Niente di fatto tra Parnasi e Vitek. Quello che doveva essere il fine settimana decisivo per il passaggio di consegne del progetto stadio nelle mani dell'immobiliarista ceco si è invece rivelato come l'ennesimo passaggio a vuoto. Eppure tutto sembrava pronto, con i documenti richiesti dalle parti pronti sulle scrivanie degli studi legali romani incaricati del difficile passaggio.

Qualcosa però non è andato come doveva, e quindi il ceco ha messo in stand by l'operazione. Non tutto il giro d'affari, lo stop al momento è solo e principalmente su Eurnova. Quello che più interessa ad Unicredit resta in dirittura d'arrivo: un'operazione che coinvolge tutte le società che a vario titolo compongono la galassia della famiglia Parnasi. Vitek infatti sta rilevando il debito della famiglia di costruttori romani nei confronti dell'istituto di credito guidato da Jean Pierre Mustier, per una cifra superiore ai 500 milioni di euro. La società più esposta è Capital Dev (società creata proprio su indicazione di Unicredit nella fase della prima importante ristrutturazione del debito), per circa 300 milioni di euro, seguita da Parsitalia (la primogenita della famiglia, guidata per anni da Sandro Parnasi) con 200 milioni e, infine, da Eurnova con (soli) 30 milioni, di cui però non acquisirebbe il controllo. Con un colpo solo quindi Unicredit si libererà del fardello accumulato negli anni da Sandro (prima) e Luca (poi) Parnasi.

Su questi aspetti non mancherebbe molto alla positiva conclusione dell'affare, con l'avvocato Giuseppe Lombardi, che sta gestendo per Unicredit l'operazione, pronto a convocare le parti per le firme. Quel che resterebbe fuori al momento è invece, come detto, la totalità di Eurnova, con il progetto stadio e i terreni di Tor di Valle inclusi. Non è ancora chiaro quale sia l'ostacolo, anche se indiscrezioni vicine a chi segue il dossier parlano di una differenza (concreta) nella valutazione dell'asset. A quanto pare i vertici di Eurnova resterebbero convinti di poter far valere il preaccordo siglato con James Pallotta lo scorso anno, per un valore complessivo vicino ai 100 milioni di euro. Cifra da cui non si vorrebbero discostare nella cessione alla CPI Property Group di Vitek.

L'imprenditore ceco invece, forte anche dell'esposizione debitoria della famiglia Parnasi (che sarebbe ben superiore agli oltre 500 milioni nei confronti di Unicredit, e che vedrebbe come creditori altre banche, oltre a professionisti a vario titolo chiamati a collaborare al progetto stadio), non vorrebbe andare oltre i 50 milioni. Una differenza che sarebbe alla base della sospensione della trattativa. E di questo in effetti si tratta: una sospensione, in attesa che le parti facciano meglio i propri conti. Da Trigoria e da viale Tolstoj si continua a manifestare la massima serenità circa le sorti del progetto, con o senza Vitek. Sia James Pallotta, che soprattutto Dan Friedkin sarebbero in grado di sostenere l'investimento richiesto per lo stadio, o comunque di trovare soci capaci di supportare a dovere il progetto.

Chi invece si sta dimostrando insofferente a questa nuova attesa è il vertice del Campidoglio, che vedeva nell'uscita di scena di Luca Parnasi, la possibile svolta capace di rafforzare la maggioranza in aula e permettere finalmente l'approvazione della Variante al Piano Regolatore Generale della città e della Convenzione Urbanistica. Non è chiaro quanto tempo sarà necessario perché riprenda la trattativa tra le parti coinvolte, ma è improbabile che questo possa avvenire nei prossimi giorni. Nel frattempo i dirigenti di Eurnova vorrebbero riprendere il lavoro con i tecnici comunali, anche per rafforzare il valore della società. Perché sia chiaro: le sorti dello stadio non dipendono, o non dovrebbero in alcun modo dipendere, da Vitek o da chiunque altro si possa far avanti. Lo stadio è già un diritto acquisito dalla Roma. Lo stadio va fatto.