AUDIO - Adani: "Malen ha cambiato la Roma. Col Napoli una grossa occasione"
Le parole dell'ex calciatore a Radio Romanista: "La gara del Maradona dipenderà molto dai blocchi difensivi. Contento di vedere Pisilli crescere"
(GETTY IMAGES)
Su Radio Romanista, Daniele Adani ha parlato del nuovo show nei teatri 'Viva El Tour', in compagnia di Antonio Cassano e Nicola Ventola, per poi toccare anche la situazione attuale della Roma e la sfida contro il Napoli. Ecco le sue parole.
Viva El Futbol è diventata una messa in scena, verrete anche a Roma. Una domanda d'ordine generale: sei quello che ha aperto un filone nel commento delle partite, introducendo la spettacolarizzazione nel commento competente tecnico. Hai paura che ci sia un esercito di emuli che va un po' a esagerare?
"È una domanda interessante e la risosta è abbastanza semplice. Non ho mai cercato e non era mai stato un 'obiettivo'; volevo portare me stesso e descrivermi attraverso il calcio, che amo. La strada che ho scelto è quella del racconto. Un racconto che necessita di passione, competenza e rispetto. Se ci si mette passione, il trasporto accompagna; la competenza, invece, fa parte dell'analisi e dell'attitudine a descrivere ciò che vediamo, perché c'è anche un aspetto storico oltre a quello tecnico-tattico; e poi metto in mezzo il rispetto, che porta, quando si va arriva a parlare di ciò, come durante una partita o uno spettacolo a teatro, a non vivere per i consensi. Cerco di essere rispettoso: l'obiettivo è unire, non a qualsiasi costo. Ecco perché spesso mi capita di dividere. Ma unire nel valore è meglio che farlo nella mediocrità".
(Parla Daniele Lo Monaco) Per me Lele è un punto di riferimento tra i commentatori, nonostante non sempre ci siamo trovati d'accordo. Ho sempre riconosciuto l'autenticità. Un giorno sono andato a vedere l'Italia U21 a Bologna e il tragitto tra l'ingresso e lo stadio è durato 35 minuti, perché lui si fermava coi tifosi e dedicava loro tempo.
"Grazie per averlo ricordato! Era l'Italia U21 di Di Biagio".
Siete in tour tu, Ventola e Cassano. Verrete anche a Roma.
"Abbiamo già fatto quattro tappe con grande successo, grazie al rispetto della gente. Abbiamo fatto Napoli, Torino, Catania, Bari. Tra 10 giorni, il 23 febbraio, saremo a Roma, all'Auditorium della Conciliazione. Porteremo il nostro format a teatro, non per ma con la gente. L'originalità sta nel mettere la gente al centro, nel renderla protagonista, cercando di rispettare la passione popolare. Un confronto diretto e separato".
Sarà lungo, quello di Antonio...
"Non come quello di Bari, dove è durato 48 ore! (ride, ndr) Lo sarà anche perché non fa nulla per accorciarlo. Sono curioso di vederlo lì. E poi ci sarà rispetto per Roma e Lazio, con piccole situazioni da analizzare. Ci sarà da divertirci: non è solo calcio analitico e tecnico".
(Parla Iacopo Savelli) Entriamo nell'aspetto calcistico. Mi piace rivedere partite degli anni passati, scoprire come si giocava una volta. Ho visto la Juve Anni 60 che giocava con Damiani e compagni, si diceva fosse difensiva. Ma a Sassuolo, ad esempio, si è vista un'Inter difensivista per quanto riguarda i giocatori schierati. La differenza la fanno moduli o giocatori?
