Mentre sul fronte istituzionale tutto continua a tacere qualcosa si muove, e per fortuna, nei tribunali, dove ieri è stato sgomberato il campo da un possibile dubbio circa la legittimità dei terreni su cui dovrebbe sorgere il nuovo stadio della Roma. Protagonista Gaetano Papalia e i vertici della Sais, accusati di bancarotta fraudolenta, con 6 capi di imputazione. Assolti completamente perché il fatto non sussiste (e quindi con formula piena) Mauro Ciccozzi (liquidatore della società Ippodromo) e Michele Saggese (amministratore unico della Sais).I giudici della IV sezione del tribunale di Roma hanno condannato invece per uno solo dei sei capi Gaetano Papalia, già presidente dell'Ippodromo di Tor di Valle. Tre anni di reclusione, per l'accusa di bancarotta patrimoniale, a fronte però dei cinque chiesti dalla Procura. Papalia, come ricordato dal suo avvocato, Giandomenico Caiazza, è stato riconosciuto responsabile solo di un anticipo di cassa, messo a bilancio, per 2,5 milioni di euro. Niente a confronto degli oltre 22 milioni di euro in cui consisteva la bancarotta secondo l'accusa. Un'operazione, sempre secondo i pm, con cui Papalia avrebbe voluto distogliere i debiti della Sais verso l'Ippodromo, in modo da eludere le tasse e soprattutto cedere i terreni a Luca Parnasi. «Tutto quanto questo con la sentenza è venuto meno - ha detto l'avvocato Caiazza -. In appello siamo sicuri che verrà riformato o anche l'ultima frazione per
cui oggi c'è stata condanna».

Via libera

Quindi via ogni ombra sul passaggio dei terreni dalla Sais ad Eurnova. Ombre spesso evocate dai detrattori dello stadio, che evocavano questo procedimento come possibile pietra tombale sui desiderata del club giallorosso. Soddisfatto anche Gaetano Papalia, che, contattato da Il Romanista poco dopo la sentenza, ci ha detto: «Sentenza giusta. Rispetto ai 5 capi di imputazione per i quali sono stato assolto, il sesto capo relativo ad un mio errore di gestione finanziaria, è stato giustamente sanzionato da Tribunale. Forse è stata calcata un po' troppo la mano ma la mediaticità della vicenda ha inevitabilmente condizionato il collegio giudicante che ha dovuto ammettere l'insussistenza della bancarotta e lo smantellamento dell'impianto accusatorio». In realtà la notizia ha più una valenza politica che pratica, perché dell'insussistenza delle accuse erano certi tutti i diretti interessati. Compreso Radovan Vitek che sta concludendo in questi giorni l'acquisto dei terreni di Eurnova. Operazione che prelude ovviamente ad una accelerata sul fronte dell'iter burocratico, fermo, a dispetto di colorite e fantasiose dichiarazioni della sindaca e dei suoi uomini, proprio nelle stanze della prima cittadina. L'impasse con la Regione è ancora lontano da una sua positiva soluzione, e questo impedisce ogni passaggio in avanti. Non a caso un paio di giorni fa il Presidente del Coni, Giovanni Malagò, a Rai Radio2, ha dichiarato: «Il problema degli stadi lo risolviamo solo se facciamo una Olimpiade estiva o un Campionato del Mondo e un Europeo di calcio. Bisogna avere una obbligatorietà temporale per rispettare in questo modo i contratti».

Semestre bianco

Insomma per il numero uno dello sport italiano serve un evento straordinario per sbloccare la burocrazia del nostro paese. Fatto innegabile. Ancora più se si considera come Roma sia entrata ufficialmente nel cosiddetto semestre bianco, quello che porta direttamente alle elezioni, ed in cui è poco probabile che la maggioranza si assuma responsabilità importanti come l'approvazione di una Variante al Piano Regolatore Generale. Forse anche per questo la nuova proprietà della Roma continua a manifestare come non vi sia alcuna fretta o voglia di forzare lamano alla sindaca. E non perché, come pure ventilato da più parti si voglia costruire lo stadio altrove, ma solo perché si è consci che la partita si giocherà molto probabilmente solo dopo le prossime elezioni.