Duemilacinquecento. Perché è sicuramente vero che la macchina amministrativa si sta (lentamente) rimettendo in moto e che dopo settimane e mesi di silenzio si sta tornando a parlare del più importante progetto di edilizia privata (nel senso dei soldi che verranno investiti) e pubblica (per le opere che verranno realizzate) della storia recente della nostra città. Ma è anche vero che sono passati appunto 2500 giorni dal febbraio del 2012, da quando la Roma ha deciso di mettere in concreto quella che era stata per decenni solo un'idea o poco più, avviando il primo passo per ufficializzare l'iter di cui ancora purtroppo discutiamo.

2500 giorni dall'avvio della fase di individuazione e verifica, affidata a Cushman & Wakefield, leader nel settore immobiliare in Italia e nel mondo, dei terreni utili alla costruzione dello stadio della Roma. Ottanta siti vagliati da cui emerse nel dicembre dello stesso anno l'area dell'ex ippodromo di Tor di Valle. Un'area fino ad allora dimenticata da tutti (anche dai vari soprintendenti e dalle varie associazioni ambientaliste), abbandonata al proprio destino, con il fallimento della famiglia Papalia, per anni proprietaria dell'ippodromo e delle sue strutture. Che nel frattempo erano state modificate, adattate alle esigenze che cambiavano, infine lasciate marcire sotto il sole. Lo spettacolo di Tor di Valle non era, e non è ancora, invitante, anzi. Ma qualcuno decise di crederci. Al punto da continuare a proporre la propria idea caparbiamente a tre sindaci diversi, da Alemanno alla Raggi, passando per Marino, ed ottenendo sempre risposte positive.

Al punto che non ci si è scoraggiati davanti a un commissariamento, davanti al cambio di governi nazionali o anche di presidenti della Repubblica. Si è continuato a crederci. Al punto che oggi, nonostante l'inchiesta Rinascimento (che con lo stadio non ha nulla a che fare, come risulta evidente da ogni atto della Procura) abbia fatto scappare la DeA Capital, come sappiamo vi sono parecchie manifestazione di interesse a rilevare la posizione (e i terreni) di Eurnova. Nelle ultime settimane sono stati fatti i nomi dei più grandi gruppi del settore immobiliare e finanziario nazionale ed internazionale come possibili nuovi partner del presidente James Pallotta. Su tutti emergono il gruppo Pizzarotti di Parma, che in passato ha già rilevato la posizione e le strutture (oltre a parte dei debiti verso gli istituti di credito) di Parsitalia e che quindi vanta un rapporto privilegiato con la famiglia Parnasi.

Ed il gruppo di costruzioni più importante d'Italia, quella Salini Impregilo di cui si parla in chiave Tor di Valle da tempo, quantomeno come possibile appaltatore per la realizzazione dello stadio. Tutti gruppi solidi, che non avrebbero difficoltà a sostenere finanziariamente l'impresa, e che (contrariamente ad Eurnova) potrebbero farsi carico dell'edificazione delle strutture in prima persona. Questo restando solo al panorama nazionale. Allargando l'orizzonte spuntano manifestazioni concrete di interesse da parte di fondi esteri i cui nomi sarebbero ancora segreti. Non crediamo però di scrivere eresie se ipotizziamo che tra questi possano esservi colossi come la Starwood o la Goldman Sachs. La prima è leader nel settore alberghiero, ed in passato è stata già coinvolta nel progetto stadio e più in generale nell'investimento di Pallotta nella Roma.

Ha fatto parte degli investitori che con il magnate di Boston hanno rilevato le ultime quote in possesso di Unicredit, liberando la banca italiana. La seconda invece è già partner sia della Roma che del presidente americano. Ha da poco rifinanziato il debito del club, e non ha mai nascosto il proprio interesse nel business degli impianti sportivi. Negli Stati Uniti ha finanziato numerosi progetti, in Italia già collabora fattivamente con l'Inter. Insomma due realtà forti che avrebbero non pochi interessi ad entrare nella partita per la realizzazione dell'impianto giallorosso. A questi poi bisogna sempre aggiungere il candidato numero uno a rilevare la posizione di Eurnova: vale a dire il presidente James Pallotta e la sua StadCo.

E sembra proprio che siano questi i giorni decisivi per arrivare a dama con questa operazione, e che le cifre possano essere tali da accontentare tutti. Certo non i 200 milioni che DeA Capital aveva promesso a Parnasi. E nemmeno i 50 che sarebbero stati messi sul piatto della bilancia da qualche investitore nelle scorse settimane. Sembra che l'accordo possa chiudersi per una cifra di poco inferiore ai 100 milioni. Il tutto possibilmente prima che si sblocchi definitivamente l'iter amministrativo per l'approvazione del progetto. Ed in questo senso è stata importante la riunione che si è tenuta a quanto pare lunedì in serata (e non ieri come invece annunciato) tra la sindaca Virginia Raggi e gli assessori competenti sul dossier stadio: Luca Montuori per l'Urbanistica e Linda Meleo per la Mobilità.

I due dipartimenti dell'amministrazione capitolina che maggiormente hanno rischiato di subire contraccolpi dall'inchiesta giudiziaria contro Luca Parnasi ed il suo sistema di potere. Dipartimenti che sono ancora al lavoro per sbrogliare una matassa che poi tanto complicata non appare. Come confermato, a quanto pare già da venerdì scorso, dal Politecnico di Torino che, nonostante alcuni dubbi in merito alla mobilità dell'area e al trasporto pubblico, ha comunque espresso un primo parere favorevole allo studio sui flussi di traffico da e per lo stadio fatto lo scorso anno da Systematica srl, primaria società di consulenza nel settore del Town & Transport Planning, per conto di Eurnova. Uno studio che ha già superato il vaglio dei tecnici del Comune e della Conferenza dei Servizi (quindi Regione e vari Enti Statali), e la cui validità nessuno ha mai messo ufficialmente in discussione.

Ed in questo senso la collaborazione tra la Roma e i vertici del Campidoglio non è mai venuta a mancare in questi mesi. A dimostrazione di come la sindaca continui a puntare forte sul progetto stadio. Anche se i tempi non saranno brevi. Prima di poter pensare di far ripartire l'iter occorrerà attendere il parere definitivo e motivato del Politecnico, per cui occorreranno ancora 30 giorni. Solo a quel punto i dipartimenti del Comune interessati passeranno la Variante al Piano Regolatore Generale alla Giunta prima e all'assemblea Capitolina poi. L'orientamento è quello di respingere ogni proposta emendativa pervenuta, con la motivazione (legittima) di non volersi distaccare da quanto discusso e deciso in sede di Conferenza dei Servizi. Poi tutto tornerà in Regione per l'approvazione definitiva, cui dovranno seguire ancora alcuni passaggi tecnici, i cui tempi però appaiono certi e rapidi. Per arrivare infine alla fatidica posa della prima pietra. Pietra che ad oggi attendiamo da (almeno) 2500 giorni.