Siamo davanti all'ennesimo punto di snodo nella vicenda che riguarda il nuovo stadio della Roma. Anzi dovremmo purtroppo parlare di punti di snodo, al plurale. Ma andiamo con ordine. La notizia che tutti un po' attendevano (ad eccezione probabilmente della sola Roma) riguarda i terreni di Tor di Valle e la loro titolarità. Da tempo sull'ex ippodromo pende una vertenza con la Sais di Gaetano Papalia, vecchio proprietario dell'area, che ancora deve essere pagato da Parnasi e da Eurnova, e che per questo ha chiesto la restituzione dei terreni. Ma le notizie non arrivano da così vicino. A smuovere gli equilibri, statici, degli ultimi mesi ci sta pensando Radovan Vitek, l'imprenditore ceco che ha messo nel proprio mirino le attività della famiglia Parnasi, Tor di Valle compresa.  

Un giro d'affari, quello tra la Cpi Property Group di Vitek e le società della famiglia Parnasi (Capital Dev, Parsitalia e Eurnova) stimato in oltre 500 milioni di euro, e fortemente sponsorizzato da Unicredit (che così si libererebbe dell'esposizione dei Parnasi). Nei giorni scorsi è circolata la voce secondo cui l'istituto creditizio italiano avrebbe dato una sorta di ultimatum al costruttore ceco. In realtà proprio in queste ore fonti vicine a chi sta curando direttamente la trattativa ci fanno sapere come sia invece proprio il gruppo di Vitek a voler stringere i tempi e chiudere l'affare.  

Lo snodo politico 

I contatti con gli uomini di Eurnova non sono mai cessati, e nelle ultime ore si sono anzi intensificati. Siamo quindi vicini ad una possibile svolta. E ad un cambio di proprietà di Eurnova. Fatto questo che permetterebbe alla sindaca di far ripartire l'iter amministrativo portando in aula i progetti sullo stadio. Come abbiamo più volte scritto, a frenare la prima cittadina della Capitale è proprio la presenza tra i proponenti di Luca Parnasi, con tutto il carico (politico e penale) che si porta dietro.  

E certo non ha aiutato (e veniamo alla seconda notizia di giornata) la decisione della Procura di Roma di chiedere il rinvio a giudizio di 8 persone nell'ambito del secondo filone dell'inchiesta Rinascimento. Tra gli otto ovviamente Luca Parnasi, ma anche il presidente dell'assemblea capitolina Marcello De Vito e l'avvocato Camillo Mezzacapo. La presenza di De Vito imbarazza il Movimento 5 Stelle, al punto che ai tempi delle indagini, con l'arresto dell'esponente grillino, fu Luigi Di Maio in prima persona a prendere la decisione di espellerlo dal movimento. Una decisione che De Vito ha sempre contestato, professando la propria innocenza, ma che ancora oggi rappresenta una macchia nel mondo dei 5 Stelle romani. E la paura che ci possa essere un secondo esponente del Movimento rinviato a giudizio ha finora frenato l'amministrazione capitolina, che si è un po' nascosta dietro continue verifiche tecniche, ma che in realtà sente di non avere la forza per garantire l'approvazione in aula del progetto. E certo il fatto che la Procura chieda il rinvio di De Vito non aiuta.  

Non importa ovviamente che le indagini della Procura non riguardino lo stadio. Il problema è tutto di natura politica, ed il fatto che si continui "giornalisticamente" a parlare di inchiesta sullo stadio non fa che alimentare questa confusione. Ed allora torniamo alla prima notizia. Il passaggio dei terreni di Tor di Valle, e più ancora di Eurnova, dalla famiglia Parnasi alla Cpi di Vitek (o a chiunque altro a dire il vero) sgombrerà il campo dai fantasmi della giustizia, liberando finalmente il progetto per il nuovo stadio della Roma dalle catene che lo stanno imprigionando.