"Iacopo, hai toccato un tema interessante per cui dovremmo stare qui a parlare per quattro ore. Come dico spesso, il calcio giocato è lontano da quello parlato. Rivedendo la storia, non c'è mai stata questa dicotomia: tutti i professionisti vivono per un risultato. Ho avuto Trapattoni: spesso toccava questo tema e diceva: 'Mi danno del difensivista. Ma vai a vedere quanti gol e assist facevano Cabrini e Gentile!'. Noi ricordiamo Gentile che strappa la maglia a Maradona, non quello che fa assist. Con Trapattoni ho battuto l'Arsenal, ho vinto con lo United in Champions... E per battere queste squadre bisogna difendere ma anche attaccare. La chiave è non solo quanti difensori si mettono, ma come questi interpretano la partita sotto il punto di vista del protagonismo. Il problema del nostro calcio è il ritmo, il tempo effettivo. Quello non dà slancio, non fa fare le partite offensive che quando arrivano sembrano un miraggio. Gasperini ha stravolto il pensiero all'Atalanta, ma sembra che si voglia ancora restare indietro. Altrimenti, come fa Gasp a portare questi difensori dell'Atalanta, e non della Juventus o dell'Inter, a farli diventare giocatori che segnano?".
Napoli-Roma: Daniele (Lo Monaco, ndr) parlava di un velato ottimismo da tenere a bada, dato che il Napoli non perde in casa da più di un anno. In questo momento, dati i giocatori e le loro condizioni, oltre all'umore, si può considerare un match alla pari? E quali sono in chiave Gasperini i ruoli in cui non vedi ancora i giocatori adatti?
"Sbaglio o fu proprio Gasp a vincere l'ultima a Napoli?".
Fu la Lazio.
"Credo che questa, in maniera obiettiva, sia una grande occasione. Un momento in cui si crea una chance. Il Napoli è pieno di infortuni, vive su un bivio. Conte è capace di portare su di sé le polemiche e le attenzioni; ma la squadra è in fatica e ha avuto altre fasi in cui si è tirata fuori. Mentre la Roma è in ascesa. La gara di andata fu equilibrata e il Napoli vinse una patita brutta su una giocata: la Roma soffriva, tirava poco, si aspettava il mercato per poter migliorare qualcosa. Non era così ispirata, anche se quadrata. Si parlava di bravura nel contenimento e fatica a produrre. Sembra che quest'ultima non ci sia più. Conoscendo il mister, la situazione è utile per attaccare e per prendere punti pesanti anche altrove, visto che siamo nell'ultimo terzo di campionato. Credo che la Roma non abbia ancor dirompenza sugli esterni, nonostante Wesley stia facendo una buona stagione e lo stia facendo giocando a sinistra. Ora ha trovato l'attacco alla porta. Malen lo fa, coi suoi movimenti permette ad altri arrivare. Una cosa che mancava".
Osservando la Roma e le sue partite, si intuisce che la grandezza di Gasp sta nell'aver inventato un genere. Nei tabellini del Guerin Sportivo, c'erano le marcature uomo per uomo scritte e oggi si potrebbe rifare quasi con Gasp. Però ha spostato il baricentro di 50 metri e ha portato risultati in crescendo. Prima parlavi dei difensori dell'Atalanta e ora della Roma, che si stanno esaltando, come Ghilardi: il fatto di avere la responsabilità al 100% porta a restare concentrati. In questo momento, che cosa ha il Napoli di meno o di più, tanto da incidere sulla partita?
"Mi attacco al discorso per dire che cosa il Napoli può avere di più. Gasperini ha tolto il libero, oltre ad aver alzato di 50 metri la difesa. I difensori della Roma marcano e coprono senza avere copertura dietro di loro e questo ha portato a qualche errore, come il gol preso in casa con l'Inter. Gian Piero dice che non si fa il fuorigioco, ma non c'è un libero dietro. Quella discrepanza porta al gol di Bonny. Ecco perché dico dove deve stare attenta la Roma: ad Hojlund, che in questo particolare non si riprende nello spazio. Mancini, Ndicka e Ghilardi sanno coprire lo spazio e diventare aggressivi oltre la metà campo: se si sbaglia questo movimento, Hojlund viaggia. Dipenderà molto dai difensori. Lobotka sa imbucare, McTominay arriva, Vergara è ispirato e il gol col Como è arrivato con l'attacco in profondità. Il Napoli fa invece errori singoli coi centrali, grossolani; un po' per paura, un po' per disattenzione e poca collaborazione. Ecco perché parlo di un attaccante famelico (Malen, ndr), che secondo me Gasp adora e lo adora ancor prima di averlo schierato col Torino. Non lo aveva ancora visto. Ma questi sono gli aspetti".
