Sono giorni importanti per capire le reali possibilità di posare la prima pietra per il nuovo stadio della Roma entro la fine di quest'anno. Giorni che si dividono tra le varie Commissioni del Comune (chiamate ad esprimersi sulla proposta Grancio-Fassina per l'annullamento del pubblico interesse), le aule della politica romana e nazionale (con i dissapori all'interno della maggioranza capitolina, e ancor di più tra quella del Governo di Giuseppe Conte), e i tavoli tecnici, che in queste ore continuano a lavorare per portare a termine la stesura della Variante al Piano Regolatore Generale e della Convenzione Urbanistica.

Il punto

Ma andiamo con ordine. Dopo il voto contrario delle Commissioni Lavori Pubblici e Urbanistica, i vertici capitolini si attendono che anche le altre commissioni chiamate in causa, a cominciare dalla Commissione Sport, Benessere e Qualità della Vita, facciano altrettanto. Del resto il presidente della Commissione, Angelo Diario, ha scritto su Facebook, dopo la decisione di rinviare il voto, come non ci sia la minima possibilità di un voto favorevole. «Posso senza nessun imbarazzo né incertezza – ha scritto Diario - confermare che gli elementi emersi in commissione sono più che sufficienti per esprimersi negativamente sulla delibera, e dunque positivamente sulla prosecuzione dell'iter per la realizzazione dello stadio della Roma».

Non si prevedono sorprese quindi. Certo non quelle riservate dalla Presidente della Commissione Urbanistica, Donatella Iorio, che dopo aver respinto la proposta Grancio-Fassina, ha aperto alla possibilità di un nuovo voto sul pubblico interesse in Comune. «Potrebbe esserci una nuova votazione sull'interesse pubblico sullo Stadio della Roma a Tor di Valle – ha detto l'esponente grillina - non dipende da questioni di merito o di una volontà specifica di modificare il progetto. Ma semplicemente per consolidare quell'interesse pubblico con un voto dell'Aula che non veda coinvolto il presidente Marcello De Vito». In sostanza si tratterebbe del tentativo di assicurarsi da ipotetici ricorsi giudiziari, generati dalla presidenza dell'indagato (non condannato, e nemmeno imputato) De Vito. Una possibilità che negli ambienti politico-giudiziari viene però considerata a dir poco surreale. Sicuramente sarebbe una procedura irrituale, che a sua volta si presterebbe a possibili ricorsi, e che quindi non rassicura i diretti interessati, e che avrebbe l'unico effetto di rallentare ulteriormente l'approvazione del progetto. Cosa che ovviamente rischia di irritare i proponenti.

Dal Campidoglio comunque non arrivano conferme, ed anzi sembra che la sindaca, che pure non sta vivendo un momento particolarmente felice, conti di avere ampi numeri che le consentano di approvare i documenti mancanti nei tempi previsti.  Ed eccoci quindi all'ultima questione sul tavolo. Anzi sui tavoli. Perché ormai Variante e Convenzione sembrano viaggiare su strade diverse. Infatti se per la Convenzione mancano ancora da definire dettagli significativi che potrebbero far slittare la stipula a giugno o luglio, per la Variante sembra invece tutto pronto. Il progetto, corredato dal parere del Politecnico di Torino, dovrebbe arrivare in Campidoglio per il voto entro la fine del prossimo mese, rispettando, almeno questa volta, i tempi previsti.