Nonostante gli intoppi che in questa storia non mancano e non sono mancati mai, la prossima settimana dovrebbe consumarsi l'ultimo atto su Tor di Valle. Arriverà infatti in Aula Giulio Cesare il documento di revoca del Pubblico Interesse per il progetto del nuovo stadio della Roma, presentato ormai nove anni fa dalla Roma e da Eurnova. Come sappiamo ormai da mesi nella partita per lo stadio i due soci sono ormai ex, con il secondo in particolare impossibilitato di fatto ad operare ormai da anni, da quando (se non prima) il proprio Amministratore Delegato e proprietario, Luca Parnasi, è stato arrestato con l'accusa di corruzione (non per lo stadio, sia chiaro, ma per altri e numerosi progetti). Da quel momento il percorso per Tor di Valle ha assunto sempre più il carattere di una impresa, ma nonostante tutto sembrava si potesse arrivare a dama. Il Covid poi ha cambiato tutto e reso quel progetto anacronistico e troppo impegnativo sul piano finanziario. Qui la decisione del club di abbandonarlo e di chiedere al Comune la revoca. Eurnova si è fermamente opposta a questa decisione, senza però produrre quella documentazione che avrebbe consentito alla sindaca di mantenere in piedi l'iter, e si è quindi arrivati ad oggi. Ed anche se i consiglieri capitolini sembrano nutrire non pochi dubbi circa la liceità dell'atto prodotto dalla Giunta di Virginia Raggi, è molto probabile che arrivi il voto che metterà definitivamente la parola fine a quel progetto. Non allo stadio della Roma però.

Il club non ha nessuna intenzione di rinunciare alla possibilità di costruire un proprio impianto di proprietà, strumento senza il quale sembra improbabile quel tanto sospirato salto di qualità nelle ambizioni della società giallorossa. Tutti i dirigenti hanno sempre ribadito questa volontà, fissando alcuni punti considerati imprescindibili. Intanto uno stadio più piccolo di quello progettato da Dan Meis nel 2014, con circa 45 mila posti a sedere. Anche in questo caso si vorrebbe uno stadio solo per il calcio e con un maggiore coinvolgimento del pubblico. Poi, ma non meno importante, dovrebbe sorgere all'interno del tessuto urbano cittadino, meglio ancora se su un'area pubblica, e meglio se già collegato con il trasporto pubblico. Un miraggio secondo molti. Un miraggio al quale però credono in tanti, soprattutto nel mondo della politica. E nelle ultime ore è tornata a circolare con forza la voce che vorrebbe rifiorire l'interesse per l'Olimpico.

Calma Olimpico

Una voce che non trova conferme nel mondo Roma, ormai con le bocche cucite un po' su tutto, ma che trova sponde nei palazzi delle istituzioni. Lo stadio ideato nel 1927 e poi rivisto a più riprese nel '37, nel '49, nel '53, e nel '90, è da quasi 70 anni casa della Roma, ed in passato è stato già al centro dell'interesse delle proprietà giallorosse. Fu soprattutto Franco Sensi a cercare di ottenere almeno la concessione della gestione dell'impianto da parte del Coni, che ne è proprietario sostanzialmente da sempre. Gli ostacoli furono troppi ed oggi forse potrebbero apparire anche maggiori. Lo stadio infatti andrebbe ripensato profondamente, modernizzato, forse addirittura ricostruito. Ostacoli che il club starebbe valutando con calma e attenzione. A favore dell'ipotesi però ricorrono alcune circostanze che sembrano nulla affatto casuali.

Intanto lo stadio non è più da alcuni anni nella disponibilità di gestione del Coni, ma è affidato alla Sport e Salute Spa. Una società di proprietà del Ministero dell'Economia e delle Finanze, di cui Stefano Scalera è stato capo di gabinetto fino a pochi mesi fa. La stessa società da tempo sarebbe propensa a capitalizzare, per poi investire nel complesso del Foro Italico. Una soluzione che ricorderebbe da vicino quanto fatto nel 2002 a Torino con lo Stadio Delle Alpi. Lo stadio e l'area vennero ceduti dal Comune di Torino alla Juventus per 99 anni a fronte di un corrispettivo di 25 milioni di euro. La Juventus giocò e affittò quell'impianto fino alla sua demolizione per poi costruire l'attuale Stadium. Un'impresa quindi che ha un precedente importante e che troverebbe il consenso del Coni (la vera novità) e del Governo. E il precedente di Torino permetterebbe anche una modulazione del progetto su più fasi, partendo dall'acquisizione, per poi valutare l'eventuale demolizione in un secondo tempo. Le incognite restano tante, ma certo l'area non avrebbe bisogno di alcuna approvazione particolare ed avrebbe in sé un prestigio ed un'immagine che non sarebbe possibile trovare altrove.