Immaginate la vostra Marylin. Mazzi di rose. Inviti a cena. Telefonate. Messaggi. Volendo stupire, pure i piccioni viaggiatori. Ci uscite a cena. Coinvolgente lume di candela. Chef stellato, un conto che serve un mutuo, il ritorno a casa, la tentazione di dirle, «ti va di venire a bere una cosa da me?», meglio evitare giusto per non fare la figura di chi pensa solo a quello, allora un casto bacio, «ci sentiamo domani». Percorso di ritorno, la presa di coscienza che è lei la donna della tua vita, parcheggio, chiavi nella serratura. Squilla il telefono. È lei. «Perché sei andato via? Ti aspetto qui da me, subito». E voi, tra lo stupore anche degli eremiti, rispondete: «Sono stanco».

Ecco, trasferite il racconto allo stadio della Roma. Con Pallotta che da 2.482 giorni lo sta corteggiando e, quando ormai si comincia a intravvedere il traguardo, dice, «sono stanco». Come se non fossero passati tre sindaci, un commissario, due approvazioni ad altrettanti progetti, mille problematiche e ostacoli che di volta in volta sono stati superati, una serie di oppositori più o meno occulti che invece sono stati costretti a toccare con mano la ferrea volontà di tutta la Roma a costruire la sua casa. Come, ancora, non fossero stati spesi fin qui quasi ottanta milioni per cercare di arrivare a dama. Cioè costruire quello stadio che per la Roma vorrebbe dire ipotecare un grande futuro, strutturandola definitivamente come un club all'avanguardia, cancellare quell'assenza dello stadio di proprietà che soltanto gli sciocchi, gli incompetenti e quelli in malafede che purtroppo popolano anche la nostra meravigliosa città, non hanno capito essere lo step decisivo per provare a essere competitivi ai massimi livelli.

E invece Pallotta è stanco, pronto a mollare tutto. Roba da pazzi. Come se non sapesse che entro il prossimo nove dicembre in Campidoglio arriverà la risposta del Politecnico di Torino a proposito dei flussi del traffico, studio che le voci di dentro garantiscono darà un parere positivo. Come se il presidente della Roma non fosse a conoscenza che Eurnova, la società di Parnasi travolta da un'inchiesta di corruzione che solo quelli di prima, sciocchi, incompetenti e in malafede, non hanno capito che lo stadio della Roma è estraneo, è pronta a vendere i terreni di Tor di Valle. Anzi, pare che Parnasi abbia detto ai suoi di fare in fretta, incassare entro Natale, prima del processo che comincerà a gennaio. Come se non si sapesse che Pallotta è pronto a subentrare, cash, per acquisire quei terreni, pur nella consapevolezza che non gli dispiacerebbe lo acquistassero altri, in corsa due gruppi italiani (Pizzarotti e Impregilo) e uno straniero (Starwood). Come se non si fosse a conoscenza che una volta uscito di scena Parnasi, il sindaco Raggi avvierebbe subito la procedura definitiva per la Variante, tempo un mese e si fa. Come se non si fosse mai stati così vicini alla prima pietra. E invece che ci raccontano? Pallotta è stanco. A questi, Marylin non dovrebbe più rispondere al telefono. Perché Marylin ha detto sì e noi non siamo stanchi. Lo stadio si farà.