasciato i tre centrocampisti Nainggolan, De Rossi e Strootman - un invidiabile mix di forza, carisma e classe - affiancando poi Schick a Dzeko, ma lasciandoli in verticale, liberi di trovare la loro espressione.

Sliding doors

Al minuto 2'55" Fazio prova a dare l'esempio alzando subito la pressione oltre metà campo ma Dzeko non controlla il suggerimento e allora Piqué va subito a cercare lungo Suarez nell'uno contro uno con Manolas, pronto lo scarico su Messi che vede arrivare l'arrembante Sergi Roberto sulla destra, senza marcatore, col solo Jesus a limitarne la corsa sull'interno: l'ex ragazzino della cantera può andare dritto e calciare in porta e lo fa, togliendo il fiato ai 60.000 dell'Olimpico, perché se segna la speranza è già morta (ne servirebbero poi 5 per passare), ma il suo tiro è troppo dritto, e Alisson se lo ritrova tra le braccia. Quanti brividi, forse più oggi a rivedere la partita nel conforto del salotto in tempi di virus così poco confortevoli, che allora, allo stadio. Eppure questo episodio avrebbe davvero potuto cambiare l'esito della partita, della qualificazione, dell'anno, forse della nostra vita affettiva. Pochi secondi dopo Messi ha un'altra palla buona a disposizione, ma il suo sinistro è davvero approssimativo e finisce altissimo. Un romanista razionale avrebbe dovuto prendere malissimo questi segnali, forse i primi tiri di quel che sembrava preannunciarsi come un dominio catalano. Eppure...

Il miracolo possibile

Passato quel minuto, il 4' minuto di quella partita, il romanista razionale non avrà più senso di esistere perché da quel momento in poi sarà la partita più irrazionale della storia recente romanista, e sarà aperta dalla doppia prodezza firmata De Rossi-Dzeko. Forse il lancio del capitano che libererà Edin davanti a Ter Stegen non è mai stato compiutamente apprezzato: perché per far terminare la palla sulla corsa del bosniaco, ma abbastanza più avanti da evitare l'intervento difensivo doppio di Umtiti e Jordi Alba, Ddr inventa una parabola alta ed effettata, che Edin per un attimo non può neanche vedere mentre gli gira alta, alle spalle e sulla testa. Non la vede ma poi la mette giù con la punta del piede, e sul rimbalzo la ammortizza tanto quanto basta ad ingannare il tedesco in uscita. È l'1-0, il segnale che almeno ci si può provare, ed è arrivato presto, confermando peraltro la staticità e l'impreparazione di fondo della linea difensiva di Valverde.

Di Francesco sembra più arrabbiato, dopo l'1-0 si alza come un direttore d'orchestra a dirigere con le braccia le pressioni studiate nelle notti insonni: su Piqué esce altissimo Nainggolan, Strootman tiene Busquets, Dzeko allora si alza su Umtiti, Ddr va addirittura su Semedo, il terzino destro, in un momento di adrenalina pazzesco per chi ama il calcio e la Roma, non si sa neanche bene l'ordine di importanza tanto le cose adesso si fondono in un'unica entità. Al minuto 7'33' Florenzi sfila da dietro la palla a Messi, il boato che ne consegue sembra quello di un gol. Ci si sta ubriacando di Roma. A 9'30" Jesus stende Messi, lo rialza cavallerescamente ma poi lo allontana bruscamente, l'argentino lo guarda perplesso, negli occhi non ne coglie forse la determinazione, sarà un enorme errore di sottovalutazione. La relativa punizione finisce alta, per l'ennesimo boato. Totti e Cassano inquadrati dalle telecamere in tribuna si godono lo spettacolo di vedere Suarez pescato in fuorigioco praticamente un metro dopo la metà campo.

Fazio pressa tutti: sembra Nesta, Maldini, Beckenbauer, Aldair e Ibrahimovic insieme, un suo recupero facilita un corner per la Roma: Difra ha studiato anche quelli, sulla battuta di Strootman, Schick anticipa tutti ma devia alto. Il Barça prova a ripartire ma proprio non trova varchi nelle pressioni e Ter Stegen capisce che può solo rinviare lungo e se poi la palla torna indietro si vede Eusebio caricare dalla panchina la risalita romanista come un toro infuriato. Al 28'10" Florenzi non crede ai suoi occhi quando vede Fazio andargli sopra in sovrapposizione sulla destra, quindi gli serve il pallone sulla corsa e l'argentino crossa stavolta come Beckham, in mezzo all'area Schick prende il tempo ai due centrali e svetta di testa, deviando di poco a lato. Messi prova a dare l'esempio, ma i giallorossi gli piombano addosso quasi sempre in due e non riesce a passare mai.

