I prossimi saranno giorni dirimenti per le sorti non tanto del nuovo stadio della Roma, quanto più che altro per l'area di Tor di Valle. Infatti l'imprenditore ceco Radovan Vitek ha bisogno di accelerare il perfezionamento dell'acquisto dell'area dell'ex ippodromo, per poter scongiurare il rischio che i creditori di Eurnova, sempre più pressanti, causino il fallimento della società della famiglia Parnasi, ancora in attesa di incassare il prezzo di cessione dei terreni. Del resto l'eventuale fallimento di Eurnova determinerebbe una sicura azione revocatoria (da parte dei creditori) proprio del contratto di vendita al magnate ceco, che si vedrebbe così sfilare dal Tribunale l'intera area di Tor di Valle, inclusi i rilevanti diritti edificatori. Per evitare che si realizzi questo scenario Vitek deve, come detto, completare l'acquisto di Eurnova, ma non solo.
Il gruppo immobiliare ceco deve anche subentrare alla procedura fallimentare della Sais (la società della famiglia Papalia che per anni ha gestito l'ippodromo e che ha ceduto i terreni a Luca Parnasi) nel credito che questa vanta verso Eurnova per il saldo del prezzo dell'originaria vendita dei terreni. Insomma a Vitek non basterebbe rilevare il credito del Fallimento Sais verso Eurnova (stimabile in circa 5 milioni di euro), ma dovrebbe anche convincere gli azionisti della Sais a desistere dall'azione giudiziaria intentata in autonomia ed in surroga degli organi del Fallimento contro Eurnova, al fine di vedersi riconoscere la risoluzione del contratto di cessione dell'area mai terminato di pagare da Parnasi (pari a circa 25 milioni). Questo passaggio appare di estrema delicatezza in presenza degli ormai noti due pignoramenti operati dalle banche creditrici di Eurnova, con il secondo relativo ad un terzo dell'area di Tor di Valle e successivo alla trascrizione dell'azione giudiziaria della Sais. Questo ultimo particolare permetterebbe agli azionisti Sais di chiedere la revoca del diritto di trasferimento dell'area, o quanto meno di parte di essa (pari appunto ad un terzo), da Eurnova alla Cpi Property Group di Vitek. In altri termini vi sarebbe quella che in termini giuridici si chiama "evizione ai danni del nuovo acquirente", compromettendone il trasferimento della proprietà.
La Roma e i Friedkin dal canto loro continuano ad osservare l'evolversi dei fatti con relativa calma, anche perché, come dichiarato proprio a noi in una recente intervista, Gaetano Papalia non ha mai nascosto l'intenzione degli azionisti Sais a non ostacolare la realizzazione dello stadio, a condizione ovviamente che venga saldato il prezzo di cessione concordato sin dal 2010. A quanto ci risulta dopo l'addio di Mauro Baldissoni non ci sono più stati contatti tra Papalia e la Roma, ma questo non dovrebbe essere un problema. Vitek ha ben chiaro il quadro appena delineato e si sta muovendo per risolvere il problema quanto prima, entro dieci giorni al massimo. Il tempo di mettere nero su bianco gli accordi già raggiunti con Parnasi e versare la caparra stabilita. Poi si tenterà di trovare l'accordo con Papalia e con gli azionisti Sais, con cui un discorso sembra già essere stato aperto. Pochi giorni e poi il destino di Tor di Valle sarà chiarito. Nella speranza che l'ennesimo ribaltone nella Giunta Capitolina (con l'addio del vice sindaco Bergamo, molto vicino al dossier stadio) non favorisca l'immobilismo attuale o peggio determini ulteriori intoppi.