Dov'è finito Lorenzo il Magnifico? Un calciatore romano dalle doti tecniche sopraffine e dalle giocate che ricordavano quelle dei grandi del passato. I grandi numeri 10 della sua Roma? Anche. Ma non scomodiamo paragoni. Lorenzo è solamente Pellegrini. Un ragazzo cresciuto a Trigoria, che si è andato a fare le ossa al Sassuolo e in due stagioni - soprattutto nella seconda in cui ha segnato anche sei reti - si è messo in luce.

È tornato e si è trovato, dopo un'annata di "gestione del ragazzo" (comunque 28 presenze con la Roma in Serie A) con il "suo" mentore Di Francesco in panchina, una grossa responsabilità sulle spalle. Sì, perché Lorenzo è stato il dopo Strootman nella scorsa stagione, non strettamente nel ruolo ma nell'eredità raccolta in quell'ultimo giorno di mercato che fece rumore. A 22 anni si è ritrovato pressoché titolare, era il suo momento. Ha iniziato a stenti, risentendo probabilmente troppo di quel vuoto lasciato in mezzo al campo dall'olandese e da Nainggolan, ceduto all'Inter.

Poi però ha saputo sbocciare, quasi improvvisamente, in un caldo pomeriggio di un 29 settembre, quello del 2018, come se ai due leader del centrocampo della Roma della grande Champions volesse dire: "Io non pensavo a te". E si è inventato un gol di tacco in un derby (e un assist), subentrando dalla panchina a chi di quei colpi se ne intende abbastanza, come Javier Pastore.

Centrale con Paulo

Oggi, anche se ha le spalle (forse ancora un po') strette, gioca con la maglia numero sette. Non è più un "giovane" però: da quando alla Roma è arrivato Paulo Fonseca ha un ruolo di assoluta centralità. Il portoghese ha capito da subito che Lorenzo può giocare ovunque a centrocampo. L'ha provato come centrale tra i due mediani del 4-2-3-1 - anche per necessità all'inizio della sua avventura sulla panchina della Roma - perché ha qualità e fisico, ma non lo vede come mezz'ala. Perché è un trequartista, il ruolo che il giocatore stesso preferisce, per esprimersi al meglio e mostrare quel combinato di classe e dinamicità che fa di Pellegrini un calciatore moderno a 360 gradi. Che non toglie neanche mai la gamba, o il braccio, come a Reggio Emilia quando ha commesso l'ingenuità che gli è costata un rosso, e che dovrebbe, in tal senso, imparare ancora a dosarsi un po'.

In questa stagione, poi, Fonseca l'ha anche perso, sempre di 29 settembre, a Lecce (frattura del metatarso) ed è stato fuori per quasi due mesi. Ma fortunatamente aveva rigenerato Pastore: con lui, per altro, la striscia più positiva della Roma di Fonseca con tre vittorie consecutive in campionato con Milan, Udinese e Napoli. Ma era una Roma lanciata, quella che inciampò solo a Parma per oggettiva usura. Pellegrini è rientrato alla grande, con degli altissimi punti di calcio: assist, fascia da capitano (a San Siro contro l'Inter) e gol. Da Roma-Brescia a Fiorentina-Roma, un piacere per gli esteti del calcio. Poi un inizio di 2020 nefasto, se si fa eccezione per la partita di Parma in Coppa Italia dove con due reti ha trascinato la squadra a giocarsi i Quarti di finale con la Juve.

Poi un'imbarcata dopo l'altra, con le eccezioni che confermano la regola di Genova (vittoria con i rossoblù) e il pari nel derby. Fino alle prestazioni di Reggio Emilia e Bergamo, così brutte da non poter essere vere. Tanto che qualcuno che deve aver davvero molto tempo libero ha montato un video virale da un minuto e mezzo stile "Mai dire gol" con i suoi errori commessi contro l'Atalanta. Un video che c'è da augurarsi sia arrivato anche a lui, ma giusto per conferirgli quell'ultima spinta - semmai ce ne fosse bisogno - che sappiamo essere già in atto a riscattarsi subito. Con i tifosi della Roma, sempre al proprio fianco. Liberi di criticare, ma che non mancano mai di sostenere un giocatore in difficoltà.

Futuro prossimo

Pellegrini è rimasto a Roma. Mentre diventava padre ha deciso di credere ancora nel progetto, ha speso parole d'amore e che promettono un futuro, ha percepito da subito una storia potenzialmente diversa da quella di Florenzi con questi colori, ha convinto anche lui Dzeko a rimanere. C'è una clausola rescissoria sul suo contratto che fosse per lui e se ci fosse più certezza nella società Roma oggi forse sarebbe già stata eliminata. C'è chi lo inserisce insieme a Zaniolo (che però al momento non ha tutto questo mercato, visto l'infortunio) tra i possibili partenti a fine stagione se la Roma non dovesse qualificarsi per la prossima Champions League. C'è chi si domanda invece se sia davvero possibile per un uomo come Dan Friedkin presentarsi con la cessione eccellente dell'ultimo dei romani.

C'è chi, poi, come Lorenzo, si sta concentrando solamente sul campo, con l'impegno certo di puntare ancora alla prossima Champions, ma soprattutto di tornare a credere fermamente nel lavoro con Fonseca e cancellare questo mese e mezzo da incubo che accompagna i colori giallorossi. Con l'Europeo in Azzurro che fa da sottofondo. Perché non può essere vero quello che stiamo vedendo e i primi a saperlo sono proprio i giocatori. Fonseca ha detto di voler lavorare sulla testa dei giocatori e i calciatori sono con l'allenatore e sono convinti che la Roma non sia questa. È ora di ripartire da questa certezza e da questa fame. È il momento di ritornare Lorenzo il Magnifico.