Schick ha un'altra occasione, siamo al 31'10" ma la palla gli sfugge. Dzeko poco dopo mangia in testa a Semedo, costringendo Ter Stegen a volare in corner e sull'angolo saltano in quattro come falchi, la prende il bosniaco ancora, alto. Al 37'30" Suarez su un lancio lungo si ferma mentre Fazio svetta, sembra fallo dell'uruguaiano, il francese Turpin fischia al contrario e ammonisce persino il Comandante. Poi si perdono tre minuti prima della battuta, con l'argentino ancora attivo a protestare e l'arbitro lo chiama a sé, De Rossi teme il peggio, ma in chiarissimo inglese Turpin dice solo "Be careful! Be careful!". A 43'46" viene ammonito pure Jesus e a 45' in punto Turpin fischia due volte, tra le proteste dei romanisti indiavolati e tra i fischi dell'Olimpico.

Il secondo tempo

La Roma riparte forte come aveva finito e se dietro sfugge qualcosa c'è Manolas che chiude ogni varco con commovente applicazione. Il pubblico apprezza tutto, ma sa che a questo punto servirebbe un altro gol per detonare definitivamente la speranza. Pensato, fatto. Un ping-pong al minuto 55'28 finisce sul destro di Nainggolan che lo gira genialmente verso Dzeko in uno contro uno con Piqué, il bosniaco è una macchina da offesa perfettamente preparata, prima si mette tra l'avversario e il pallone, spalle alla porta, poi finge di rientrare verso il campo col sinistro e invece se la sposta ancora sul destro e il movimento repentino sbilancia lo spagnolo che prende il braccio dell'avversario e nella caduta lo porta con sé e a quel punto, per evitare il rigore inevitabile, prova con la punta ad allontanare il pallone, ma Edin l'ha spostato e coperto, così Piqué non c'arriva e il volo plastico a due può solo determinare il rigore: ci mette 4 lunghissimi secondi a decretarlo, ma alla fine Turpin lo fischia, confortato nella scelta dall'assistente di porta, monsieur Buquet.

Dzeko bacia De Rossi e gli lascia il pallone, il capitano si prende la responsabilità di calciare e lo fa con la sicurezza che ci diede il mondiale nel 2006, e poi esulta imperioso, bacia il cielo, si fa il segno della croce e poi, come un messia, annuncia nobis e a tutti gli altri che manca ancora mezz'ora, il tempo del miracolo. Ora è cominciata un'altra partita, sono annullate tutte le distanze di inizio gara, tutti sanno che un gol cambia l'equilibrio: se non c'è vince uno, se c'è vince l'altro. Quando ancora lo stadio è in piedi ad esultare, il Barça è ripartito e Fazio stende Suarez: i blaugrana vedono all'improvviso la salvezza e reclamano il secondo giallo per l'argentino, sarebbe l'episodio giusto per far girare la gara dalla parte loro, ma Turpin grazia il giocatore e tutti i romanisti. Poi riparte la giostra del mondo inverosimile, dove è possibile anche che Kolarov tolga il pallone a Messi e poi gli vada via in velocità e l'argentino, falloso, lo stenda per frustrazione e, per conseguenza, venga ammonito: tutto vero, al 62'40". I blaugrana appena possono perdono tempo, lo fa Ter Stegen ad ogni rinvio, ed è un bruttissimo segno per il Barcellona.

Daniele De Rossi esulta dopo la gara @LaPresse

Al 65' ci prova Strootman, al 67' Nainggolan, al 68' De Rossi ma sono tiri di "aggiustamento". Al 70' si alza Ünder dalla panchina, un minuto dopo Suarez impedisce alla Roma di ripartire veloce prendendo un pallone fuori campo e riportandolo dentro: ammonito. Al 72' entra il turco per Schick, due minuti dopo Suarez passa un altro bel periodo per terra dopo un tocco lievissimo di Jesus: i fischi scendono copiosi. Al 77' entra El Shaarawy per Nainggolan e al 78'29" avrebbe la palla del 3-0 su cross mancino di Florenzi, ma il suo esterno in estirada viene levato dalla porta da Ter Stegen. L'Olimpico ribolle, Alisson e Kolarov in ripiegamento difensivo escono col pallone tra i piedi da due dribbling ai limiti dell'incoscienza, l'autostima è ormai una droga in circolo (virtuoso).

Davanti anche il turco vuol lasciare la sua impronta. Quando all'81'45" batte il corner della storia, la palla arriva giusta sulla testa di Manolas e, deviata, sembra prima uscire dalla direzione della porta ma poi rientra e si poggia docile all'angolo. È l'apoteosi, tutti corrono impazziti, molti cominciano a piangere, Di Francesco in piena trance urla di tornare in campo, lui vorrebbe forse che non finisse mai. C'è ancora un episodio ai limiti del paranormale e avviene dopo un corner al minuto 85'40", dopo che Valverde aveva inserito, solo allora, i suoi due attaccanti di scorta, Dembelé e Alcacer, per Semedo e Busquets: ma sulla palla carambolata su Messi, portata in area in rimpallo e riavuta sul piede dopo che nel rimbalzo ha scavalcato Fazio, il tiro dell'argentino ne è uscito curiosamente smorzato, forse fermato da una forza sovrannaturale. La stessa che ha accompagnato la squadra fino al triplice fischio, a scatenare la festa più emozionante della storia moderna della Roma. Due anni fa, tra pochi giorni.