Mercoledì o giovedì Roberto Gualtieri, nuovo sindaco di Roma, dovrebbe presentare la prossima Giunta che avrà il compito di affiancarlo nei prossimi cinque anni. E dal puzzle che l'ex inquilino del Mef riuscirà a comporre potrebbe emergere con chiarezza il senso politico che avrà il Campidoglio, anche e soprattutto sul rinnovamento della città. Un rinnovamento che passa inevitabilmente per le infrastrutture e le grandi opere di cui la città vorrà e potrà dotarsi nei prossimi anni. Su questo conta molto la Roma, che attende proprio di conoscere chi saranno i propri interlocutori sul capitolo stadio. L'ex capogruppo del PD in assemblea capitolina Giulio Pelonzi, sembra destinato a guidare una sorta di task force che dovrebbe occuparsi proprio di stadi, sia della Roma che della Lazio, da vedere poi se attraverso una delega o una nomina in Giunta, fatto quest'ultimo che avrebbe chiaramente il senso di voler dare una priorità a questo fronte.

Un posto in Giunta sembra possa averlo anche il professor Giovanni Caudo, già assessore all'urbanistica quando sindaco era Ignazio Marino. Caudo balla tra urbanistica, lavori pubblici e patrimonio. Tre poltrone che lo metterebbero comunque seduto al tavolo dell'affaire stadio. E non occorre ricordare come Caudo sia stato fondamentale per la definizione del progetto per Tor di Valle, il primo, quello con le torri di Libeskind e con le opere pubbliche a carico dei privati. Proprio Caudo volò con Marino fino a Boston per chiedere a James Pallotta di rivedere la propria idea di investimento ed andare oltre il semplice stadio, con la riqualificazione del quadrante interessato. Un uomo quindi non nuovo al tema, e che anzi in passato ha dato prova di avere una propria visione ben definita. Tutto il centrosinistra comunque sembra concordare sulla necessità di arrivare presto a dama, ma senza per questo rinunciare al proprio ruolo di indirizzo. La differenza con la vecchia Giunta starebbe proprio in questo aspetto infatti. Gualtieri non vuole limitarsi ad accettare o meno la proposta della Roma, ma vuole definirla insieme al club. Anche per questo quello che era semplicemente il "piano B" sembra oggi prendere sempre più corpo. L'area dell'Ostiense continua ad avere delle problematiche da superare, su cui il Comune potrebbe ben poco (il Gazometro per esempio non è nella disponibilità di Roma Capitale, ma appartiene a Italgas). Nulla di insormontabile, ma in Campidoglio si fa largo l'idea di prendere in co-gestione con la Roma lo Stadio Olimpico.

Il Gazometro, simbolo dell'area dove la Roma vorrebbe costruire il nuovo impianto di proprietà (Getty Images)

L'impianto del Foro Italico oggi è gestito da Sport e Salute, società che fa capo al Mef (ancora il Ministero che fu di Gualtieri e di cui era vice capo gabinetto Stefano Scalera, oggi alla Roma), e che rinuncerebbe molto volentieri a quello che per molti è soprattutto un peso. L'impianto non è considerato più funzionale alle esigenze di oggi, con la pista d'atletica che lo rende poco fruibile per il pubblico. E dopo il Covid anche le dimensioni stesse dello stadio sarebbero considerate eccessive. Tutto questo avrebbe fatto maturare la convinzione al Coni (che resta proprietario dello stadio) che sia necessaria una profonda ristrutturazione. Un intervento costoso, e che sarebbe sostenibile solo con l'intervento del Comune. E magari di un privato. Se la Roma accettasse questa possibilità si troverebbe davanti ad una strada spianata ed il cui iter sarebbe velocissimo. Forse meno di un anno prima di arrivare alla cauterizzazione vera e propria. Tutto semplice quindi? Non proprio. Sull'ipotesi si lavora già da qualche settimana, e vanno definite ancora le condizioni a vantaggio della Roma. I costi di gestione e la durata del mandato di concessione (30 anni, 99 anni, o, come per il Napoli, solo 5 anni?). Aspetti che una volta definiti faranno capire la fattibilità o meno dell'idea. Che quindi per ora resta tale.