«Per noi lo Stadio della Roma si farà, è un'opera che viene portata avanti dai privati quindi sono loro a dover scegliere dove farlo. Ad oggi l'indicazione della precedente proprietà era di farlo a Tor di Valle, ma chiaramente siamo aperti al confronto con la nuova dirigenza. Noi ci mettiamo a disposizione, devono sussistere una serie di requisiti ma noi ci siamo». Così ieri la sindaca di Roma Virginia Raggi a RaiNews24.

Una vera e propria bomba che non trova senso se non nell'opportunità e nell'opportunismo di una classe politica che cerca evidentemente consenso elettorale. Perché pensare di ripartire da zero con un nuovo progetto può essere lecito per la proprietà giallorossa, probabilmente stanca dei continui rinvii della politica romana. Ma certo non è ammissibile per chi governa la città ed è responsabile del ritardo con cui tutto l'iter stancamente procede.

Cosa sta accadendo quindi intorno al nuovo stadio della Roma? Le parole della sindaca ieri sono suonate come una vera e propria bomba, che ha dato forza alle tante voci che in questi giorni hanno dipinto i Friedkin sempre più lontani da Tor di Valle, e tentati una volta dal Flaminio, un'altra da Tor Vergata, in futuro chi sa da quale zona della Capitale.

Ed anche l'opposizione è tornata a farsi sentire: «Sullo Stadio della Roma è chiaro che è la società che propone l'area al Comune – ha scritto su Twitter il capogruppo capitolino del Pd Giulio Pelonzila Raggi non nasconda le sue responsabilità dietro le scelte del privato. Se la società volesse indicare un'altra area, è per certo dovuto agli errori di questa amministrazione a 5 stelle».

E le parole di Pelonzi ci spiegano le ragioni di quello che può sembrare un dietrofront della sindaca. La verità che emerge dai corridoi di Palazzo Senatorio dipinge una prima cittadina preoccupata proprio dalle tante voci di questi giorni sullo stadio. Una preoccupazione che è andata crescendo per la mancanza di notizie ufficiali provenienti da Trigoria, dove pure è in corso una profonda riflessione (su tutto l'Universo Roma, non solo sullo stadio). La paura di perdere dalle mani l'unica vera carta elettorale, l'approvazione del progetto di Tor di Valle, avrebbe portato la Raggi ad avventurarsi nelle dichiarazioni di ieri. Un tentativo di appropriarsi di qualsiasi decisione i Friedkin vorranno prendere nei prossimi mesi. Insomma la Raggi con queste parole avrebbe tentato di intestarsi comunque il futuro impianto del club, qualunque esso sia.

Si ripartirebbe da zero

Ma pensare di spostare il progetto da Tor di Valle, o peggio ancora di realizzarne uno completamente nuovo, non è cosa così semplice. I tempi sarebbero sostanzialmente azzerati, verrebbero letteralmente buttati al vento gli ultimi 8 anni di lavoro. Definire una nuova area, anche una senza vincoli e che rientri nell'attuale Piano Regolatore, senza bisogno di varianti varie, richiederebbe comunque nella migliore delle ipotesi un paio di anni di trafile amministrative, che con la politica italiana non sono mai assicurati. Certo quindi non sarebbe un'operazione su cui la Raggi potrebbe vantare qualche merito, a meno di una conferma elettorale la prossima primavera.

Certo non sarebbe un'operazione conveniente per Eurnova, o per Vitek, che le società di Parnasi ha acquistato. Ed anche per la Roma non ci sarebbe poi tutta questa convenienza. Su Tor di Valle il lavoro procede ormai da oltre 8 anni, dai primi mesi del 2012. Sono stati superati ostacoli apparentemente insormontabili, portando il progetto realmente vicino all'approvazione. Certo di problemi ancora ne permangono.

Va chiarita la vicenda dei terreni, su cui esiste una richiesta di pignoramento, che va risolta entro il prossimo 18 dicembre. Vanno chiariti i rapporti tra la Roma e la nuova proprietà di Eurnova. Vanno superati i problemi relazionali tra la Regione ed il Comune. Tutte questioni che appaiono risolvibili, ma che lasciano comunque qualche dubbio nella testa dei nuovi proprietari della Roma. Pure perché a Trigoria di proposte ne sono arrivate e ne arrivano continuamente.

I texani, come informalmente fanno sapere dal club, considerano Tor di Valle una priorità ma non un dogma. Quindi non un obbligo, ma comunque la prima scelta. La Raggi dovrebbe evitare dichiarazioni che passano dal «regalo per i tifosi entro Natale» alle aperture su zone alternative. Lo stallo attuale può essere superato proprio da chi oggi ne è vittima, dall'amministrazione capitolina in primo luogo. Basterebbe lavorare seriamente, coordinarsi con i propri omologhi in Regione, produrre un testo di Convenzione finalmente realmente condiviso, magari anche coinvolgendo l'opposizione. E poi arrivare al voto in Assemblea con una proposta definitiva, che non lasci spazio a interpretazioni varie. Non serve molto. Serve solo volerlo fare.