Che qualcosa si stia muovendo intorno al progetto per il futuro stadio della Roma ormai lo scriviamo da qualche mese, ed ancora di più da qualche settimana. Il progetto interessa (e molto) a gran parte dell'imprenditoria nazionale (e non solo) per mille ragioni diverse. Soprattutto perché rappresenta un punto di svolta unico e cruciale nella desolata economia della Capitale, priva di investimenti privati (che vadano oltre l'edilizia residenziale) da decenni almeno. Ed è così che non sorprende come il Credito Sportivo, guidato da Andrea Abodi, non abbia mai nascosto il proprio interesse al finanziamento dell'opera.

O come Starwood, colosso mondiale del settore alberghiero, sia in prima linea su questo fronte già dagli albori del percorso amministrativo. Se a tutto questo aggiungiamo che Eurnova, la società che con il presidente Pallotta sta portando avanti l'operazione, non è mai stata (dopo il fallimento di Parsitalia, la storica società della famiglia Parnasi) in grado di edificare materialmente nulla, risulta ovvio che si stia tentando di individuare un possibile costruttore. E non è esercizio di fantasia pensare solo ed esclusivamente ai più grandi gruppi immobiliari del nostro paese, gli unici in grado di realizzare un'opera ambiziosa come quella giallorossa. E non pensiamo tanto al Business Park o alle aree annesse, quanto allo stadio vero e proprio.

Un gioiello architettonico e ingegneristico su cui la proprietà americana del club ha puntato forte da sempre. Un nuovo modello di intrattenimento, ispirato agli impianti statunitensi, che dovrebbe stravolgere il modo di vivere una partita di calcio in Italia. Ed allora ecco che risulta più che ragionevole la voce che vede il gruppo Salini in pole position per la realizzazione dello stadio a Tor di Valle. Ma davvero poco importa chi costruirà la nuova casa giallorossa. Importa che si faccia presto.