Le parti torneranno ad incontrarsi all'inizio della prossima settimana, con l'obiettivo non dichiarato di trovare un compromesso sostanziale tra le posizioni delle due parti coinvolte. Ma quello che è andato in scena ieri pomeriggio presso gli uffici della Direzione del Dipartimento Urbanistica del Comune di Roma, guidato dall'architetto Esposito, in via del Turismo all'Eur, a pochi passi dalla nuova sede sociale giallorossa, tra gli emissari della Roma, i tecnici del Comune, ed una delegazione della Città Metropolitana, è stato un incontro proficuo.

Almeno questa è la sensazione che ne hanno tratto i protagonisti diretti della vicenda. Restano le distanze ma sembra che la volontà di venirsi incontro sia concreta e reale. Insomma possiamo parlare di avvicinamento, di affinamento del lavoro fin qui svolto, non certamente della fumata bianca tanto attesa, ma nemmeno dello stop temuto alla vigilia. Le parti continueranno a vedersi e a cercare una soluzione, e questo a stretto giro, senza troppi indugi.

L'incontro 110 (tanti ne sono serviti finora) quindi sembra essere andato bene, e il 111 ci sarà, come scritto, all'inizio della prossima settimana. Le questioni aperte sono quelle ormai note relative alla tempistica di realizzazione delle opere pubbliche, in particolare quelle per la viabilità e la mobilità. Il Ponte dei Congressi, la Roma-Lido, e l'unione della Via del Mare con la Via Ostiense. Ieri si è parlato soprattutto di quest'ultimo punto, che vedrà coinvolti il Comune e la Città Metropolitana, a cui spetta la competenza dell'infrastruttura, interamente finanziata dai privati. Questo aspetto rende la questione la meno spinosa delle tre in ballo, e forse proprio per questo il clima registrato è stato più sereno di quello degli ultimi incontri.

In particolari gli emissari della Città Metropolitana (che lo ricordiamo è sostanzialmente l'Ente che ha sostituito per competenze la vecchia Provincia di Roma) sarebbero andati via convinti delle proposte avanzate dai privati, e dal piano dei lavori presentato ieri. Dalla prossima settimana invece si tornerà a discutere della altre due questioni, quelle su cui la sindaca Virginia Raggi insiste di più, e la cui soluzione appare più complicata. Il Ponte dei Congressi vive una fase di stop forzato dall'assenza di denaro nelle casse comunali, e che ad oggi sembra sempre più lontano anche dai desiderata del Governo, che ha già stanziato oltre 170 milioni di euro per il progetto, e non intende andare oltre. Mancano i 37 milioni di euro di competenza del Comune, e che erano stati stanziati nel bilancio comunale lo scorso anno, salvo poi decidere di rinviare l'investimento, stralciandolo dal bilancio, a data da destinarsi. Circa 40 milioni di euro che la Capitale al momento non ha, e che, forse, vorrebbe farsi finanziare dalla Roma.

Il miliardo e mezzo di euro stanziato per risanare i conti della Capitale nel Decreto Crescita, approvato ieri (con il voto di fiducia chiesto dal Governo) alla Camera dei Deputati, potrebbe aiutare a sbloccare l'iter per il ponte, ma le esigenze della Città Eterna sono talmente tante, che non è da escludersi che si possa dirottare le nuove risorse su altri fronti. Peccato però che il Ponte dei Congressi non riguardi lo stadio, al punto da non essere mai entrato in discussione nell'ambito della Conferenza dei Servizi, da dove anzi venne espunto l'altro ponte, quello di Traiano, tanto caro ai dirigenti della Regione Lazio e dall'ex sindaco Marino e che invece venne ritenuto superfluo dalla giunta Raggi (sia dall'ex Berdini che dall'attuale assessore Montuori).

E poi la ferrovia Roma-Lido, quella che viene considerata la peggiore ferrovia d'Italia, ma che serve ogni giorno oltre 100 mila cittadini romani. Il potenziamento della linea che porta al litorale romano è già stato approvato dalla Regione Lazio, proprietaria della ferrovia, che ha messo sul piatto della bilancia 180 milioni di euro. A questi si aggiungeranno 45 milioni dei privati. Ma i lavori dovrebbero terminare nel 2023, troppo tardi per la Roma. E nemmeno è piaciuta al club giallorosso l'idea del Comune di limitare la capienza del nuovo impianto in attesa del completamento dei lavori. Si cercherà una nuova soluzione ed un'intesa nei prossimi incontri. Le parti intanto restano fiduciose.