Alla fine Stefano Scalera aveva ragione. Giusto un paio di giorni fa aveva preannunciato novità e ieri è arrivata la notizia che potrebbe e dovrebbe sbloccare l'impasse sullo stadio. Niente di clamoroso o inatteso, ma comunque un passaggio senza il quale non si sarebbe potuto procedere alla formulazione di un nuovo progetto. La giunta capitolina ha infatti dato il via alla procedura di revoca di pubblico interesse sull'area di Tor di Valle. Quella revoca che aveva chiesto la Roma stessa e contro la quale si era schierata invece la proprietà dei terreni, Eurnova o Cpi poco importa. La sindaca quindi ha deciso. Dopo aver chiesto proprio ad Eurnova di produrre la documentazione che dimostrasse come il progetto potesse andare avanti, dopo aver chiesto alle parti una conciliazione, dopo aver concesso anche alcuni (parecchi) giorni di proroga. Ora la delibera dovrà arrivare in Assemblea, senza il voto della quale resterebbe carta straccia. La sindaca da un po' non può contare su una maggioranza in aula, ma sembra improbabile che i consiglieri di opposizione si mettano di traverso questa volta, visto che un po' sembrano concordare sul fatto che l'area dell'ex ippodromo abbia fatto il suo tempo. Ed il fatto che questo passaggio sia molto più significativo di quanto non sembri apparentemente, è testimoniato dalle parole dell'ad giallorosso Guido Fienga, rilasciate all'Ansa. «Accogliamo positivamente questa decisione della Giunta capitolina che chiude il provvedimento di revoca degli atti sul progetto di Tor di Valle – ha detto Fienga -. Restiamo in attesa della decisione finale dell'aula Giulio Cesare affinché possa iniziare un nuovo percorso di confronto con l'Amministrazione di Roma Capitale, la Regione e tutte le istituzioni interessate per realizzare uno stadio verde, sostenibile e pienamente in linea con le esigenze della Città, del Club e soprattutto dei nostri tifosi».

Parole rivolte al futuro del club ma che in qualche modo segnano la fine di un percorso lungo e tortuoso che però era arrivato davvero a pochissimo da una positiva conclusione. La Roma non era mai stata così vicina alla realizzazione di un proprio stadio. E lo aveva fatto con caparbietà e coraggio, e con capacità che oggi sarebbe ingiusto non riconoscere. Un percorso durato più di nove anni, e che forse solo il Covid ha reso impraticabile. L'idea dell'impianto da vivere 365 giorni l'anno, e che potesse rappresentare un polo di intrattenimento globale per la città, è stata messa in discussione solo (o principalmente) dalle mutate condizioni sociali, che impongono (e imporranno) distanziamento e una esperienza di divertimento meno legata alla presenza fisica. Per questo si pensa ad uno stadio di poco superiore ai 40 mila posti, e privo di tutto quel corollario immaginato da Pallotta e dai suoi soci. Al di là degli uffici del business park, mai di interesse della Roma, e frutto solo della mediazione con la pubblica amministrazione. Nove anni in cui abbiamo visto ripensamenti, rimodulazioni, inchieste giudiziarie. E niente aveva fermato il progetto. Oggi si punta ad un'area all'interno del tessuto urbano della città, già adeguata dal punto di vista infrastrutturale, su cui si possa realizzare un impianto in poco tempo. E solo un impianto. Niente cittadella dello sport, niente nuova Trigoria, niente museo, niente centri commerciali, cinema o ristoranti. Uno stadio per il calcio, funzionale e che permetta al club quella patrimonializzazione senza la quale diventa difficile immaginare il santo di qualità finanziario. Siamo convinti che presto il club scoprirà le proprie carte, sfruttando anche il clima da campagna elettorale che nelle prossime settimane dovrebbe avere una decisa impennata. Speriamo che i dirigenti giallorossi dimostrino quella stessa tenacia avuta negli ultimi nove anni e che finalmente si riesca a donare alla squadra, ai tifosi, e alla città, quello stadio che ormai sogniamo da troppo tempo.