La Roma ha preso gol simili, oppure ha rischiato di prenderli, come quello di Dia nel derby.
"Faccio l'esempio di Milan-Roma: la Roma perde e ha il sorriso, perché vede le cose positive. È normale. Se sei basso, porti tutti solo a difendere, rallenti il ritmo. Quindi, dove cresci? È il solito discorso di consensi e dissensi. Poi si perde e ci si chiede: 'Come abbiamo fatto?'. Ma il percorso forma nella sconfitta".
Invece, Vergara sta giocando benissimo. Si tratta di uno dei giovani migliori del campionato. Pensi che Nico Paz avrebbe giocato, ad esempio, nella Roma?
"Avrebbe faticato. Nico Paz arriva al Como con cinque presenze da professionista. Jacobo Ramon con due, quest'anno. È il solito discorso della cultura. La tua considerazione muore nella culla, non lo avrebbero mai preso. Perché andare a prendere Nico Paz con cinque presenze? Il discorso di stranieri e italiani diventa fumoso quando non c'è la competenza. Se c'è, si può prendere anche un giocatore della Primavera del Villarreal. Non è solo un'operazione economica, così come uno che viene fuori dalla Primavere di Roma, Juve eccetera. La competenza è il coraggio di sostenerne l'impiego".
Qualcuno nella Roma ti ispira?
"Malen ha cambiato la Roma. Sono contento di questo imporsi nell'ultimo mese di Pisilli: mi sembra un ragazzo sano, più di un giocatore di corsa. Sviluppiamo nel talento e cerchiamo di capire che cosa può dare. E mi aspetto di più da Soulé: è a un bivio, è giovane e la Roma ha puntato su di lui, ma vorremmo vedere più colpi. Lo guardo con più passione per le caratteristiche che ha".
Stringiamo ancor di più sull'attualità: a centrocampo ci sono Pisilli, El Aynaoui e Cristante, con davanti Dybala, Soulé, Pellegrini... Che cosa si fa? Si mette un Soulé o un Dybala a sinistra contro il Napoli? E a centrocampo?
"Personalmente, cercando di andar dietro alla forma attuale dei giocatori, utilizzerei Pisilli e Cristante in mezzo, senza far partire insieme Dybala e Soulé. Userei Soulé, Pellegrini e Malen. Pelle è sempre quel calciatore incompiuto, ma col Napoli serve uno che venga a raccordare e a mandare in porta i compagni. Lui è bravo a fare questo e non ad andare. Si può sfruttare nella superiorità numerica. Credo che la Roma farà tanta partita con la palla".
Come ti spieghi la tenuta difensiva della Roma di Gasperini? C'è un motivo di evoluzione tattica?
"Va dato merito alla difesa, che ha avuto defezioni per diversi motivi. Ndicka ha avuto la Coppa d'Africa, Hermoso si è fatto male, Ghilardi sta facendo bene in questo momento. La squadra ha capito subito l'equilibrio: ed 'equilibrio' è una parola che non mi piace tanto, perché si vince rompendolo; ma così la squadra non è mai stata scriteriata e ha saputo tenere. Il rendimento di Svilar va sottolineato, ma tutta la squadra, oltre al pacchetto difensivo, pare aver capito di dover portare a casa la posta. Tanto è vero che la Roma è sempre lì".
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