L'obiettivo è quello di fare presto, anzi prestissimo. Stefano Scalera è già al lavoro da settimane nel tentativo di assecondare i desiderata della proprietà che vogliono il prima possibile uno stadio, solo uno stadio, senza doversi imbarcare in imprese titaniche, come invece fatto da Pallotta. Manca la fiducia nella pubblica amministrazione italiana, prima ancora che nella sindaca di Roma, con cui pure l'interlocuzione resta aperta. Da oggi ogni momento è buono per materializzare quell'incontro, che sarebbe stato richiesto da entrambe le parti, tra la Raggi e di dirigenti del club, per discutere delle possibili alternative al progetto su cui è calato il sipario la scorsa settimana. Fari puntati su venerdì prossimo.

I Friedkin, Dan e Ryan, che pare vogliano essere presenti all'incontro, spiegheranno alla sindaca quello che in realtà la prima cittadina già sa: vale a dire che il progetto è divenuto insostenibile finanziariamente. Ufficialmente sarà questa la posizione. Ufficiosamente invece è chiaro come molto abbia determinato l'immobilismo della Giunta Capitolina, ferma dal punto di vista procedurale al giugno del 2018. Quasi tre anni di paludi in cui l'iter è rimasto intrappolato.

E pesa certamente anche la poca fiducia nel "socio" dell'operazione. Eurnova è sul punto di fallire ormai da mesi. L'inchiesta che ha coinvolto i vertici della società, a cominciare da Luca Parnasi, ha minato la stabilità finanziaria, già precaria, del soggetto proponente lo stadio. Pesano l'esposizione con le banche, le richieste di pignoramento, ma soprattutto la mancanza di risorse che non permette alcuna operatività. Il passaggio di consegne tra Parnasi e Vitek sta richiedendo molto più tempo di quanto ipotizzato e sperato, ed anche per questo i Friedkin avrebbero deciso di abbandonare l'idea di Tor di Valle.

Una decisione che non è stata ben accolta in primis da Luca Parnasi, che ha inviato una Pec al Comune per tutelare le risorse pubbliche e private finora investite. I legali del costruttore romano sono in contatto con quelli di Radovan Vitek, e l'idea sarebbe quella di unirsi in questa operazione giudiziaria. Il ceco per ora avrebbe preso tempo e non sembrerebbe convinto di mettersi contro la città con cui conta di poter realizzare altre operazioni, né con la Roma che spera ancora possa scegliere nuovamente Tor di Valle come sede dello stadio.

La possibilità di una causa risarcitoria sarebbe stata presa in considerazione anche dalla Roma e dallo stesso Comune. Entrambi però, almeno così filtra dagli ambienti politici, avrebbero deciso di lasciar correre e mantenere saldi i rapporti. Anche perché balla appunto la scelta dell'area per lo stadio. In questo senso continuano a circolare le voci più disparate. Nulla di concreto, se non l'intenzione di realizzare il solo stadio, senza opere annesse, e senza dover intervenire sulle infrastrutture della città. Quindi l'area che verrà scelta sarà inevitabilmente già "pronta" ad ospitare uno stadio, meglio ancora poi se senza dover intervenire sul Piano Regolatore. Sul tavolo le solite note Tor di Valle e Tor Vergata, anche se sembrano prendere corpo e sostanza altre alternative, come l'area del Gazometro, di proprietà dell'Eni e che già faceva parte della shortlist presentata al sindaco Alemanno nel 2012. Tutto estremamente affascinante, ma ancora lontana dalla concretezza che aveva il progetto abbandonato.