L'intervista

Umberti (Pres. IV Municipio): "Stadio in 3 anni. Quintiliani cambierà nome"

"L’interesse nella costruzione è quella di favorire la visione del pubblico, all'Olimpico non si vede nulla. Interesse della Roma per Pietralata nato da parecchio tempo"

Intervista Massimiliano Umberti

Intervista Massimiliano Umberti

16 Luglio 2022 - 09:38

In quella che potrebbe essere una delle settimane più calde dell’estate per la società giallorossa, impegnata tra l’organizzazione della squadra e l’OPA lanciata dalla proprietà sulle azioni rimaste in mano al mercato, lo stadio torna ad essere elemento centrale. Lo è anche nelle dichiarazioni del Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che ieri è tornato a parlare del progetto giallorosso, ribadendo come il club punti a un impianto senza «la parte residenziale, commerciale e una serie di annessi e connessi». «D’intesa con l’AS Roma, su loro proposta - ha detto Gualtieri al Corriere della Sera - abbiamo lavorato intensamente per verificare la possibilità di fare lo stadio a Pietralata nella area ex Sdo, un’altra delle grandi incompiute». E noi abbiamo deciso di approfondire il tema con il Presidente del IV Municipio in cui dovrebbe sorgere il nuovo impianto, Massimiliano Umberti. Classe 1978, laureato in Scienze politiche e relazioni internazionali, lavora in Rai come curatore del programma Geo. Ed è romanista.

Partiamo da lontano. Da quando ha saputo dell’interesse della Roma per Pietralata?
«Beh, già da parecchio tempo, anche se adesso è difficile quantificarlo. Diciamo dall’inizio dell’anno, e comunque già da diversi mesi. Dopo poco che mi sono insediato».

È stato informato di questo? Dal Comune, dai tecnici, dalla Roma? Come è venuto a conoscenza lei di questo interesse?
«La Roma è venuta ad incontrarci, sono venuti in Municipio da me. Ovviamente ho delle interlocuzioni con Roma Capitale. Quindi direi da entrambi».

Ha avuto modo quindi di iniziare a collaborare o comunque di interloquire con la Roma? Come le è sembrata la società?
«La società mi è sembrata molto seria e questo è dimostrato dal fatto che, in fin dei conti, fino a che non si è avuta la certezza dell’identificazione dell’area non abbia fatto assolutamente nessun tipo di comunicato stampa o dichiarazione. Mi sono sembrati molto determinati. Perché è un obiettivo per la Roma importantissimo da raggiungere per evidenti motivi. E mi sono parse delle persone molto, molto, molto, sensibili anche al contesto in cui potrà nascere questo stadio».

Gualtieri ha detto che la Roma vuole costruire solo uno stadio in quella zona. Partiamo proprio da questo aspetto rispetto al progetto precedente di Tor di Valle. Che significa uno stadio, lì a Pietralata, per chi ci vive prima di tutto?
«Lo stadio va a ricucire una ferita urbanistica che c’è da moltissimi anni. Consideri che si parlava di SDO già ai tempi di Petroselli, ma poi negli anni è rimasto tutto così. C’è una ferita urbanistica all’interno di Roma, vicino all’Hub principale che è la stazione Tiburtina, che va ricucita. Quindi, dal punto di vista urbanistico, è un successo che non ha eguali».

Per i cittadini...
«Proprio per i cittadini. Su un’area degradata, che viene sistemata e dove viene costruito uno stadio con un investimento di cinquecento milioni di euro. Sfido chiunque a dire che non è un’occasione da non perdere per i cittadini».

Un’area in cui sono già previsti altri progetti, come Roma Technopole. Lo stadio come si inserisce in questo contesto?
«Lo stadio sarà sicuramente un volano di sviluppo verso tutte queste altre cose. Lì sorgerà il Tecnopolo, che probabilmente si concluderà prima dello stadio. È una cosa gigantesca. Sette università che si sono consociate tra loro, che faranno nascere questo Tecnopolo. Studenti, cittadini, tecnici, romani, studenti fuorisede. Ci sarà tantissima gente che gravita in quel quadrante. Lì nascerà anche la nuova sede dell’Istat. È un quadrante in totale sviluppo. E poi lo stadio significa anche opere pubbliche».

Opere pubbliche, infrastrutture. Quali e a carico di chi?
«Ci sono le cosiddette opere a scomputo. E quindi a carico di chi fa lo stadio, ovviamente. C’è bisogno di servizi per i cittadini, di un grande parco verde, sicuramente, che può dare respiro a tutto il quadrante. C’è anche da mettere a posto alcune cose per la mobilità. C’è sicuramente da creare qualcosa che a Roma non esiste. Però questo non glielo dico».

Qualcosa che a Roma non esiste?
«Qualcosa che ancora non posso svelare».

Torniamo alla mobilità, uno degli aspetti più critici di Tor di Valle, ma uno dei punti di forza di Pietralata.
«Qui partiamo molto avanti. Abbiamo tre fermate della metropolitana, la stazione Tiburtina, anche con l’alta velocità. Abbiamo i bus, abbiamo la tangenziale a 500 metri in linea d’aria, abbiamo l’autostrada A24, ad appena un chilometro. Insomma, dal punto di vista della mobilità partiamo già molto avanti. Sarà uno stadio che per il 70 o 80 per cento si raggiungerà con i mezzi pubblici. C’è una stazione da vedere che casca proprio dentro lo stadio, Quintiliani, alla quale dovremmo cambiare anche il nome».

E questa è una notizia...
«Sì, lo cambieremo. Di questo non ho parlato con nessuno, però lo dobbiamo cambiare».

Ha già visto il progetto dello stadio? Che idea si è fatto?
«Di base sono belli tutti gli stadi di proprietà. L’interesse nella costruzione è quella di favorire la visione del pubblico. Noi siamo abituati all’Olimpico, dove non si vede nulla. Il fatto che questo stadio sia fatto per il pubblico già lo rende bellissimo. Poi la forma sarà quella di un catino».

Lei è tifoso della Roma, giusto?
«Otto mesi fa non avrei mai immaginato di poter stare al tavolo della trattativa dello stadio. Io sono fin da piccolo tifoso della Roma. Mio padre mi ha trasmesso questa passione e quindi la cosa mi inorgoglisce. Ho dei ricordi legati alla Roma sempre molto belli, anche nella sconfitta, come nella vittoria. Non tanti rispetto a quanto avrei voluto. La Roma è sempre stata nella mia vita, un punto di riferimento, questo non posso negarlo. E il fatto che oggi mi trovi in questa doppia veste, di tifoso e amministratore pubblico, mi inorgoglisce, e mi dà molta voglia di fare. Una bella sensazione».

L’ultimissima, Presidente. Non da tifoso, ma da amministratore, quindi non un auspicio, ma una previsione. I tempi di realizzaione quali saranno secondo lei?
«Secondo me tre anni, forse tre anni e mezzo».

Per la prima pietra?
«Per finirlo. Ci sono tutti gli ingredienti e sappiamo che sarà qualcosa di cui gioveranno tutti. Sia da un punto di vista politico e amministrativo, sia da un punto di vista societario. C’è tutto l’interesse, una volta stabilite le cose in partenza, a muoversi velocemente. Con procedure chiare e lineari c’è tutto perché il progetto vada fino in fondo rapidamente»

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